L’attuale settimana è iniziata con il ritorno a Vasto di un copione che si ripete, inesorabilmente e costantemente, da almeno vent’anni: il rogo di un veicolo.
Una serata domenicale ad alta tensione e carica di tinte fosche quella vissuta in città. Era appena tornata la corrente elettrica in varie parti della città, dopo un improvviso black out, quando il buio e il silenzio della notte sono stati squarciati da boati e fiamme.
L’allarme è scattato intorno alle 23.40: due furgoni parcheggiati accanto al muro di cinta del cimitero sono stati colpiti da un violento incendio. Le fiamme hanno avvolto i due veicoli e distrutto la parte anteriore di entrambi. I due furgoni sono entrambi con motore elettrico, uno dei due ha preso fuoco e in pochi secondi le fiamme si sono propagate all’altro mezzo, parcheggiato al suo fianco.

Sul posto si sono rapidamente recati i Vigili del Fuoco del Distaccamento di via Madonna dell’Asilo, distante pochi minuti. Nonostante il tempestivo intervento dei vigili del fuoco i due furgoni sono stati devastati dalle fiamme. Residenti riferiscono di aver udito tre boati in rapida successione, una puzza fortissima nell’aria e fumo che è entrato nelle case. Favorito anche da finestre e balconi aperti per il gran caldo.
I due furgoni sono di proprietà di un residente in città che ha cessato da poco tempo una piccola attività commerciale di corrieri.
Sul luogo dell’incendio sono giunti, subito dopo l’allarme lanciato, i carabinieri della Compagnia di Vasto, guidati dal comandante Mario Giacona, che hanno effettuato i rilievi di rito e avviato le indagini per ricostruire dinamica e cause. Massimo riserbo da parte dei militari e nessuna pista esclusa. I due veicoli sono ad alimentazione elettrica e quindi, favorito anche dalle alte temperature di questi giorni, potrebbe esserci stato un guasto. Ma non è esclusa la pista dolosa. La circostanza che le fiamme hanno colpito la stessa parte per entrambi è una circostanza che potrebbe avvalorare l’ipotesi del dolo. Nei pressi del rogo è stato rinvenuto un pezzo di plastica che, circostanza da verificare, potrebbe essere compatibile con taniche utilizzate per un innesco.
È lungo l’elenco di auto e altri mezzi, comprese due barche utilizzate per la piccola pesca, colpite da incendi tra Vasto e San Salvo. L’anno scorso per il rogo a San Salvo del veicolo di un buttafuori gli investigatori hanno individuato legami con un agguato avvenuto a Termoli e una “faida” tra buttafuori. Ma si può tornare molto più indietro nel tempo. Le operazioni Histonium 1 e Histonium 2, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia, scattarono anche in seguito a diversi incendi di auto. Roghi che furono la miccia anche delle operazioni Crash e Tramonto, coordinata sempre dalla Procura Distrettuale Antimafia. Nel vastese in quegli anni, tra il 2005 e il 2013 furono addirittura 110 le vetture incendiate.
Ci sono domande che non vengono poste sul tavolo di una città troppo spesso attenta al vacuo e cieca, sorda e insensibile su ventri così oscuri da essere alla luce del sole. In una città, parafrasando Pasolini, che troppe volte si ostina ad apparire senza memoria. Che equivale a dire senza storia. E quindi immersi in un eterno presente.
Senza memoria e senza storia, nell’eterno presente venti, trent’anni, non passano, rimangono gattopardescamente uguali, identici. Nelle dinamiche, nelle schermaglie più o meno dialettiche e in tanto altro, voci, sussurri, tutti conoscono ma nessuno sa, tutti sanno ma nessuno conosce. Si dice tanto, troppo, si parla e si sparla. Eppure c’è tanto di non detto.
Il bambino della favola fece scandalo perché disse che il Re è nudo. Il detto e non detto, il parlare e non parlare, il definire con le parole (o con i silenzi) non avrebbe neanche bisogno del bambino scandaloso. Eppure l’eterno presente non muta mai.
Ci sono interrogativi che vengono ignorati. Li abbiamo posti, ponendoci come il bambino della favola di fronte il Re, varie volte negli anni e in maniera diretta tre volte tra l’ottobre 2025 e il gennaio 2026. Li riponiamo oggi.
Le quattro operazioni citate in quest’articolo ci rimandano ad un passato che ha visto l’ultimo capitolo ormai dieci anni fa. Nel vuoto lasciato dai sodalizi criminali sgominati cosa c’è oggi? Chi agisce e chi muove le fila?
Nel gennaio 1994 la relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia accendeva i riflettori anche sull’Abruzzo e su Vasto, meno di cinque anni dopo l’attentato sventato a Giovanni Falcone, in città per un interrogatorio. Attenzione ad un soggetto, scrissero i commissari, venuto dalla Campania: Michele Pasqualone.
Dodici anni dopo, tra gambizzazioni, attentati, negozi saltati, auto bruciate, Pasqualone venne arrestato. Tra l’allerta parlamentare e la prima operazione Histonium silenzio, omertà, complicità, disinteresse. Ci volle una seconda operazione Histonium l’anno dopo perché la rete di Pasqualone si fermasse. In quei mesi alla magistrata che stava indagando, Anna Maria Mantini, fu assegnata la scorta e la massima allerta di sicurezza possibile. Ma non bastò. E fu trasferita a Pescara. Dopo Pasqualone venne la famiglia Cozzolino. E poi Ferrazzo a San Salvo e altri ancora.
L’Operazione Tramonto, che coinvolse altre cinque regioni oltre l’Abruzzo (e segnatamente il vastese), scattò all’alba dell’11 gennaio 2012. Un mese prima, di fronte ad un nuovo ampio fronte di fuoco esploso nel vastese, si chiese per la seconda volta (la prima fu dicembre 2010) se sarebbe mai arrivata (o meglio, quando sarebbe arrivata) una “histonium 3”. L’Operazione Tramonto e la rete dei Cozzolino fu la risposta. Gli anni passano e le cronache ci hanno raccontato di nuove maxi operazione, dell’arrivo delle mafie foggiane, del traffico di droga da Albania e Puglia al vastese, dei traffici di rifiuti (l’inchiesta della DDA di Campobasso è la seconda in pochi anni), negli stessi anni ci furono le prime maxi operazioni contro le mafie nigeriane (e quanto lo sfruttamento della tratta sia diffuso è sotto gli occhi di tutti) tra i cognomi del ventre oscuro autoctono che egemonizzano narcotraffico, usura, violenza, estorsione, racket delle case popolari, compare Casamonica (segno di un ritorno in Abruzzo?).
Le cronache di questi anni ci raccontano di un ventre sempre più violento ed efferato – la violentissima rissa di Santa Rita a Lanciano è solo l’ultimo capitolo di una faida rom che va avanti da anni e di violenze, da Casalbordino a Vasto, ne vediamo sempre più e sempre più feroci e violente – animato sempre dagli stessi soggetti, dai soliti noti e di raid che depredano auto, abitazioni, esercizi commerciali, bancomat. Ci sono state anche maxi operazioni delle forze dell’ordine che hanno disarticolato reti e organizzazioni.
Sono le stesse rotte, o comunque limitrofe, di traffici di droga dai Balcani (Albania soprattutto) e del riciclaggio di capitali reinvestiti in tante attività economiche (a Vasto e San Salvo negli anni delle maxi operazioni contro la camorra, la mafia albanese e le mafie pugliesi numeroso è l’elenco di attività economiche sequestrate) sgominati negli anni. Sono sempre le stesse? Sono collegate? Chi sale per rubare, depredare e “cannibalizzare” auto è coinvolto anche in altri traffici? Le basi di questi tentacoli vecchi e nuovi della malavita che colpisce nel vastese sono sempre quelle?
Fiumi di droga e di denaro, riciclaggio nell’economia “legale” e affari sporchi che si mischiano. La malavita organizzata, le relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia lo documentano costantemente, continua a fare salti di qualità. Se trent’anni fa in Puglia si parlava di Sacra Corona Unita, considerata la quarta mafia dopo Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta, da tanti anni è accertata la “Società foggiana”. Nomen omen, indicazione ben precisa. Spaccio, flussi di denaro, sono affari sporchi e allo stesso tempo sono segni di presenze predominanti, egemoni, leve del controllo del territorio. Dividersi le piazze di spaccio, agire nell’economia locale, non è solo una banale commissione di reati organizzativi. È dominio del territorio, è espressione di un potere.





