In Molise la sanità pubblica non sta “crollando”. La stanno svuotando. Poco alla volta. E mentre la gente si abitua al peggio, qualcun altro (il privato convenzionato) fa business col peggio.
Per Lucio Pastore, già primario del PS, il Pronto Soccorso è diventato la cartina di tornasole di un sistema che non funziona più. Se la medicina territoriale non regge, se i servizi sono tagliati o resi inaccessibili, se le visite hanno tempi biblici, la gente finisce in emergenza. E l’emergenza, per definizione, non è fatta per sostituire il resto.
Una pressione costante su reparti e operatori: carenza di personale, turni massacranti, conflitti con l’utenza, rischi clinici che aumentano. Non perché medici e infermieri “non vogliono lavorare”, ma perché si pretende l’impossibile con risorse finite.
Privatizzazione strisciante: il pubblico si indebolisce, il privato incassa
Ecco il punto più politico del ragionamento di Pastore: la privatizzazione non arriva con un annuncio. Spesso arriva come rassegnazione collettiva. Il pubblico rallenta, le liste d’attesa si allungano, alcune prestazioni diventano un miraggio. E allora chi può paga, chi non può rinuncia. Il privato prospera perché il pubblico viene lasciato in apnea. Una vera e propria selezione sociale travestita da “efficienza”.
L’Articolo 32 della Costituzione non è poesia civile: è un obbligo.
Mobilità sanitaria: quando curarsi diventa un viaggio forzato
Un altro nodo che Pastore mette sul tavolo è la normalizzazione della mobilità sanitaria. Ma i viaggi della speranza costano. Tempo, soldi, energie, lavoro, famiglia. E per molti è impossibile. Con questo metodo incostituzionale alcuni avranno cure migliori. Una disuguaglianza voluta. La sanità è fatta di scelte. E le scelte hanno responsabili.
Parla di programmazione saltata, di logiche che inseguono l’emergenza invece di prevenirla, di una governance che troppo spesso guarda alla sanità come a un terreno di equilibrio politico più che come a un servizio essenziale. E quando la sanità diventa un campo di spartizione o di propaganda, il conto lo pagano i cittadini e gli operatori.
Il suo messaggio è concreto: è necessario investire sul territorio, rendere attrattive le condizioni di lavoro, garantire continuità assistenziale, ridurre la pressione impropria sul Pronto Soccorso, accorciare le liste d’attesa.
La sanità pubblica non è un lusso. Se il Molise accetta di essere “terra di serie B” anche nelle cure non sta perdendo servizi e cittadinanza.





