Il 10 e l’11 giugno sono stati due giorni di caos al Consiglio Superiore della Magistratura. Giorno 10 è stata approvata la delibera con oggetto
“Pratica num. 153/VV/2025. Aggiornamento delle linee-guida per l’organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale.”
Relatrice è stata l’avvocata trentina Claudia Eccher, ex legale di Salvini e proposta dalla Lega al CSM.
“L’approvazione delle nuove linee guida sulla comunicazione giudiziaria rappresenta, a mio avviso, un vero atto di civiltà giuridica.”
afferma l’avvocata, ma cosa prevedono queste linee guida?
La prima limitazione che salta all’occhio è che, per rafforzare la tutela reputazionale delle persone coinvolte nei procedimenti, viene limitato il ricorso alle conferenze stampa facendole risultare come modalità eccezionale e residuale, che necessita di un atto motivato e che dia conto della sussistenza dell’interesse pubblico a utilizzare tale strumento comunicativo
Viene messa al centro la tutela, non più incentrata sulla presunzione di innocenza, ma estesa alla reputazione della persona.
Tra le righe si legge anche che viene presa in considerazione la comunicazione istituzionale del singolo magistrato, sotto il profilo della necessità che essa sia connotata da sobrietà e non si sovrapponga alla comunicazione istituzionale.
In seguito una giornata cruciale è stata l’11: la mattina il plenum era chiamato a decidere sulla nomina da procuratore aggiunto alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, di fatto il vicecapo di Giovanni Melillo. Con una decisione alquanto discutibile la pratica, con 17 voti a favore, 10 contrari e 2 astenuti, torna in V Commissione del CSM. A correre erano due magistrati:
- Sebastiano Ardita, magistrato che da quasi tutta la sua carriera si occupa di processi di per mafia con un passato da numero uno al DAP, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e al CSM stesso;
- Eugenio Fusco, coordinatore del gruppo della procura di Milano che si occupa di cybercrime e reati informatici.
Il plenum ha deciso di non decidere rimandando tutto in commissione così si parte dall’inizio, con tutti coloro che avevano fatto richiesta. A richiederlo sono stati alcuni componenti di Unicost, Area e Magistratura Democratica con alcuni laici di centrodestra. La scelta fa pensare che dietro ci siano altre ragioni:
- innanzitutto perché alcuni componenti della V commissione non hanno sollevato gli stessi dubbi in commissione prima di arrivare al plenum?
E qui aleggia il ruolo di Ardita e la pista Mafia&Appalti della Commissione Antimafia. Perché Ardita parlò dei 334 provvedimenti di 41bis, il carcere duro, che sono stati revocati nell’ambito della Trattativa. E averlo numero due dell’antimafia, con all’interno il sostituto Nino Di Matteo che portò avanti l’accusa al processo Trattativa, potrebbe dar fastidio alla parte politica attuale che segue la pista del dossier Mafia&Appalti, con in testa Chiara Colosimo, Mario Mori e Giuseppe De Donno. E sono lapidarie le parole di Di Matteo rilasciate all’ADNKRONOS dopo la decisione presa:
“L’autogoverno, specialmente dopo il referendum nel quale tutti ci siamo impegnati a respingere la riforma della politica, deve, ancor più di prima, adoperarsi per essere realmente credibile. La vicenda della nomina del Procuratore aggiunto della DNA presenta aspetti che lasciano senza parole. Prima le lungaggini, poi il tentativo di far prevalere l’esperienza di cybercrime su quella antimafia, adesso il ritorno in Commissione con argomenti del tutto strumentali, se non paradossali, prospettati con voce incerta da componenti del CSM, alcuni facenti parte della stessa commissione e che, quindi, avrebbero potuto rilevarli in quella sede. L’autogoverno elettivo, quello che abbiamo difeso dalla riforma, si nutre della fiducia dei magistrati; non può tollerare neppure il lontano sospetto che vi sia il tentativo di escludere dal ruolo di Procuratore aggiunto della DNA il collega Sebastiano Ardita, perché le sue idee, la sua forte personalità o la non appartenenza a correnti, non lo rendono gradito al sistema, a dispetto di quanto imporrebbe la legge, il testo unico ed una serena valutazione del suo profilo. Naturalmente, continuo a sperare che non sia così, ma oggi, ascoltando quegli interventi, ho provato una profonda delusione ed avvertito il timore che il Consiglio non abbia ancora superato quelle logiche di potere, appartenenza e permeabilità ad influenze esterne che ne hanno gravemente condizionato, in passato, autorevolezza e credibilità istituzionale”.
Un’altra discutibile decisione del CSM porta la data dell’11 giugno. Relatore il laico di destra Felice Giuffrè, presidente della V Commissione. Tra le pratiche varie della stessa commissione, è stata portata al CSM la decisione successivamente deliberata dell’“Individuazione degli Uffici situati in zone ad alta densità mafiosa“. Tra i “visti, considerato, ritenuto che” è presente un osservato e recita:
“osservato che la nozione di “zona ad alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso” non può essere ricondotta né alla mera presenza di procedimenti per delitti di criminalità organizzata, né alla sola emersione di singoli episodi di infiltrazione mafiosa, richiedendo invece la convergenza di elementi significativi e stabili, idonei a dimostrare un radicamento strutturale del fenomeno mafioso, una sua diffusione territoriale non occasionale e una concreta capacità di condizionamento dell’economia, della pubblica amministrazione e della vita istituzionale locale;”
A seguito di ciò è stato deliberato:
“di individuare, per l’anno di riferimento, ai sensi del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria, quali uffici requirenti distrettuali situati in zone ad alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso, le Procure della Repubblica di: Bari, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma e Salerno. La presente delibera ha efficacia fino all’adozione della successiva determinazione.”
- Quindi a Bologna, Milano, Torino e dove sono già state accertate la presenza delle mafie al nord, le stesse mafie non esistono?
Quindi, concludendo, bisogna limitare i contatti con la stampa; Ardita e l’esperienza antimafia non va bene per il posto di vicecapo della DNAA e le mafie esistono solo al sud.
Allora la domanda da fare resta una:
- Realmente apparati dello Stato hanno la volontà di almeno lottare le mafie?
immagine copertina CSM





