Il Lotto Zero ritorna al centro della questione politica e ambientale. Con una nota, il Partito Comunista dei Lavoratori del Molise interviene duramente sui lavori nella vallata tra Pesche e Miranda, chiedendo risposte pubbliche sul possibile rischio di inquinamento delle sorgenti San Martino, che alimentano l’acquedotto di Isernia.
“Quale tutela dal rischio inquinamento delle sorgenti San Martino che alimentano l’acquedotto di Isernia?”. “Cosa fanno Comune, Prefetto e Procura della Repubblica?”. Secondo il PCL Molise, la questione non può essere trattata come una controversia tecnica.
Il nodo delle distanze dalle sorgenti San Martino
Il PCL Molise richiama il dossier pubblicato sull’Osservatorio Molisano della Legalità, frutto dello studio dell’avvocato Alfonso Mainelli del movimento civico Area Matese. Al centro della denuncia viene indicato il verbale del Comitato Tecnico della VIA del 21 settembre 2010. Secondo quanto riportato nella nota, da quel verbale emergerebbe che l’ingegner Baranello della Regione Molise fece rilevare “la specifica ed inderogabile violazione di legge”, con riferimento all’articolo 94 del D. Lgs. 152/2006, cioè al mancato rispetto delle distanze minime di 200 metri dal sistema di captazione delle sorgenti San Martino.
Una “presunzione assoluta di legge posta a tutela delle acque”. Il Partito Comunista dei Lavoratori afferma che “gli stessi referenti dei progettisti ammettono che tale distanza è infatti di 147 metri”. Nella nota si aggiunge che, secondo una perizia illustrata pubblicamente da un geologo locale esperto della zona, la distanza sarebbe stata “ancora più ridotta: di soli 80 metri”.
Un’area di valore ambientale e storico
Le sorgenti San Martino non sarebbero soltanto un punto strategico per l’approvvigionamento idrico di Isernia, ma anche un luogo legato alla memoria antica del territorio. Il PCL ricorda che “l’area di queste sorgenti è anche di interesse storico poiché connessa alla rete di canali creata dai Romani nel III secolo a.C. e collegata all’acquedotto romano ancora oggi ben conservato”.
I possibili rischi di inquinamento
Un altro passaggio riguarda il ruolo del professor Celico dell’Università del Molise, incaricato dai progettisti privati. Il PCL evidenzia che lo stesso professore avrebbe rilevato “tutti i possibili inquinamenti e danni alle sorgenti che alimentano la città di Isernia, connessi alla esecuzione del Lotto Zero”.
Nella nota viene poi sottolineato che il professore avrebbe chiamato in causa la responsabilità del Comune di Isernia rispetto “all’attivazione ed al monitoraggio degli interventi da effettuare per scongiurare tali pericoli di inquinamento dell’acqua destinata agli abitanti di Isernia”.
Il Comune ha attivato i monitoraggi? Esistono documenti pubblici? Sono state adottate misure preventive? I cittadini possono sapere se l’acqua che arriva nelle loro case è stata tutelata con controlli adeguati?
Il PCL Molise sostiene che, in base ai verbali ufficiali del Comitato tecnico della VIA, queste problematiche sarebbero rimaste “tutte irrisolte e senza esito”.
La VIA del 2013 e le domande sulla sostituzione della coordinatrice
Il PCL Molise si chiede come sia stato possibile arrivare all’approvazione del 2013 nonostante le criticità segnalate. La nota richiama la sostituzione dell’architetta Rossella Perrella, indicata come la coordinatrice del Comitato Tecnico che aveva “ben evidenziato queste ed altre gravissime violazioni”.
“Come mai, dopo la sostituzione della Coordinatrice del Comitato Tecnico Arch. Rossella Perrella, il nuovo Coordinatore subentrato ed altri abbiano poi approvato la V.I.A. nel 2013, nonostante tali eccezioni essenziali alla progettazione siano rimaste irrisolte?” chiede il PDL Molise.
La richiesta a Comune, Prefetto e Procura
“Attendiamo una risposta pubblica dal Comune di Isernia in quanto deve tutelare dall’inquinamento l’acqua domestica erogata agli abitanti della città”. E non dimentica il Prefetto, “soggetto di riferimento per il Protocollo di Legalità sul Lotto Zero”, e la Procura della Repubblica, “attese le sue competenze”.
Il PCL chiede “l’immediato fermo dei lavori sin quando non sarà reso noto l’esito ed il rimedio posto a fronte del mancato rispetto delle distanze minime di legge di 200 metri a tutela delle sorgenti San Martino”.
Il partito ribadisce il proprio impegno “a tutela della collettività col Comitato No Lotto Zero” e richiama “tutti gli altri gravissimi motivi erariali ed ambientali già noti”.
“Questo enorme sperpero di fondi pubblici, uno scempio inutile e dannoso per soli 5 km già uniti dalla statale”. Secondo la nota il costo sarebbe passato “da 18 milioni iniziali a 180 milioni”, arrivando a circa “40 milioni a km”. Con “8 viadotti e due gallerie tra Pesche e Miranda su cui non passerà quasi nessuno”.
La proposta: stornare i fondi verso opere utili
Il PCL chiede che “questi fondi siano stornati per un piano occupazionale straordinario finalizzato a opere utili”.
Immagine AI






