Seconda parte dell’intervista agli autori del libro “Stato Mafia”. Con un topic principale inquietante: la cosiddetta normalizzazione dei rapporti tra i due soggetti, il mafioso e lo statale. Una dinamica che risale a date indietro nel tempo, molto lontane. Dai vari processi politici al cosiddetto “papello” di Totò Riina, si snoda la sinistra ambivalenza di esponenti governativi e politici che attuano un patto segreto con sistemi mafiosi per tutelare le loro figure pubbliche, dopo le accuse di tradimento da parte della parte avversa, l’utilizzo della stessa come serbatoio di voti e poi il mancato rispetto dell’accordo stipulato.
Con l’ancora più sinistra ostinazione puntigliosa di ostacolare i magistrati che vogliono vederci chiaro e combattere per la verità. Tutto nell’ottica di fermare la stagione delle stragi, che però si arresterà naturalmente con l’arresto dei fratelli Graviano. E con il sentore del ritorno di una nuova normalizzazione, che in realtà può essere chiamata restaurazione.
Leggi che sminuiscono il ruolo dei pentiti, che riducono il 41 bis, creano indulti, alleggeriscono l’ergastolo ostativo e favoriscono la libera circolazione di soggetti giudiziari molto pericolosi, e non solo legati al mondo mafioso. E, ancora più inquietante e significativo, il tentativo di ridurre la strage di via D’Amelio soltanto al limitante fattore del crimine degli appalti illegali.
Con aspetti paradossali e pirandelliani di parenti di vittime di mafia che difendono ostinatamente questa narrazione. Ma soprattutto emerge l’unico, più importante argomento primario: la negazione, il voler nascondere la verità. Nell’ottica del dubbio e della nebbia perenne che deve avvolgere e persistere sulla storia giudiziaria e legale dei crimini legati a mafia e poteri forti del Paese Italia.
Strage di Bologna, neofascisti, mafia, P2 e altro ancora: argomenti in continuo aggiornamento e sviluppo, ma sui quali il mainstream preferisce tacere, scegliendo invece il talk continuato su casi come Garlasco, la casa nel bosco e simili, temi certamente validi ma ristretti a una sfera legale privata, non di interesse nazionale.
E infine, a questo punto, il nodo più importante: la ricerca della verità, anzi il combattere per la verità e per farla conoscere. Un excursus interessante, e in realtà inquietante e sinistro, non limitato a quanto detto qui, ma attraversato da episodi, casi, riferimenti ulteriori e intriganti, che i due autori conducono come discorso in questa seconda parte dell’intervista.




