I valori nei quali credo e il mio senso civico li devo innanzitutto ai miei genitori.
Mia madre ha studiato lettere classiche all’Università, mio padre era medico legale e medico della mutua.
Era disponibile sempre, giorno e notte, per i suoi assistiti, faceva il medico come missione, e il guadagno era l’ultimo dei suoi pensieri.
Se fosse vissuto oggi sarebbe inorridito in merito al comportamento di alcuni suoi colleghi.
Questo riferimento personale ha un motivo.
Ci chiediamo perché, nel tempo presente, molti ragazzi non hanno più valori di riferimento con i quali orientare le loro scelte.
E perché, quando commettono errori, la scelta di una parte della politica è quella della repressione, magari abbassando la soglia di punibilità.
Forse è bene interrogarsi sulle gravi e storiche responsabilità degli adulti.
Adulti che sovente danno il cattivo esempio mediante pratiche illecite, in un Paese, come il nostro, nel quale la corruzione gode di maggiore consenso delle regole, e il furbo è ammirato più dell’onesto, che talora viene deriso come un ingenuo.
È bene convincersi che l’educazione alla legalità comincia in famiglia e poi a scuola, e che l’intervento della giustizia dovrebbe essere l’ultimo rimedio.
Per tale ragione ho deciso di intensificare il mio impegno con i giovani, in particolare con quelli che vivono in quartieri periferici.
Nei prossimi giorni, assieme al parroco di una Chiesa che opera in una realtà disagiata, sarà predisposto un programma di interventi per i bambini e i ragazzi, così da offrire loro una nuova prospettiva di legalità e di futuro.
Ci riusciremo? In ogni caso è un dovere morale e civile provarci.
Spero che don Pino Puglisi, dal Cielo, ci venga in aiuto.



