Indipendenza editoriale e informazione trasparente senza ingerenze, private o pubbliche. Quale futuro? avevo intitolato così il mio editoriale del 3 ottobre 2022 (https://wordnews.it/2022/10/03/indipendenza-editoriale-e-informazione-trasparente-senza-ingerenze-private-o-pubbliche-quale-futuro/) definendo in abbrivio il rispetto della libertà di espressione a mezzo stampa come una crociata condotta in ambiente Ue.
Oggi, dopo due anni e mezzo, alla domanda aperta resta la risposta si tinge di tinte fosche perché, secondo la sesta relazione annuale della Commissione Europea, in Italia informazione e diritti umani sono sempre più a rischio.
L’Osservatorio del pluralismo dei media 2025 attribuisce un livello di rischio medio-alto all’indicatore “Regole e tutela della professione giornalistica” alla luce di preoccupazioni fondamentali quali l’aumento delle minacce e delle intimidazioni nei confronti di giornalisti e i casi di sorveglianza ai danni di giornalisti e attivisti (cfr. Osservatorio del pluralismo dei media 2025, pag. 17).
Basti considerare che nel periodo intercorso dalla Relazione sullo Stato di diritto 2024 la piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti ha, infatti, registrato undici segnalazioni riguardanti l’Italia, di cui tre riferibili ad aggressioni fisiche ai giornalisti sul campo, due a minacce legate alle loro inchieste, due ad attività di sorveglianza tramite spyware, una a un arresto da parte della polizia, una ad attività di perquisizione e sequestro da parte della polizia presso la redazione di un quotidiano e l’abitazione di un giornalista e una alla riforma della disciplina in materia di diffamazione menzionata di seguito. La piattaforma Mapping Media Freedom (Mappatura della libertà dei media) ha segnalato 87 episodi, di cui 57 riferibili a varie forme di attacchi contro i giornalisti e 17 ad azioni legali nei confronti di giornalisti. Secondo gli ultimi dati disponibili del Centro di coordinamento, nel 2024 gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti sono aumentati del 16 % rispetto al 2023.
E’ una palese violazione della libertà di stampa il ricorso ad azioni legali contro i giornalisti, comprese cause per diffamazione e altre azioni legali da parte di politici e membri del Governo, identificate come azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP). Secondo alcune segnalazioni, nel 2025 in diversi paesi europei, tra cui l’Italia, sarebbe stato utilizzato lo spyware prodotto dall’azienda Paragon.
L’uso di spyware contro un giornalista costituisse una violazione del segreto professionale e della pertinente legislazione nazionale
Di fronte a questo scenario come hanno risposto le istituzioni?
Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR), incaricato della vigilanza sulle attività dei servizi segreti italiani ha svolto un’indagine in merito e a giugno 2025 ha pubblicato una relazione[1], approvata all’unanimità, in cui dichiara di non aver individuato alcun uso dello spyware da parte dei servizi segreti ai danni dei giornalisti italiani riservandosi, tuttavia, il diritto di svolgere ulteriori indagini se opportuno. Parallelamente il Governo ha incaricato l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale di indagare sul caso, dichiarando di non essere a conoscenza dei fatti. Vedremo. Forse. Per quanto riguarda la raccomandazione di riformare le norme sulla diffamazione, poi, il disegno di legge (Atto Senato n. 466) per riformare la disciplina in materia di diffamazione è ancora all’esame del Senato lascia nella nebulosa l’obiettivo di allinearsi alla giurisprudenza della Corte costituzionale e raggiungere un equilibrio tra la libertà di informazione e la tutela della reputazione (Cfr. Relazione sullo Stato di diritto 2024, Italia, pag. 33-34).
E’ aberrante che, nonostante le raccomandazioni europee, l’Italia non abbia ancora istituito un organismo nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani conforme ai “Principi di Parigi”, le linee guida adottate dalle Nazioni Unite trenta anni fa per l’impegno delle istituzioni nazionali sui diritti umani.
[1] Relazione sull’utilizzo dello spyware “Graphite” da parte dei servizi di informazione per la sicurezza della Repubblica, 4 giugno 2025. “Graphite” è un tipo di software spyware prodotto da Paragon Solutions.





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