Referendum popolare confermativo, “separazione delle carriere”, futuro della magistratura, rapporto tra giustizia e politica.
È stato questo il cuore della ventunesima puntata di “30 minuti con…”, il format di WordNews.it condotto da Paolo De Chiara con la partecipazione in studio del collaboratore Antonino Schilirò.
La trasmissione ha acceso i riflettori sul voto del 22 e 23 marzo 2026, mettendo a confronto due posizioni contrapposte sul quesito che riguarda la riforma costituzionale in materia di giustizia. A sostenere le ragioni del Sì è stato l’avvocato Francesco Antille, presidente delle Camere Penali di Catania. Per il No è intervenuto l’avvocato Enzo Guarnera.
Fin dall’apertura della puntata, De Chiara ha chiarito l’impostazione del confronto: entrare nel merito di una riforma che, in caso di approvazione, andrebbe a modificare sette articoli della Costituzione. L’obiettivo dichiarato è stato quello di offrire ai cittadini elementi utili per scegliere con consapevolezza.

Per Francesco Antille, il punto centrale della riforma è uno: rendere effettivo il principio del giudice terzo e imparziale. Secondo il presidente delle Camere Penali di Catania, la separazione tra magistratura requirente e magistratura giudicante servirebbe a rafforzare l’autonomia di entrambe le funzioni, evitando interferenze e consolidando le garanzie processuali. Antille ha insistito su un concetto preciso: il referendum, a suo giudizio, non riguarda una generica riforma della giustizia, ma una riforma sulla separazione delle carriere, presentata come uno strumento per dare al cittadino un giudice ancora più libero.
Nel corso della trasmissione, Antille ha anche sostenuto che la modifica costituzionale rappresenterebbe una modernizzazione dell’impianto attuale e che la scelta di intervenire in Costituzione, anziché con legge ordinaria, sarebbe stata fatta proprio per fissare in modo chiaro l’assetto istituzionale. Sul piano politico, ha respinto l’idea che il referendum debba essere letto come una prova di forza della maggioranza, ricordando che il passaggio finale resta comunque nelle mani del corpo elettorale.
Di segno opposto la posizione dell’avvocato Enzo Guarnera, che ha spiegato il suo No partendo dal metodo. Secondo il penalista catanese, una Costituzione nata dal lavoro dell’Assemblea Costituente e dal contributo di culture politiche diverse non dovrebbe essere modificata “a colpi di maggioranza”. Guarnera ha definito questo passaggio un punto dirimente, sostenendo che su una materia così delicata sarebbe stato necessario un confronto parlamentare più ampio e condiviso.
Nel merito, Guarnera ha contestato l’idea che la riforma possa migliorare davvero il funzionamento della giustizia. Durante il confronto ha richiamato la propria esperienza professionale, affermando di non avere riscontrato, nella pratica, quella sistematica sovrapposizione tra pubblico ministero e giudice che i sostenitori del Sì indicano come un nodo da sciogliere. Al contrario, ha sostenuto che il vero rischio sarebbe un altro: la progressiva esposizione del pubblico ministero a un controllo politico indiretto.
Proprio questo è stato uno dei passaggi più netti della puntata. Guarnera ha collegato la riforma a future scelte legislative che, secondo lui, potrebbero incidere sull’autonomia del PM, citando le dichiarazioni attribuite a esponenti di governo sui criteri di priorità dei reati da perseguire e sul ruolo della polizia giudiziaria. Antille ha respinto questo collegamento, sostenendo che tali scenari non sono contenuti nel testo referendario e che il giudizio degli elettori deve concentrarsi sulla riforma sottoposta a voto, non su ipotesi esterne o successive.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del doppio CSM e della futura Alta Corte disciplinare. De Chiara e Schilirò hanno sollevato il nodo dei costi, ma soprattutto quello della funzionalità del nuovo assetto. Guarnera ha detto di non ritenere necessaria questa architettura e ha espresso forti perplessità sul sistema del sorteggio, ritenendo che non risolva automaticamente il problema delle correnti nella magistratura. A suo giudizio, il punto vero resta la qualità etica e professionale delle persone chiamate a ricoprire ruoli decisivi dentro le istituzioni.
Anche su questo versante Antille ha difeso l’impianto della riforma, sostenendo che il ricorso al sorteggio sia stato pensato come risposta a degenerazioni già emerse nel sistema correntizio e che, pur non essendo una soluzione perfetta, possa rappresentare un argine. Ha inoltre insistito sul fatto che il nuovo assetto conserverebbe comunque garanzie adeguate, anche per i magistrati sottoposti a procedimento disciplinare.
Un altro punto forte del confronto ha riguardato la domanda più concreta: cosa cambia per i cittadini. Sollecitato da Paolo De Chiara, Antille ha sostenuto che il vantaggio starebbe proprio nell’avere un giudice più chiaramente separato dalle altre parti del processo, quindi percepito come più terzo e più autorevole. Guarnera, invece, ha ribattuto che il cittadino non ricaverebbe benefici reali in termini di tempi, efficienza o qualità della risposta giudiziaria, perché i problemi strutturali della giustizia resterebbero intatti.
Nel finale, il confronto si è allargato anche al clima politico che accompagna il referendum. De Chiara ha richiamato affermazioni e polemiche emerse nel dibattito pubblico, compresi i toni duri usati in questi giorni da esponenti istituzionali e magistrati.
Antille ha preso le distanze dagli scontri verbali e ha rivendicato la necessità di un confronto civile. Guarnera, a sua volta, ha ribadito che la sua opposizione alla riforma nasce da una lettura politica e costituzionale del progetto, non da una contrapposizione personale.
La puntata si è chiusa con un messaggio chiaro: il confronto proseguirà anche nei prossimi giorni, perché il referendum sulla separazione delle carriere non può essere ridotto a slogan. La linea ribadita da “30 minuti con…” è quella di mettere i cittadini nelle condizioni di ascoltare le ragioni del Sì e del No, confrontarle e scegliere in modo libero e consapevole.
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