Sedici morti e quasi trecento feriti nell’attentato del 23 dicembre 1984: dalle condanne di Pippo Calò, Guido Cercola e Friedrich Schaudinn alle analogie con l’esplosivo utilizzato nella strage di via D’Amelio. Dopo 42 anni continua la ricerca della verità.
Intervento di Rosaria Manzo
La strage sul treno Rapido 904 è avvenuta il 23 dicembre 1984 nella grande galleria dell’Appennino che unisce la Toscana con l’Emilia Romagna. Il treno partito da Napoli diretto verso Milano fu fatto esplodere all’interno della galleria dove 10 anni prima era avvenuto l’attentato al treno Italicus. Quasi 300 feriti, 16 morti.
A distanza di 42 anni parliamo di strage di tipo terroristico o mafiosa. Ci sono state tre condanne per la strage del Rapido 904. Friedrich Schaudinn per aver composto la bomba, Pippo Calò e Guido Cercola.
Pippo Calò viene definito da molti il cassiere della mafia e questo ci dà un’indicazione importante sulla provenienza della strage. Infatti l’esplosivo utilizzato per il Rapido 904 ha la stessa composizione dell’esplosivo utilizzato per la strage di via D’Amelio. A distanza di tanti anni siamo ancora a chiedere verità e giustizia e uno dei nostri obiettivi è capire qual è il filo che lega le stragi della strategia dell’attenzione con le stragi di mafia degli anni 92 e 93.



