«Non smetterò mai di scrivere alla presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo. È un mio diritto, in quanto testimone di giustizia, essere audito nel Comitato Testimoni di Giustizia».
Gennaro Ciliberto, testimone scomodo, uomo dello Stato senza Stato, non si arrende. Dopo undici comunicazioni ufficiali indirizzate alla presidente Colosimo – tutte ricevute, nessuna risposta – oggi denuncia pubblicamente un atteggiamento che definire “istituzionalmente inaccettabile” è dire poco.
Chiara Colosimo, deputata di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Antimafia, tace. Non risponde, non convoca, non ascolta.
Un silenzio che pesa, che offende. Che rompe una prassi consolidata: «Sono stato ascoltato in ogni legislatura sin dall’onorevole Rosy Bindi. Mai era accaduto che un presidente della Commissione rifiutasse anche solo di rispondere».
Eppure oggi l’unico comitato davvero silenziato sembra essere quello che dovrebbe dare voce a chi ha denunciato i clan. Le criticità del programma di protezione? Ignorate. Le condizioni di vita dei figli dei testimoni? Censurate. Le falle del sistema? Evitate come la peste.
«Io – scrive Ciliberto – oltre ad essere un testimone di giustizia, sono un cittadino che paga le tasse. Ed è giusto ricordare che la Commissione Antimafia, compreso il comitato che dovrebbe ascoltarci, è composta da membri retribuiti con soldi pubblici».
Ed è proprio per questo che il silenzio istituzionale si trasforma in uno schiaffo alla democrazia.
Ciliberto si chiede: «Forse l’onorevole Colosimo ha qualcosa contro di me? Contro il testimone di giustizia Ciliberto?».
Domande legittime, considerando il muro di gomma che si è alzato contro di lui.
Una riflessione amara e lucida accompagna il suo appello:
«Come non ricordare il grande lavoro dell’onorevole Angela Napoli, che ha sempre messo al centro i testimoni, dando loro dignità e ascolto? Oggi invece sembriamo diventati fastidi da archiviare».
Il paradosso è evidente: un governo che si riempie la bocca di parole come “legalità” e “lotta alla mafia” abbandona i suoi testimoni più preziosi. Quelli che hanno denunciato, che hanno rischiato, che hanno sacrificato tutto.
«Non sarebbe meglio dimettersi, onorevole Colosimo, se non ha tempo neanche per leggere le nostre richieste?», chiede con forza Ciliberto.
E a questo punto la domanda diventa collettiva: la Commissione Antimafia è ancora al fianco dei testimoni di giustizia o ha deciso di far finta di nulla come Ponzio Pilato?

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