Sonia Alfano rompe il silenzio dopo l’arresto di Aurelio Coppolino e lo fa con parole durissime, cariche di dolore, rabbia civile e lucidità politica. Un atto d’accusa.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Aurelio Coppolino è stato raggiunto da una misura cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nell’ambito di un’inchiesta per presunte condotte persecutorie e offensive veicolate attraverso dirette, video e contenuti social. Una vicenda che, secondo Sonia Alfano, non può essere ridotta a una questione di insulti online o di “libertà di espressione”.
La figlia di Beppe Alfano, il giornalista ucciso dalla mafia l’8 gennaio 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, parla di un mese e mezzo vissuto dentro un “baratro di dolore”, segnato da quello che definisce un “linciaggio mediatico scientifico”. Alfano racconta di essersi svegliata ogni giorno sapendo di dover affrontare una campagna finalizzata a colpire la sua dignità, la sua serenità e la sua storia.
Nel suo intervento pubblico, Sonia Alfano ringrazia la magistratura e il dirigente del commissariato di Barcellona, Carmelo Alioto, rivendicando di non aver mai perso fiducia nelle istituzioni. E nello stesso tempo sostiene che dietro quella macchina del fango ci fosse una “precisa regia politica e mafiosa”, con l’obiettivo di delegittimarla, neutralizzarla sul piano politico e colpire anche la memoria del padre. Secondo Sonia Alfano, nelle ultime dirette social Coppolino avrebbe iniziato a mettere in discussione persino il sacrificio di Beppe Alfano, tentando di scardinare la matrice mafiosa del suo omicidio. Un tentativo di riscrivere la storia.
Alfano ricorda di essere stata definita “mafiosa”, “ladra”, “delinquente” e “finta paladina dell’antimafia”, insieme al suo avvocato Fabio Repici, legale di numerosi familiari di vittime di mafia. Espressioni che, nella sua denuncia, non rappresenterebbero semplici offese, ma tasselli di un’operazione quotidiana di demolizione pubblica.
Durissimo anche il passaggio rivolto a chi, in queste ore, prova a difendere Coppolino. Sonia Alfano parla di “cortocircuito morale spaventoso” e respinge con forza ogni tentativo di trasformare l’indagato in vittima. La libertà di espressione, scrive, non può diventare licenza di usare i social come un’arma di distruzione personale e politica.

Questa sera Sonia Alfano sarà ospite di 30 minuti con…, il format di approfondimento di WordNews.it, per raccontare questa vicenda, ma soprattutto per riportarla dentro il suo quadro più ampio: la memoria di Beppe Alfano, la lotta contro la mafia, le delegittimazioni contro chi combatte i poteri criminali e il ruolo devastante delle campagne d’odio nell’epoca dei social.
Una puntata necessaria.

Leggo post e commenti di alcuni barcellonesi che sostengono le ragioni del Coppolino con allusioni molto gravi, del tipo “lo hanno zittito perché diceva cose vere”.
Già, perché questi inutili individui ne sanno più dei magistrati e delle forze dell’ordine che da mesi seguivano tutte le dirette del Coppolino.Per questi principi del foro del regno di paperopoli, questi mesi di sofferenza e di massacro mediatico della mia famiglia, sono stati puro gossip. Chissà come reagirebbero se qualcuno cominciasse a raccontare certe “storielle”.Tranquilli, siamo solo alla fase iniziale di questa storia incredibile e ci tengo a sottolineare che quando affermo che sto conservando i commenti di chi lo incitava e condivideva le sue calunnie e le sue falsità per perseguire nelle sedi opportune, non sto minacciando alcuno.
LA MIA È SEMPLICEMENTE UNA PROMESSA. PIETÀ PER NESSUNO!Sonia Alfano





