Vanno, vengono, ogni tanto si fermano. Così Fabrizio De André raccontava i movimenti delle nuvole nel cielo. E come nuvole, molto spesso, vengono mossi i fili nel cielo dell’informazione. La censura, l’omertà, l’omologazione accomodante sono animate, su molte vicende italiche, nella stessa maniera. Si fa finta di non tacere ma non si dà nessun peso, nessuna particolare evidenza. E soprattutto, come le nuvole in cielo, l’attenzione viene spostata in poche ore o giorni altrove e si passa oltre. E così calano cappe più pesanti del totale silenzio. Facendo finta di “parlare”.
La (non)informazione sulle mafie, sui ventri oscuri delle periferie dell’impero e delle province è plastica dimostrazione di queste dinamiche. Sin dal primo giorno cerchiamo di accendere i riflettori su Villa del Fuoco, nota alle cronache come Rancitelli, e su clan e “famiglie particolari” d’Abruzzo. Il capodanno 2020, nei giorni in cui noi andammo online, fu segnato da un omicidio nel “Ferro di Cavallo”. E in quei mesi segnali ben precisi di cosa accade e si muove nel ventre oscur(at)o li abbiamo raccontati e denunciati ripetutamente. Chiamandolo sin da subito, senza indugio e senza nessun dubbio, con l’unico nome che meritano: clan, mafie. Tredici mesi fa una maxi operazione confermò tutto quanto abbiamo documentato e denunciato in questi anni e, per la prima volta nella storia di questa regione, scattarono arresti con la contestazione del 416bis, il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. E, nell’autunno scorso, la Corte di Cassazione confermò l’aggravante mafiosa, scrisse a chiare lettere che quelle “famiglie particolari”, che quei clan sono mafia.
L’inizio del 2024 è stato segnato dall’accoltellamento di un senegalese in via Lago di Capestrano colpito al torace con compromissione delle funzioni vitali. Con precedenti per spaccio e furti, era stato arrestato cinque anni fa a Montesilvano per possesso di stupefacenti e una seconda volta ad Alba Adriatica per furto. Daniela Senepa ha riportato nell’edizione delle 14 il 2 gennaio del TGR-RAI Abruzzo che aveva trovato rifugio nell’area dei Palazzi Clerico ed aveva legami con il mondo dello spaccio nella zona. Palazzi Clerico la cui situazione di degrado e abbandono abbiamo raccontato varie volte negli anni.
Domenico Pettinari, allora vicepresidente del Consiglio Regionale e oggi candidato sindaco a Pescara, l’anno scorso denunciò di esser stato minacciato varie volte dai clan di Rancitelli.
Nelle prime settimane di quest’anno Pettinari ha denunciato un tentativo di attentato nei suoi confronti, con un auto che ha cercato di investirlo e il lancio di oggetti, e uno nei confronti di una sua sede politica. Minacce, intimidazioni, violenze, spaccio, degrado, sfruttamento dello stupro a pagamento, occupazione e racket delle case popolari, il ventre oscuro criminale e mafioso è sempre in azione. Ma i riflettori delle grancasse mediatiche si accendono e si spengono, vanno e vengono come le nuvole di Faber. Come stanno dimostrando la campagna elettorale per le comunali a Pescara, quando ormai mancano pochissime settimane all’8 e 9 giugno, e i rulli compressori dei cosiddetti “grandi partiti”, senza nessuna esclusione tra destra, “sinistre”, centro e dintorni.





