In Europa, la situazione sta degenerando. Il Liberalismo appare superato nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei socialisti europei.
L’onorevole Pina Picierno, forte della sua carica di vicepresidente del Parlamento UE, non perde occasione per lanciare strali diffamatori verso i “putiniani” d’Italia, sorretta, all’interno, dal senatore Carlo Calenda, e da qualche radicale e “+europeista”.
Elena Basile e Angelo d’Orsi denunciano un aggravarsi del clima pubblico e politico in Europa sul terreno della libertà di espressione, della critica alla NATO e del racconto delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Nel testo, i due firmatari descrivono una situazione che, a loro giudizio, segna il superamento del liberalismo nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei socialisti europei.
Al centro del comunicato viene chiamata in causa Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, accusata di intervenire ripetutamente contro quelli che nel testo vengono definiti i “putiniani” d’Italia. Secondo quanto riportato nella nota, a sostenerla in questa linea sarebbero, sul piano politico interno, il senatore Carlo Calenda, insieme ad alcuni esponenti radicali e dell’area +europeista.
Nel comunicato si afferma che tra i bersagli di questo clima vi sarebbero un’ambasciatrice, un professore universitario e diversi giornalisti che hanno espresso posizioni critiche verso la politica della NATO. Tra i nomi citati compare Vauro Senesi, indicato come giornalista, umorista e vignettista. Il testo aggiunge che numerose iniziative culturali, in particolare quelle riconducibili al professor Angelo d’Orsi, sarebbero state oggetto di attacchi e, in alcuni casi, anche di tentativi di aggressione.
Gli episodi richiamati nel comunicato vengono collocati a Milano, Perugia, Marzabotto, Bologna, Foligno, Napoli e Varese.
Uno dei passaggi più netti della nota riguarda la presentazione del libro di Angelo d’Orsi nella Sala Stampa di Montecitorio. Basile e D’Orsi ricordano che il senatore Carlo Calenda avrebbe tenuto una conferenza stampa per definire “indecente” quell’iniziativa pubblica, alla quale avevano partecipato, oltre all’autore, la stessa Elena Basile, l’onorevole Stefania Ascari e la giornalista Fiammetta Cucurnia. Nello stesso passaggio, il comunicato sostiene che Elena Basile sarebbe stata oggetto di una forte esposizione mediatica negativa sui giornali più letti, dove sarebbe stata definita “addetta della Farnesina” e “funzionario di grado medio basso”.
Il documento richiama poi il festival del cinema documentario “Il tempo dei nostri eroi”, svoltosi a Bologna l’11 e il 12 aprile, organizzato dalla rete internazionale RT-Doc. Secondo quanto riportato dai firmatari, in quella occasione sono stati proiettati documentari dedicati a diverse aree di crisi nel mondo, con particolare attenzione a Gaza, indicata nel comunicato come scenario di genocidio. Il festival, si legge nella nota, sarebbe stato promosso anche dal regista serbo Emil Kusturiça. Basile e D’Orsi riferiscono inoltre che Pina Picierno avrebbe inviato una lettera aperta alla presidente del Consiglio per chiedere divieti, censure e sanzioni nei confronti dei partecipanti.
Ricordiamo che la Commissione Europea, organo esecutivo e non giudiziario, ha bloccato i conti al politologo svizzero Jacques Baud senza processo, limitando duramente la sua libertà di circolazione e ha ricattato economicamente la Biennale. Le banche dei Paesi europei applicano nell’indifferenza delle destre e dei socialisti europei le sanzioni statunitensi a Francesca Albanese.
La censura dei media russi decisa dalla Commissione europea è contraria ai nostri principi costituzionali. Se fossimo in guerra con la Russia, essa avrebbe dovuta essere dichiarata dal Presidente della Repubblica dopo una discussione e conseguente decisione parlamentare. I cittadini europei sono liberi, fino a prova contraria, di ascoltare propaganda ucraina, russa, NATO, cinese, statunitense, iraniana e di farsi la propria opinione. La censura è una violenza autoritaria e intimamente fascista. Le libertà di pensiero, di espressione e di stampa sono tutelate dalla Costituzione e dai Trattati europei.
Nel comunicato trova spazio anche un riferimento alla trasmissione televisiva “Di Martedì”, andata in onda il 14 aprile. Basile e D’Orsi parlano di un servizio realizzato da due comici che, secondo la loro ricostruzione, si sarebbe concluso con sberleffi rivolti a cittadini privati colpevoli, a loro dire, soltanto di aver assistito a documentari realizzati da autori belgi, tedeschi, turchi, slovacchi e russi sulla guerra in Ucraina e su Gaza.
Un altro passaggio della nota riguarda il tema dei doppi standard. I due firmatari sostengono che diversi esponenti politici difenderebbero Israele nonostante le aggressioni e le violazioni del diritto internazionale richiamate nel testo. Nello stesso quadro, viene ricordata la partecipazione di alcuni politici a conferenze del governo saudita, i cui rappresentanti vengono associati nel comunicato alla vicenda dell’uccisione del giornalista Khashoggi nel consolato saudita in Turchia. Il documento cita anche le polemiche rivolte al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, per avere concesso il padiglione ai russi così come agli israeliani.
La nota chiama in causa pure alcuni organi di stampa. Viene menzionato Il Foglio, accusato di avere rilanciato le posizioni di Pina Picierno e di aver chiesto l’applicazione delle sanzioni europee a cittadini che avevano partecipato al festival cinematografico. Sul piano istituzionale europeo, il comunicato sostiene che la Commissione europea, definita organo esecutivo e non giudiziario, avrebbe bloccato i conti al politologo svizzero Jacques Baud senza processo, limitandone la libertà di circolazione, e avrebbe esercitato pressioni economiche sulla Biennale. Nello stesso passaggio si afferma inoltre che banche di Paesi europei starebbero applicando le sanzioni statunitensi a Francesca Albanese.
Uno dei nuclei più forti del testo riguarda la censura dei media russi, indicata dai firmatari come una decisione della Commissione europea in contrasto con i principi costituzionali. Basile e D’Orsi sostengono che, se davvero l’Europa fosse in guerra con la Russia, sarebbe stato necessario un passaggio istituzionale formale, con dichiarazione da parte del Presidente della Repubblica dopo una discussione e una decisione parlamentare.
Nella parte finale, il comunicato assume la forma di un appello pubblico. Elena Basile e Angelo d’Orsi chiamano in causa l’“intellettualità libera”, al di là degli orientamenti politici, invitandola a prendere posizione in difesa dello Stato di diritto. Il testo si rivolge anche a cittadini, politici, artisti, scrittori, donne e uomini del cinema e del teatro, oltre che ai giornalisti, chiedendo una mobilitazione contro ogni tentativo di silenziare o ostracizzare chi non si riconosce in una narrazione univoca della guerra in Ucraina e dei conflitti in Medio Oriente.
Ci appelliamo all’intellettualità libera, a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli, perché faccia udire la propria voce di protesta, e si schieri, senza esitazione, dalla parte dello Stato di diritto. Chiediamo ai cittadini, ai politici, agli artisti, agli scrittori, a uomini e donne del cinema e del teatro, ai giornalisti di mobilitarsi per respingere ogni tentativo di silenziare o ostracizzare chi si rifiuta di piegarsi a una narrazione univoca della guerra in Ucraina e delle guerre in Medio Oriente, sulla base non di pregiudizi ideologici, bensì della documentata ricostruzione dei fatti, sorretta dalla gran parte della storiografia e dell’analisi politologica.
Ricordiamo che chi non viene colpito oggi, molto probabilmente lo sarà domani; coloro che provano a ragionare con la propria testa, se cedono ai ricatti e alle pressioni, piegandola oggi, domani la vedranno rotolare in un cesto.
Il comunicato si chiude con un monito politico e civile: chi oggi non viene colpito, sostengono i firmatari, potrebbe esserlo domani.





