VENAFRO. Un voto unanime che rompe il silenzioà. Il Consiglio comunale di Venafro ha approvato la mozione di sostegno alla mobilitazione promossa dal Coordinamento nazionale Caregiver Familiari Uniti. È il primo Comune del Molise ad aderire formalmente all’iniziativa e può diventare l’apripista di una battaglia che riguarda diritti, dignità e giustizia sociale.
La decisione è stata assunta nella seduta del 13 luglio 2026. A comunicarla ufficialmente è stato il sindaco di Venafro, Alfredo Ricci, con una nota firmata il 17 luglio e indirizzata all’Associazione Genitori Arcobaleno ODV Venafro, impegnata sul territorio nella tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
«Il Consiglio, nella seduta del 13 luglio 2026, ha approvato all’unanimità tale mozione», si legge nella comunicazione del primo cittadino.
Venafro diventa il primo Comune molisano a sostenere la mobilitazione dei caregiver familiari, indicando una strada che ora potrebbe essere percorsa anche dalle altre amministrazioni della regione. Una mozione comunale consente alle comunità locali di esercitare una pressione politica e istituzionale sul Parlamento, sul Governo e sulle Regioni.
Il ruolo dell’Associazione Genitori Arcobaleno ODV
Il percorso che ha condotto all’approvazione è iniziato con la richiesta del 1° giugno 2026 dall’Associazione Genitori Arcobaleno ODV Venafro. L’Amministrazione comunale, ritenendo pienamente condivisibile l’impegno dell’associazione e del Coordinamento nazionale Caregiver Familiari Uniti, ha deciso di portare la mozione all’esame del Consiglio comunale. Il documento è stato proposto dal sindaco Alfredo Ricci e ha ottenuto il consenso di tutti i consiglieri presenti. L’Amministrazione aveva già manifestato nei mesi precedenti il proprio sostegno alla mobilitazione nazionale.
Una volta completato l’iter di pubblicazione della delibera, il documento sarà trasmesso anche al presidente della Regione Molise e al ministro per le Disabilità.
Caregiver familiari: persone indispensabili, ma ancora senza tutele adeguate
I caregiver familiari assistono quotidianamente persone con disabilità gravi, non autosufficienti, anziane o affette da patologie croniche e degenerative. Preparano i pasti, somministrano farmaci, accompagnano alle visite, curano l’igiene personale, affrontano emergenze e veglie notturne. Spesso lo fanno rinunciando al lavoro, alla carriera, al riposo e anche a una parte della propria vita sociale.
Un lavoro invisibile, svolto prevalentemente dentro le abitazioni, lontano dai riflettori e dalle cerimonie pubbliche. Un impegno che sostiene concretamente il sistema nazionale di assistenza, compensandone vuoti, ritardi e insufficienze. La mobilitazione dei Caregiver Familiari Uniti chiede che questa funzione venga finalmente riconosciuta attraverso diritti reali e strutturali. Tra le principali rivendicazioni emergono:
- il riconoscimento giuridico ed economico del caregiver familiare;
- adeguate coperture previdenziali per i periodi dedicati alla cura;
- maggiori tutele lavorative, congedi retribuiti e flessibilità;
- protezione dalla perdita del posto di lavoro e dalle discriminazioni;
- potenziamento dell’assistenza domiciliare e dei servizi territoriali;
- interventi di sollievo, sostegno psicologico, formazione e informazione;
- misure economiche accessibili a una platea ampia e non limitata da criteri eccessivamente restrittivi.
I caregiver non chiedono privilegi. Chiedono che il loro sacrificio non venga utilizzato dallo Stato come un servizio gratuito e inesauribile.
La mobilitazione nasce anche dalle forti perplessità espresse nei confronti della proposta normativa nazionale conosciuta come DDL Locatelli. Secondo il Coordinamento e le realtà associative coinvolte, il provvedimento rappresenterebbe un primo riconoscimento formale della figura del caregiver, ma non garantirebbe ancora una risposta proporzionata alla vastità del fenomeno. Le condizioni previste per accedere al contributo economico sarebbero troppo selettive, lasciando fuori una parte enorme delle persone che prestano assistenza continuativa.
Le associazioni chiedono di superare la logica del sostegno occasionale e di costruire un vero sistema di diritti esigibili, capace di garantire protezione economica, previdenziale, lavorativa e sociale.
Una mobilitazione che attraversa l’Italia
La mappa predisposta dal Coordinamento mostra una mobilitazione ormai diffusa in numerose realtà italiane. Mozioni sono state presentate in oltre trenta Comuni, dal Piemonte al Friuli-Venezia Giulia, passando per Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Campania e Sicilia.
Tra i territori coinvolti figurano, fra gli altri, Omegna, Arona, Bologna, Pistoia, Livorno, Pisa, Atri, Pescara, Bacoli, Palermo, Capaci e Scicli. Alcuni Consigli comunali hanno già approvato la mozione, mentre in altri territori il percorso istituzionale è ancora in corso.
A questa geografia della responsabilità si aggiunge ora Venafro, prima bandierina accesa sulla carta del Molise.
Il voto del Consiglio comunale rappresenta un risultato importante, ma non può essere considerato un punto d’arrivo. La mozione dovrà trasformarsi in iniziative politiche, servizi, ascolto delle famiglie e pressione costante sulle istituzioni regionali e nazionali. Adesso la parola passa agli altri Comuni del Molise.





