Guerra Iran/USA. Le frasi di Papa Bergoglio sulla “guerra mondiale a pezzi”. In tutto questo, sempre l’ombra incombente, secondo il modello descrittivo del mainstream occidentale, di uno degli attori maggiori della situazione: la Cina. Anche nel ruolo che ha e avrebbe in tutti i conflitti recenti del decennio 2020, compreso quello attuale tra USA e Iran.
In questa seconda parte, il Dr. Andrea Catone illustra il quadro reale ideologico e politico del gigante asiatico. Cominciando proprio dalle rinate ideologie di guerra e dai suprematismi culturali che stanno caratterizzando il secolo. Con una sorpresa che non è trascurabile ideologicamente: il nuovo corso che ha assunto la politica cinese nei recenti congressi.
Ovvero, il passaggio ai concetti di cooperazione e dialogo reciproco fra le nazioni, al posto degli interventi militari risolutori. Nel concetto del rispetto di ogni caratteristica e peculiarità di ogni singola cultura apparsa sul pianeta, e della sua evoluzione storica e sociale. Senza l’esistenza di popoli e apparati culturali superiori o inferiori, ma uguali gli uni agli altri. Sviluppati adeguandosi ognuno a determinate condizioni sociali dei contesti di sviluppo.
In cui lo strumento della reciproca collaborazione e dello scambio è il fulcro della coabitazione umana planetaria. Con la decisione della Cina di non intervenire in modo diretto nel conflitto attuale USA/Iran, mantenere una posizione di equilibrio, distanza e diplomazia, ma con decisioni come: “se verremo attaccati, ci difenderemo e reagiremo” o “se Israele usa l’atomica, è la fine di Israele”.
Da qui si entra nel concetto stesso del sistema sociale e politico cinese attuale, nelle linee programmatiche di Xi Jinping. Socialismo con libero mercato, ma soltanto guidato, più che controllato, dalla funzione statale, anzi dalle linee guida e dagli orientamenti di uno Stato centrale. Che, attenzione, non sono la stessa cosa dei vecchi Piani Quinquennali dei regimi comunisti del ventesimo secolo.
Il che porta non solo a una forma di Stato socialista, ma a una sua ridefinizione in senso positivo. Collegandosi all’idea primaria già citata prima, del rispetto di ogni popolo, nazione e cultura. Un concetto di lotta di classe che rimane, ma in un nuovo senso. Con nuovi soggetti emersi, dalle classi contadine alle industriali per finire al tech attuale, e da un nuovo concetto.
Il mondo ha avuto uno sviluppo storico e sociale diseguale: non serve imporre una idea o un sistema con la forza. Ma ogni nazione e ogni cultura deve evolvere, e raggiungere le conquiste sociali ed economiche da sola, rendendosene conto in modo autonomo e reciproco. Lo scambio culturale e l’interrelazione sono il modo migliore per realizzare questo scopo. Qualcosa che va addirittura oltre gli scopi ideali della Quarta Internazionale di Lev Trotzky.
Ma con l’incognita del nuovo corso di Europa e USA. In particolare, di una Europa e di una Italia ridotte solo a un proxy totale delle decisioni statunitensi, come la decisione di annullare il variegato rapporto stabilito con la Cina dal governo Conte da parte dell’attuale esecutivo governativo italiano, e dalla scelta ideologica, sempre da parte occidentale, di optare o simpatizzare per un nuovo suprematismo culturale o per sogni di una ricolonizzazione euroamericana proprio su zone che potrebbero essere le nazioni del futuro, come l’Africa, l’Asia Orientale e la Cina.
Questo, e tanto altro, in questa interessantissima puntata di “Prima Linea News” (WordNews,it), con ospite il Dr. Andrea Catone, direttore di Marx21.





