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«Con Pornhub, abbiamo un Jeffrey Epstein moltiplicato per 1.000», la Commissione Europea partecipa ad un pornofilmfestival

Da anni è documentato sulla piattaforma web il traffico di video di violenze di ogni tipo, anche pedofile, nella totale indifferenza anche delle alte sfere europee. Mentre si registrano cedimenti e sdoganamenti anche della pedofilia e nuovi traffici di altissimo livello.

by Alessio Di Florio
13 Marzo 2025
in Approfondimenti
Reading Time: 7 mins read
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Le prime settimane di quest’anno hanno registrato, per alcuni giorni, il ritorno sotto i riflettori del giro pedofilo di Epstein, il miliardario statunitense pedofilo (morto in carcere ufficialmente suicida ma tante sono le ombre e ancor di più gli interrogativi) nel cui giro partecipavano ex presidenti USA, imprenditori, vip di Hollywood e altri personaggi dell’alta élite.

Grande attesa aveva suscitato l’annuncio della (ennesima) pubblicazione dei partecipanti al “giro” di Epstein. Una pubblicazione lungamente attesa e annunciata da cui, però, non è uscita nessuna novità e nessun nome nuovo. Sono stati nascosti dei nomi dall’FBI? È una delle accuse che sono girate sul web. In attesa di nuove eventuali pubblicazioni e di ancor più eventuali risposte a questa e altre domande resta un dato incontrovertibile: il giro di abusi e stupri pedofili di Epstein è conosciuto da anni, così come la presenza del principe Andrea d’Inghilterra e di imprenditori, attori e cantanti statunitensi, ma in Italia c’è sempre stata una cappa di omertà e disinformazione che tenta di nascondere la vicenda.

Rotta da pochi coraggiosi tra cui il compianto Andrea Purgatori che vi dedicò la puntata di Atlantide del 26 settembre 2021. Mick Jagger, Michael Jackson, oltre Alec Baldwin, Ethel Kennedy, madre di Robert F. Kennedy Jr., l’ex governatore di New York Andrew Cuomo, Naomi Campbell, Courtney Love, sull’aereo di Epstein avrebbe viaggiato anche Trump molti anni fa. Questi alcuni dei nomi che girano da diverse ore. Alcuni, insieme a Bill Clinton, il principe Andrea d’Inghilterra e altri furono riportati nel 2020 come partecipanti ad orge e festini nella villa di Epstein. Due anni fa uscì la notizia che Epstein aveva tentato di ricattare Bill Gates, a gennaio dell’anno scorso emerse che la top model morta suicida Ruslana Korshunova era stata sul jet di Epstein e che Clinton fece irruzione nella redazione USA di Vanity Fair per bloccare pubblicazioni sui traffici sessuali e pedofili del miliardario.

Nelle stesse settimane furono citati Al Gore, Michael Jackson, Oprah Winfrey, David Copperfield, Kevin Spacey, l’ex governatore del New Mexico Bill Richardson, il guru dell’intelligenza artificiale Marvin Minsky, l’agente di modelle francese Jean-Luc Brunel e Stephen Hawking, in una mail cui Epstein sostenne che l’astrofisico partecipò a un’orgia con minorenni. Epstein non è caso isolato, tanti, troppi, sono gli Epstein nello star system statunitense o in vari Stati europei, nel nostro archivio vari sono gli articoli in cui abbiamo ripercorso quarant’anni di “olocausto bianco” come lo definì in uno suo libro d’inchiesta Ferruccio Pinotti.

Vale la pena, forse è persino doveroso, riportare la presentazione di quel libro, parole scritte nel 2008 ma che sono oggi drammaticamente attuali. «La pedofilia in Italia esiste, e non è affare di pochi. Sono spesso uomini di buona cultura, a volte perfino affermati professionisti, a vivere in segreto la loro inconfessabile, cupa perversione, mentre molti bambini, nel nostro Paese e nelle mete tradizionali del turismo sessuale, continuano a pagarne l’altissimo prezzo. Tra vite distrutte, giri illegali e coperture potenti, questo fenomeno, scaturito dalle parti più oscure e remote della psiche umana, si rivela anche e soprattutto una terribile piaga sociale, un business che muove molti soldi, un delicato nodo giuridico e un problema politico».

Il libro “Olocausto bianco” è stato uno dei capitoli del nostro dossier sulla pedofilia di altissimo livello, con complicità nel mondo della politica, dell’imprenditoria e dei media, partito da quanto emerse in un’inchiesta di Maria Grazia Cutuli pochi mesi prima che venisse uccisa in Afghanistan. Lobby pro pedofilia e lobby pro-stupro a pagamento e pedocriminalità sono ben presenti e consolidati nel cuore dell’Europa hub mondiale della pedofilia e della pedopornografia. L’anno scorso è stata una drammatica, vergognosa, conferma: quanto accaduto in sede di Nazioni Unite e nelle istituzioni europee con scelte che fanno tremare i polsi e sconvolgono, Ungheria, Olanda, in Germania con addirittura una proposta di legge e persino in Italia con una sentenza che ha sconvolto molti è stata tragica conferma, in occasione di Europei e Olimpiadi.

A chiusura di questo anno terribile c’è stata nell’ottobre scorso la partecipazione ufficiale della Commissione Europea al Pornfilmfestival di Berlino: «Per la prima volta in assoluto la Commissione europea parteciperà ufficialmente a un evento nell’ambito dell’industria per adulti. Il Pornfilmfestival Berlin (PFFB) è orgoglioso di annunciare che Eleonora Esposito, Case-handler Officer presso la Direzione generale per le reti di comunicazione, i contenuti e la tecnologia (DG CONNECT) della Commissione europea, si unirà all’evento» l’annuncio pubblicato dagli organizzatori.

«A quanto pare la porno-lobby è molto potente e Bruxelles invia una relatrice alla kermesse» la denuncia nell’articolo pubblicato da FeministPost.it. Nelle scorse settimane, unica protesta quella dell’associazione cattolica Pro Vita&Famiglia, in una scuola  era stato invitato a parlare agli studenti di educazione affettiva e sessualità un noto attore pornografico. Nel momento in cui l’invito è stato annullato, dopo settimane di indifferenza, c’è stato chi ha gridato alla censura e si è issato a paladino della libertà.

L’inchiesta del New York Times, che abbiamo citato in molti articoli in questi anni, «I bambini di Pornhub» sui traffici di stupri, anche pedofili, sulla più diffusa piattaforma web al mondo pornografica nel 2020 si concludeva con la denuncia che «Con Pornhub, abbiamo un Jeffrey Epstein moltiplicato per 1.000». Le denunce e gli approfondimenti da noi pubblicati, rintracciabili nell’archivio digitando anche semplicemente Pornhub nella barra di ricerca in alto a destra, documentano e dimostrano quanto sia vera questa denuncia del New York Times. «40 donne fanno causa alla nota piattaforma p*rnografica.

Per lungo tempo ha monetizzato sui video dei loro abusi. È arrivato il momento di rendersi conto dei danni che queste piattaforme fanno non solo alla salute mentale di chi ne diventa dipendente, ma alle donne in generale (e anche agli uomini, ci sono diversi che legano l’abuso di p*rno alla disfunzione erettile e alla perdita di piacere) – si legge in un post di denuncia della pagina social “Facebook favorisce il cyberbullismo contro le donne” del 10 marzo 2023 – Queste piattaforme fanno miliardi sulla rappresentazione della subordinazione della donna nel rapporto sessuale, su queste piattaforme lo stupro viene reso sexy, il linguaggio violento dei titoli ci racconta la donna come un qualcosa di cui abusare, sfondare, far piangere, rompere».

Riportiamo, ad ulteriore conferma, alcune delle innumerevoli denunce sui social network di Laila Mickelwait, la fondatrice del movimento Traffickinghub.

«Più bambini nel “programma modello” di PornHub. I video sul traffico di minori venivano venduti per profitto. Uno dei bambini era scomparso da un anno. Un’altra vittima era un ragazzino di 12 anni. È per questo che Twitter ha sospeso l’account modello di Pornhub?» (20 febbraio 2023)

«P*rnhub ha pubblicato un quindicenne scomparso da un anno nel suo programma “ModelHub”. È stata trovata violentata in 58 video. PH ha preso il 35% dei profitti dalle vendite di video stupro. Twitter ha recentemente sospeso l’account Model di P*rnhub. Questa opera d’arte è stata ispirata dalla sua storia. In 2 giorni, il post su Twitter ha ottenuto 20 milioni di visualizzazioni e 2 milioni di interazioni con thread da parte di cittadini preoccupati di tutto il mondo che si sono sentiti costretti a condividere la criminalità di Pornhub» (24 febbraio 2023)

«Una ragazzina di 14 anni di Palo Alto, CA è stata violentata da un parente. L’abuso è stato filmato e caricato su P*rnhub. Un compagno di classe del bambino ha scoperto il video e il molestatore è stato mandato in carcere. P*rnhub ha monetizzato pesantemente i video e li ha resi scaricabili per 5 milioni di utenti all’ora» (3 marzo 2023)

«Un ragazzino di 12 anni è stato drogato, sopraffatto e ripetutamente stuprato da Rocky Shay Franklin in Alabama. Gli stupri sono stati filmati. 23 dei video di stupro sono stati caricati su P*rnhub e venduti come contenuti pay-to-download. PH ha preso il 35% delle vendite. Franklin è in prigione. Il ragazzo ora fa causa a P*rnhub. La polizia ha inviato richieste di rimozione ma P*rnhub ha ignorato la polizia fino alla terza richiesta. Alcuni video di assalto sono rimasti sul sito per 7 mesi, disponibili per il download per 130 milioni di visitatori al giorno. Franklin è stato condannato a 40 anni di carcere. Qui in foto alcuni dei titoli video PH insieme a una foto di Franklin» (7 marzo 2023)

«Una ragazza di 14 anni è stata costretta a spogliarsi davanti alla telecamera mentre il predatore Tyrone Zackary Sawyer Jr. la riprendeva di nascosto. Ha caricato l’abuso illegale di minorenne su P*rnhub. I compagni di classe lo hanno trovato e lo hanno condiviso. Inorridita, la ragazza ha chiesto più volte a P*rnhub di rimuovere l’abuso, ma loro l’hanno ignorata e hanno continuato a monetizzare sul sito, guadagnandoci dei profitti. (Nota: P*rnhub ha intenzionalmente assunto solo una persona su 1800 dipendenti per esaminare i video segnalati). Un anno dopo si rivolse finalmente alla polizia. Sawyer ha scontato solo un giorno di prigione e P* rnhub ha potuto trattenere tutti i soldi guadagnati pubblicando un anno di annunci sui suoi abusi. Dopo la sua ridicola condanna, la polizia ha scoperto che Sawyer aveva caricato su Xvideos un video di un’altra vittima, una ragazza sedicenne» (25 febbraio 2025)

«La scorsa settimana un uomo canadese è stato condannato per aver postato illegalmente il corpo nudo della sua ex ragazza canadese incinta a P*rnhub contro la sua volontà. La sua faccia era nei video e il suo NOME era nei titoli. Sai chi ha fatto soldi con i suoi abusi monetizzati? I dirigenti di P*rnhub che sono ancora seduti compiaciuti oggi nella loro torre di Montreal perché la polizia canadese non ha ancora la forza d’animo per perseguirli. Ciò nonostante le indagini del governo canadese abbiano già stabilito pubblicamente che P*rnhub e la sua società madre hanno violato molteplici leggi canadesi per anni. Nota: uno dei “nuovi proprietari” di P*rnhub è Derek Ogden, ex sovrintendente capo, direttore generale della Royal Canadian Mounted Police’s Organized Crime Division. Sta tirando i fili dietro le quinte per evitare che le autorità agiscano?» (25 febbraio 2025)

Fonte foto di copertina: profilo X Laila Mickelwait

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Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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