Nel 2001 si è svolto il G7 di Genova con la violenza contro chi contestava quelle scelte economiche che portò al massacro della scuola Diaz e Bolzaneto. Quello fu uno scontro vero del capitale che portava avanti la linea neoliberista e non poteva accettare altre visioni economiche e valoriali. Fu un modo violento di far capire che gli interessi socio-economici di chi detiene il potere finanziario non vanno contrastati.
Nello stesso anno abbiamo l’attentato alle torre gemelle. Attentato molto strano che implicava una logistica che era difficile da poter nascondere ai servizi segreti. Dopo quell’attentato ci fu una progressiva stretta sulle libertà e divenne sempre più trionfante la linea bellicista che passando dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, alla Siria alla guerra dell’Ucraina, al genocidio palestinese ed alla guerra contro l’Iran ci ha portato al disastro dei giorni nostri.
Ormai si sono sfaldati i valori delle democrazie occidentali, siamo sempre più avvertiti come un pericolo per il mondo e ci si prospetta un futuro sempre più incerto.
Forse proprio in quel momento di apparente trionfo del neoliberismo furono messe le basi per la sua crisi profonda. E’ vero che nella concezione di accumulo di potere e denaro diventa inutile la democrazia e sempre più si afferma l’oligocrazia. Tuttavia la dissoluzione valoriale ha implicato uno sfaldamento delle nostre società che non sanno più dare risposte alle problematiche del futuro e fanno della guerra l’unica prospettiva per soprvvivere.
E’ un momento molto pericoloso e bisogna sviluppare e prospettare soluzioni socioeconomiche che rompano col pensiero unico neoliberista con nuovi assetti valoriali, di distribuzione della ricchezza e di rispetto ambientale.
Per uscire dall’odissea del 2001 c’è bisogno di radicalità.




