Dedico questa puntata a quello che, dal mio punto di vista, è il cuore del problema, il cancro della democrazia italiana, che, purtroppo, NON E’ UNA DEMOCRAZIA. Per niente!
Questo post è lungo, ma io lo ritengo fra le “puntate” più importanti.
La democrazia non è un metodo di scelta del governante. La democrazia è un metodo di esercizio del potere.
Siamo in democrazia quando TUTTI e SOPRATTUTTO il potere sono soggetti alla legge.
Perché le relazioni umane possono essere caratterizzate solo da due cose: o dalle regole o dalla forza.
E la forza non è, come ci fanno credere, solo quella delle armi dei mafiosi. Ci sono mille facce della forza delle quali la nostra società è vittima: il denaro, il potere, i legami massonici, la classe di appartenenza (perché siamo ancora una società profondamente classista), il partito di appartenenza e tanto altro.
Perché ci sia democrazia è INDISPENSABILE che ci sia una separazione dei poteri, che nessun potere sia “prevalente”, perché questo vuol dire, sostanzialmente, “assoluto”.
Nei paesi civili i poteri trovano limite in tanti altri poteri: la stampa, l’opinione pubblica, le categorie professionali, ecc.
E la legalità è fatta rispettare DA TUTTI!
Questo rende la magistratura per così dire “marginale”.
Per spiegarlo con un esempio, basti pensare che in Germania un Ministro si è dimesso IMMEDIATAMENTE appena si è scoperto che … anni prima aveva copiato una parte della tesi di laurea.
E’ bastato questo perché lui si dimettesse.
Perché in Germania non ci riesci a restare al Governo con una macchia come questa.
Il Cancelliere Helmut Kohl era un politico di primaria importanza, a cui si deve, fra l’altro, il grande merito della riunificazione delle due Germanie.
Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Helmut_Kohl) lo definisce come “il più grande leader europeo della seconda metà del XX secolo”.
Quando si è scoperto che il suo partito aveva ottenuto finanziamenti illeciti, è scomparso dalla scena non solo politica, ma pubblica e di lui non si è più saputo nulla (mentre noi abbiamo ancora Formigoni su tutti i giornali).
Sicché in Germania la magistratura non è un “tema caldo” e il fatto che i pubblici ministeri vengano scelti, senza concorso, dalla politica non è un problema.
In Germania se parcheggi in divieto di sosta intervengono IMMEDIATAMENTE tutti i passanti che ti vedono e ti costringono a togliere l’auto da lì.
E lo stesso succede in tanti altri Paesi (io l’ho sperimentato personalmente durante una vacanza in Norvegia).
Nei paesi civili la magistratura non è in conflitto con nessuno ed è benemerita.
In Italia, invece, NESSUNO fa rispettare le legge.
Tutti siamo complici di un livello di etica pubblica fra i più bassi del mondo intero.
In Italia l’evasione fiscale è, non solo prassi comune, ma condotta espressamente lodata da almeno un Presidente del Consiglio (peraltro, condannato in via definitiva anche per frode fiscale).
In Italia, mentre il Tribunale di Palermo era in camera di consiglio per giudicare il mafioso Marcello Dell’Utri (uso qui “mafioso” non come insulto, ma come dato oggettivo conseguente alla condanna definitiva inflittagli per questo), il Presidente della Camera Casini andava in televisione a dire al mondo la sua amicizia e la sua stima per il mafioso.
In Italia il Parlamento ha abrogato reati per garantire l’impunità a questo e quel politico. Ha fatto un indulto speciale, votato da “destra” e “sinistra” per fare scarcerare dopo pochi giorni Previti.
In Italia Santanché è saldamente Ministro e Montaruli, condannata definitivamente per appropriazione di denaro pubblico, è saldamente deputata del partito di Governo e abbaia in televisione. Mentre è stato accertato che uno dei partiti di Governo ha rubato 49 milioni di euri di denaro pubblico.
E Craxi, condannato a dieci anni di reclusione per una corruzione miliardaria e finanziamento illecito è considerato un eroe e un grande statista.
In Italia, in definitiva, l’UNICO presidio di legalità e l’UNICO fronte che dovrebbe arginare il potere assoluto è la magistratura.
Sicché la magistratura si trova, suo malgrado, a svolgere un ruolo che nessuna istituzione può essere in grado di reggere da sola.
La magistratura è un piccolissimo Davide contro un gigantesco Golia.
I magistrati sono selezionati – giustamente – solo con riferimento alle loro competenze tecnico-giuridiche (l’80% di loro è laureato con 110).
E il loro lavoro è regolato da norme di legge, peraltro fatte, giustamente, dal potere politico.
Non possono svolgere un ruolo politico e sociale come quello che una società di delinquenti pone sulle loro spalle.
Gli ospedali possono funzionare se la gente difende da sé la propria salute, mangia cibi sani, evita l’acqua inquinata e i funghi velenosi, ogni tanto va a fare dei controlli dal medico di famiglia.
Ma se la gente danneggiasse da sé la propria salute, gli ospedali scoppierebbero (più di quanto già non accade) e i medici diventerebbero potentissimi, perché nelle loro mani ci sarebbe la vita e la morte della maggioranza dei cittadini.
Noi siamo una società di malfattori e delinquenti, una società in cui non c’è un contesto che sia uno in cui non ci siano imbrogli, malaffare, raccomandazioni, truffe, false dichiarazioni, evasioni fiscali, amichettismo e tantissimo altro (è di questi giorni la notizia di brutti imbrogli al concorso per notaio).
E proprio noi che viviamo così non facciamo proprio nulla contro questo e deleghiamo a un corpo di professionisti tecnici il compito di porvi rimedio.
In sostanza alla magistratura viene chiesta una cosa che non può essere in grado di fare.
A questo si aggiungono tre cose, una peggiore dell’altra.
La prima che, ovviamente, i magistrati, essendo italiani come gli altri, aggravano il tutto con le loro imperdonabili colpe, la loro autoreferenzialità, la loro arroganza, il loro opportunismo (ma d’altra parte, come dice Manzoni, se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare e i Livatino e i Ciaccio Montalto non crescono sugli alberi).
La seconda che, per fare un esempio, la Cassazione italiana “sforna” più di 100.000 sentenze all’anno mentre, per fare un paragone, la Corte Suprema inglese ne fa una cinquantina all’anno. Per l’esattezza, 56 nel 2021/2022 e 38 nel 2022/2023!
Ogni magistrato delle Sezioni Penali della Cassazione italiana scrive 50 sentenze al mese (non è un dato approssimativo, è il numero esatto). Uno da solo fa in un mese tutto il lavoro che l’intera Corte Suprema inglese fa in un anno.
Se si tolgono i sabati e le domeniche sono quasi due al giorno, per le quali si devono leggere tutti gli atti, si deve proporre una soluzione al collegio, se ne deve discutere in camera di consiglio e decidere e si deve scrivere la motivazione.
Con questo carico di lavoro, come potrebbe essere assicurata una qualità adeguata? E come può stupire che in qualche misura il ricorso per Cassazione sia alla fine una lotteria?
La terza che il potere aggredisce TUTTI i giorni i magistrati, con una violenza inaudita.
Rivolgendo accuse infamanti, mentendo spudoratamente, minacciando ritorsioni, sbattendo le vite anche private dei magistrati su tutti i giornali.
Basti pensare all’oscena e vile aggressione subita nei giorni scorsi dai magistrati della Procura di Milano ad opera di autorità importantissime come la Presidente del Consiglio, il Capogruppo dei deputati del partito di Governo e il Ministro dei Trasporti per essersi permessi di aprire un fascicolo per capire cosa fosse successo a Rogoredo, dove una persona era stata uccisa da un poliziotto.
Con un intero popolo felice di “dare del cornuto all’arbitro”.
In queste condizioni, devo confessare che uno dei miei pensieri segreti è che gli italiani la magistratura non se la meritano.
Neppure una grandemente malata come la nostra.
Gli italiani i 28 magistrati assassinati solo per avere fatto il loro dovere non se li meritano.
In pochi paesi al mondo sono stati uccisi così tanti magistrati.
Gli italiani si meritano un Ministro dei Trasporti che decide lui chi è colpevole o innocente.
Una Presidente del Consiglio che attribuisce ai magistrati l’insuccesso delle sue politiche.
Una stampa disonesta e serva.
E questo, infatti, gli italiani hanno.
E lo hanno perché, anche se non lo sanno, è quello che si meritano.
E il peggio deve ancora venire, perché il potere, quando è senza controllo, non si autolimita, ma si espande.
Sono stato magistrato dal 1986.
In questi anni il controllo di legalità in questo Paese si è via via sempre più ridotto e negli ultimi tempi si è ridotto drasticamente.
Ormai direi che è sostanzialmente assente.
Sono andato in pensione appena possibile per molte ragioni. Una delle quali era il mio sentirmi non più utile.
E solo un popolo di analfabeti imbecilli può credere che questo problema abbia a che fare con il giochino di ruoli della “destra” e della “sinistra”.
E’ come aspettarsi la soluzione dal tornare a dividerci fra Guelfi e Ghibellini.
A fronte di tutto questo, provo pena per quelli che credono che “il sorteggio ci salverà”, per quelli che in buona fede vivono il loro momento di gloria schierandosi orgogliosamente a favore dell’ennesimo gioco di prestigio. Per quelli che credono alla disonesta pubblicità del Governo che dice che la riforma eviterà casi come Tortora e Garlasco.
A corredo di questa “puntata” metto l’ultima scena de “Il Caimano”.
E’ un film del 2006. Di vent’anni fa. La situazione era già terribile allora. Oggi lo è infinitamente di più.
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