Gli studenti della classe 4B del Liceo Economico Sociale (LES) hanno varcato i cancelli della Casa Circondariale di Vasto per l’avvio ufficiale del progetto “Il Ponte: Diritto, Società e Responsabilità Oltre le Mura”. «L’iniziativa nasce per costruire un legame concreto tra scuola e realtà penitenziaria, promuovendo la consapevolezza sulla funzione rieducativa della pena, come sancito dall’Articolo 27 della Costituzione. Un incontro di forte emozione e umanità» raccontano i promotori del progetto.
«La delegazione è stata accolta dal Comandante della Polizia Penitenziaria e dalla Dott.ssa Maria Giuseppina Rossi, referente dell’area educativa della struttura. Dopo una visita ai diversi spazi della Casa Circondariale, il momento più significativo si è svolto nella sala del teatro. Qui, studenti e detenuti si sono seduti in cerchio per un confronto diretto e senza barriere. È stato un momento di forte impatto emotivo e di grande insegnamento: i racconti e la voglia di collaborare dei detenuti hanno permesso ai ragazzi di guardare oltre i pregiudizi, toccando con mano la complessità della vita all’interno delle mura e la speranza del recupero sociale» riporta il comunicato stampa successivo all’incontro.
“LESsico Croccante” è la prossima tappa: «L’incontro conoscitivo ha gettato le basi per una collaborazione strutturale e duratura. Nelle prossime settimane, la Redazione Trasversale del giornalino scolastico inizierà a effettuare ingressi periodici nella struttura. L’obiettivo è raccogliere i contributi, le storie e le riflessioni sia dei detenuti che delle diverse figure che operano quotidianamente nella struttura penitenziaria. Questa sinergia permetterà di ottenere una conoscenza completa di questa realtà, dando vita a contenuti speciali che verranno pubblicati sulle pagine di “LESsico Croccante”» sottolineano i promotori.
«C’è stata una grande voglia di raccontarsi e di collaborare — hanno sottolineato i docenti Vito Evangelista e Giuseppina Cianciosi — Questo progetto vuole essere un vero ‘ponte’ informativo e riflessivo, capace di portare la voce della comunità penitenziaria all’esterno e di arricchire il percorso civico e umano dei nostri studenti».
L’iniziativa che coinvolge gli studenti del Liceo Pantini-Pudente è solo l’ultima di tante iniziative sociali e culturali realizzate nella comunità della Casa Lavoro, un impegno che ha portato a far sorgere una Rete per l’Inclusione, primo caso in Italia ed esperienza che sta diventa pilota ed esempio anche per altre realtà.
«Come Comune di Vasto e come servizi sociali abbiamo sottoscritto un protocollo con la Casa Lavoro di Vasto, coinvolgendo il terzo settore e il mondo dell’impresa per offrire una seconda possibilità a chi è sottoposto a provvedimenti di giustizia – ha ricordato l’assessora Anna Bosco lo scorso 26 settembre in occasione del convegno sui 50 anni delle “Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative della libertà” – Insieme alla Regione Abruzzo e all’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna stiamo inoltre realizzando un importante progetto di Housing First, destinando un immobile confiscato alla criminalità a percorsi di inclusione e reinserimento lavorativo della durata di 18 mesi. Un segnale concreto di comunità che non lascia indietro nessuno».
In occasione dell’ultima Giornata per la Memoria e l’Impegno contro le mafie la delegata alle politiche sociali ha annunciato che un immobile sequestrato è destinato a questo progetto. «Voglio condividere con voi un’iniziativa che mi sta particolarmente a cuore: a Vasto, un immobile confiscato alla criminalità organizzata diventerà una casa per chi vive ai margini della società.
Un luogo che, invece di rappresentare illegalità e sopraffazione, sarà un simbolo di rinascita, dignità e inclusione sociale – ha dichiarato l’assessora alle politiche sociali Anna Bosco – L’immobile è stato destinato al progetto Housing First, un modello innovativo che offre non solo un tetto, ma un vero percorso di reinserimento per persone in difficoltà. Perché la casa non è un punto di arrivo, ma il primo passo per ricostruire la propria vita». «Restituire alla collettività ciò che la criminalità aveva sottratto è un atto di giustizia e di speranza per il futuro – la riflessione dell’assessora alle politiche sociali Anna Bosco – ogni piccolo passo verso la legalità e la solidarietà è una vittoria per tutta la comunità».
«Un ambizioso traguardo raggiunto per la prima volta dal Comune di Vasto per il progetto “Dopo di noi”. Una scelta dall’alto valore simbolico e sociale che permette la riconversione di un bene sottratto alla criminalità organizzata in favore della collettività ed un progetto sociale importante – ha sottolineato l’assessora alle Politiche sociali Anna Bosco – L’obiettivo è garantire la piena autonomia e inclusione sociale di queste persone, anche dopo la scomparsa dei genitori o dei familiari che si prendevano cura di loro.
Questo spazio non sarà solo un’abitazione ma un luogo dove persone fragili potranno contare su supporti educativi, sanitari e sociali integrati, e su una rete costruita insieme con le famiglie e con il territorio. L’abitazione sarà personalizzata e dotata di tecnologie di domotica e interazione a distanza. Un ringraziamento agli organi giudiziari, alle forze dell’ordine, al dirigente e agli uffici dei Servizi sociali».

La sinergia tra l’Amministrazione Comunale, la Casa Lavoro, associazioni, operatori economici ed enti attivi sul territorio che ha portato da un anno all’avvio di un cammino comune probabilmente unico nel suo genere: la creazione di una Rete per l’Inclusione Sociale delle Persone con fragilità sottoposte ad esecuzione penale nella Città di Vasto. Una realtà portata all’attenzione nazionale lo scorso 2 dicembre da Marta Elisio, presente in rappresentanza della cooperativa PMI Services e tra i motori della Rete con l’educatrice della Casa Lavoro Giusi Rossi, nel suo intervento al CNEL in occasione della firma con l’Alleanza Generale Cooperative Italiane del Protocollo “Recidiva Zero”.
«Nel suo intervento, Elisio ha voluto valorizzare in modo particolare l’Istituto Penale di Vasto, definendolo “un presidio di comunità, non un luogo isolato”. La direzione, il personale educativo, gli agenti e gli operatori interni sono stati riconosciuti come partner fondamentali nella costruzione di percorsi che uniscono sicurezza, dignità e responsabilizzazione – si legge nel racconto della giornata pubblicato sul sito della Rete reteinclusionecasalavorovasto.com – L’IP di Vasto è stato presentato come un istituto capace di:
* aprirsi al territorio con visione e responsabilità
* collaborare stabilmente con servizi, enti e imprese
* sostenere percorsi individualizzati di crescita
* facilitare l’accesso a formazione, lavoro e politiche attive
Un modello che dimostra come il sistema penitenziario possa essere parte attiva della comunità e non un corpo separato. Una rete che nasce dal territorio e cresce con il territorio. Elisio ha descritto una rete fatta di istituzioni, servizi, imprese, volontariato e realtà cooperative che collaborano stabilmente per trasformare la pena in un percorso di rinascita. Tra gli attori più determinanti, Elisio ha valorizzato il ruolo del Comune di Vasto, che negli ultimi anni ha garantito una presenza costante e una visione politica chiara sul tema del reinserimento».
«Un modello che, come sottolineato al CNEL, può diventare un riferimento nazionale. Uno sguardo al futuro – prosegue la relazione sull’intervento al convegno nazionale presso la sede del CNEL – L’intervento di Marta Elisio ha mostrato come Vasto abbia già costruito un percorso credibile e replicabile, in cui istituzioni, servizi, cooperazione e Istituto Penale lavorano insieme per trasformare la pena in un’occasione di rinascita. Il protocollo “Recidiva Zero” apre una prospettiva nazionale. La rete di Vasto, raccontata da Elisio, dimostra che quella prospettiva può diventare realtà».





