Un boato immenso, vetri che tremano e paura che si diffonde rapidamente. E lo sguardo volge immediatamente verso la collina di contrada Termine. Un’esplosione alla “polveriera”, è morto un lavoratore. Un drammatico deja vù che si è ripetuto per la terza volta in sei anni giovedì 9 luglio a Casalbordino. Una frase che ha sapore d’antico: un’espressione quasi ottocentesca che racconta un pezzo di novecento nel cuore del terzo millennio.
Carlo Piscopo, classe 1967, originario della Campania e residente a Casalbordino da qualche decina d’anni è la vittima della terza esplosione in sei anni. Prima di lui sei colleghi sono morti in due esplosioni nel 2020 e nel 2023 e altre tre vittime – due mentre lavoravano in una cava a Rapino – negli anni novanta.
Erano poco meno di 70, prima dell’esplosione del 2023, i lavoratori dello stabilimento allora di proprietà della Esplodenti Sabino, acquisito dalla Arca Defense Italy il 29 settembre scorso. Sette morti in sei anni sono il 10% ha sottolinea il Forum H2O che ha definito la catena di tragedie una «decimazione».
Ad una settimana esatta dall’esplosione giovedì 16 luglio si sono tenute le esequie di Carlo Piscopo nella Basilica Santa Maria dei Miracoli. Casalbordino e il circondario hanno pagato un tributo altissimo in questi anni: prima di Piscopo sono morti Carlo Spinelli e Paolo Pepe nel 2020 e Giulio Romano nel 2023. Dopo ogni esplosione, dopo ogni tragedia, il cordoglio, il dolore sono stati espressi ad ogni livello. Poi il tempo è passato e ogni riflessione, ogni attenzione, si è spenta. Per riaccendersi all’esplosione successiva. Tra una data di morte e l’altra le lacrime dei familiari, il dolore straziante e infinito di chi non può abbracciare una persona cara, sentirne la voce, condividere la quotidianità, vivere i giorni feriali e le festività, sedie vuote e un vuoto ancora più grande nel cuore, nell’animo, nella vita.
Appare placida e tranquilla ora la collina in contrada Termine, passando in auto sulla Statale 16 adriatica e volgendo lo sguardo nulla fa pensare a quanto è accaduto, a quanto ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà (?) la “polveriera”, come viene chiamata da decenni in paese. E i riflettori, le attenzioni, la retorica del cordoglio, già appaiono pagine chiuse del libro della vita. E così la sentenza di primo grado nel processo presso il Tribunale di Vasto è passata senza colpo ferire. Per l’esplosione del 2023 siamo nella fase dell’udienza preliminare, conclusa la quale si terrà probabilmente un nuovo dibattimento processuale. Cosa accadrà? Dopo quanto espresso dai giudici per l’esplosione del 21 dicembre 2020 quale sentenza verrà emessa? E ci sarà mai una qualche reazione che non sia dai familiari, che nessuno o quasi pare voler ricordare più?
«Quanto vale una vita?» è l’interrogativo posto nell’assemblea cittadina di venerdì 17 luglio presso l’Oratorio parrocchiale. Un’assemblea, nata su impulso di Giuseppe Vaccaro, Paola De Camillis e Alessandro Santoro, a cui hanno partecipato numerosi i cittadini e anche le famiglie delle vittime del territorio.
«Basta a questa lunga scia di tragedie e fare in modo che la sicurezza sul lavoro diventi una priorità assoluta, perché fatti del genere non devono più ripetersi» il messaggio emerso dall’incontro. «Un momento particolarmente significativo è stato l’intervento del parroco, don Silvio Santovito, che ha rivolto un accorato appello ai presenti affinché nessun’altra famiglia debba più vivere il dramma di vedere un proprio caro uscire di casa per andare al lavoro senza farvi ritorno» raccontano i promotori.
«L’incontro del 17 luglio vuole essere il primo di una lunga serie – prossimo appuntamento l’11 settembre – Tra gli obiettivi vi è la costituzione di un Comitato cittadino, che si faccia promotore di iniziative e interlocuzioni con le istituzioni competenti per chiedere maggiore tutela della sicurezza, giustizia per le vittime e un impegno concreto affinché Casalbordino non debba più piangere la perdita di altri suoi cittadini sul luogo di lavoro» hanno sottolineato Vaccaro, De Camillis e Santoro.




