Lea Garofalo e Joe Petrosino non si sono mai incontrati. La fimmina calabrese nasce nel 1974 a Petilia Policastro, in Calabria, in un territorio ferito (quasi a morte) dalla ’ndrangheta. Lui, Joe, nasce nel 1860 a Padula, nel salernitano, e da adolescente emigra negli Stati Uniti d’America, dove diventerà uno dei più celebri poliziotti italoamericani nella lotta alla criminalità organizzata. Due secoli e due mondi diversi. Ma la scelta è la stessa: non abbassare la testa. Non inginocchiarsi davanti alle schifose mafie.
È questo il senso della V edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo, che si terrà a Padula nel novembre 2026. Padula è la terra d’origine di Joe Petrosino, il poliziotto che cercò di spezzare i legami tra la mafia siciliana e quella americana. Portare il Premio dedicato a Lea a Padula significa costruire un ponte tra due esempi.
“Due vite, una battaglia: Lea Garofalo e Joe Petrosino contro le mafie” è il titolo del bando rivolto agli studenti italiani. Il concorso coinvolge le scuole italiane di ogni ordine e grado, gli studenti universitari e le scuole italiane di fumetto. La scadenza per l’invio degli elaborati è fissata al 30 ottobre 2026; la premiazione degli studenti si svolgerà a Padula il 25 novembre 2026, mentre il 26 novembre saranno premiati i “Testimoni del nostro tempo”.
BANDO_PremioNazionale_LEA, V edizione, 2026
Lea Garofalo, la donna che ruppe il codice secolare della schifosa ’ndrangheta
La storia di Lea Garofalo – che non è ancora terminata – è una ferita ancora aperta. Nei prossimi giorni vi aggiorneremo sul trattamento riservato ai suoi assassini ergastolani, tra permessi e concessioni di varia natura. Testimone di giustizia (anche se oggi ufficialmente compare nell’elenco dei collaboratori e qualche stolto e/o qualche stolta continua ad affermare che non è una “testimone”), vittima innocente della ’ndrangheta.
Lea denunciò crimini, traffici, omicidi, affari illeciti e dinamiche interne agli ambienti criminali. Non per calcolo. Non per qualche vantaggio. Entrò nel programma di protezione, sette anni lunghi e faticosi e difficilissimi. Anche se (e lo ripetiamo con convinzione) qualche stolto e/o qualche stolta che rappresentano le Istituzioni continuano a dire che lo Stato ha protetto Lea Garofalo. Parlò perché voleva liberarsi. perché voleva offrire a sua figlia Denise una vita diversa.
Lo Stato con Lea Garofalo ha fallito. Ha dimostrato tutti i suoi limiti.
Lea fu attirata con l’inganno a Milano (dopo svariati tentativi di sequestro, tra cui quello di Campobasso del maggio del 2019) e assassinata il 24 novembre 2009. Il suo corpo è stato distrutto, per tentare di cancellare la sua memoria. Che idioti questi ‘ndranghetisti. Il più grande idiota (una bestia senza scrupoli), Carlo Cosco (insieme ai suoi sodali), ha ottenuto l’effetto contrario. Un imbecille al quadrato, insieme ai suoi fratelli e ai suoi compari delinquenti.
Lea Garofalo oggi è una vittima innocente. Una testimone di giustizia. E un simbolo scomodo per molti. Per tutti coloro che hanno voluto fare il proprio dovere (Istituzioni, Associazioni e anche cittadini).

Joe Petrosino, il poliziotto emigrante che sfidò la Mano Nera
Giuseppe rappresenta la sfida investigativa, istituzionale, moderna, internazionale. Nasce a Padula il 30 agosto del 1860. Emigrò con la famiglia a New York nel 1873. Cresciuto tra le fatiche dell’emigrazione italiana, entrò nel Dipartimento di Polizia di New York nel 1883, in un tempo in cui – per un italiano – indossare quella divisa era quasi impensabile. Petrosino conosceva la lingua, i dialetti, i codici, le paure e le trappole delle comunità italiane d’America. E questa conoscenza gli consentì di combattere la Mano Nera, l’organizzazione criminale legata a Cosa nostra che taglieggiava commercianti, famiglie e lavoratori italiani nelle strade di Little Italy. Combatteva il crimine ma dimostrava che gli italiani non rappresentavano la mafia.
Nel 1905 Petrosino guida l’Italian Branch, la squadra speciale di poliziotti italiani creata per contrastare le organizzazioni criminali che agivano tra Stati Uniti e Italia. Dopo entusiasmanti risultati arriva la missione “segreta” (almeno sulla carta) in Sicilia per raccogliere informazioni sui legami tra mafia siciliana e mafia americana. Il 12 marzo 1909, a Palermo, Petrosino fu assassinato in Piazza Marina. Aveva 49 anni.
Lea Garofalo e Joe Petrosino sono figure diverse. Ma le loro storie si toccano nel rifiuto della paura, nella rottura dell’omertà e nel prezzo pagato.

Ecco perchè Padula, per la quinta edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo, diventa una scelta potente, con un valore potentissimo.
Il passaggio di testimone agli studenti
Gli studenti saranno il cuore pulsante della quinta edizione. Ancor di più rispetto alle passate edizioni.
Lea Garofalo e Joe Petrosino non sono statue, fotografie da esporre, bandiere da sventolare. Ma sono gli esempi da seguire nel quotidiano.
Il Premio chiede agli studenti di pensare, raccontare. Prendere posizione.
I “Testimoni del nostro tempo”
Accanto agli studenti, la V edizione del Premio riconoscerà anche i “Testimoni del nostro tempo”, personalità italiane individuate dalla Giuria per il loro impegno contro le mafie, contro le ingiustizie e in difesa della libertà, della democrazia e della legalità.
Nel nome di Lea Garofalo, il Premio riconosce la coerenza.






