La Riserva Moac torna con “Chissenefrega”. Dal 15 maggio il nuovo album sarà disponibile su tutte le principali piattaforme digitali e nei maggiori digital store, da Spotify ad Apple Music, da Amazon Music a Deezer, fino a YouTube Music, TikTok Music e ai circuiti streaming internazionali.
Dopo oltre vent’anni di concerti, festival internazionali, contaminazioni musicali e attraversamenti sonori, la band apre ufficialmente una nuova stagione artistica, umana e musicale. Il nome scelto per questa fase è Worldrive. Dentro ci sono il rock in overdrive, la world music, il folk-rock, l’elettronica, la patchanka, lo ska-reggae e le ritmiche balkan. Una riserva aperta dove il suono diventa rito collettivo, corpo, sudore, liberazione.
“Chissenefrega” nasce dentro un’epoca instabile, attraversata dalla precarietà emotiva, dall’ansia collettiva, dalla sovraesposizione digitale, dalla perdita di autenticità e da quella sensazione costante di vivere “nel mezzo di un uragano”. La title track “Chissenefrega” è il manifesto emotivo e culturale dell’intero progetto.
La Riserva Moac fotografa una generazione compressa da crisi economiche, relazioni liquide, pressione sociale, identità digitali e alienazione contemporanea. “Tutto ci costa caro e io mi chiedo chi fa il prezzo” diventa una delle frasi più forti del disco, una lama piantata nel cuore di una società in cui tutto ha un costo, tranne forse ciò che dovrebbe valere davvero: la qualità umana, la libertà, il tempo, la dignità.
L’album si apre con “Bienvenido en la Riserva 2.0”, nuova versione del manifesto storico della band. Il brano ha l’energia immediata del live, con cori da stadio folk, urban patchanka e richiami tribali.
Con “Maschere” il disco cambia pelle e si addentra nella società dell’apparenza. Qui la band guarda in faccia il nostro tempo fatto di social network, identità digitali, filtri emotivi e solitudini iperconnesse. Il brano è uno degli episodi più oscuri e cinematografici dell’album. Racconta una generazione che comunica continuamente, ma fatica sempre di più a mostrarsi davvero. Tutti parlano, tutti postano, tutti espongono qualcosa. Ma dietro la vetrina, spesso, resta il vuoto.
Il viaggio prosegue con “Yalla Yalla”, una danza mediterranea che attraversa deserti, spiritualità e culture. Le atmosfere nordafricane incontrano l’elettro-world e trasformano il viaggio in una metafora universale di appartenenza e contaminazione. “Dove non ci sono eroi, dove non c’è straniero” sintetizza l’anima più inclusiva della Riserva Moac: nessun confine come gabbia, nessuna identità come muro, nessuna differenza come minaccia.
Tra i brani più potenti spicca “Primo Maggio”, una delle canzoni socialmente più incisive mai scritte dalla band. La canzone parla di precarietà, alienazione generazionale e sopravvivenza economica. “Casa è lavoro e il lavoro è casa” fotografa con precisione un tempo in cui il confine tra vita privata e fatica produttiva sembra essersi dissolto. Il ritornello, “Fatica su fatica ma poi arriva il Primo Maggio”, diventa un mantra collettivo, sospeso tra ironia amara, disillusione e desiderio di riscatto.
Dentro “Chissenefrega” trovano spazio anche collaborazioni che allargano ulteriormente la dimensione crossover del progetto. “Reality Show”, realizzato insieme a Inna Cantina, è una satira feroce della società dello spettacolo permanente. Reality, social network, visibilità ossessiva e identità trasformata in contenuto diventano il bersaglio di un brano urban, ska-reggae e metropolitano. “Siamo dentro a un reality show” non è solo un ritornello: è la fotografia di un’epoca che vive costantemente sotto osservazione, dove ogni gesto rischia di diventare scena, posa, algoritmo.
Altro momento centrale è “Tutti a Woodstock”, impreziosito dalla partecipazione di Cesko degli Après La Classe. Il brano è una dichiarazione d’amore alla musica come rivoluzione culturale e collettiva. Patchanka, ska-reggae, folk-rock psichedelico e immaginario hippie si incontrano in una traccia che richiama Woodstock come simbolo di libertà, autenticità e resistenza artistica. Tra Hendrix, Doors e Rolling Stones, la Riserva Moac e Cesko lanciano un messaggio: la musica non può ridursi a consumo veloce, contenuto social.
Con “Spacca Tutto” il disco recupera una dimensione più rabbiosa. È una scarica rock contemporanea, pensata per rompere schemi, convenzioni e prigioni mentali. Un brano fisico, frontale, costruito per diventare uno dei momenti più esplosivi del live. Qui la Worldrive mostra il suo lato più ruvido: non accarezza, travolge.
“Revolution” raccoglie invece la tensione ideale dell’intero album. Attraversando figure simboliche come Gandhi, Mandela, Che Guevara e Galileo, la canzone ricorda che nessun cambiamento reale può nascere senza una presa di coscienza collettiva. “Non ci sarà rivoluzione se non partirà da noi” è la frase che chiude idealmente il cerchio.
L’uscita del disco anticipa il nuovo “CHISSENEFREGATOUR2026”, il tour che porterà la Riserva Moac sui palchi di festival nazionali e internazionali già programmati tra Italia ed Europa.





