Fine del far west: chi incide sul dibattito pubblico come un medium deve comportarsi da medium. Con le nuove regole, gli influencer “rilevanti” diventano responsabili non solo di ciò che mostrano, ma di come lo mostrano: informazione corretta, pubblicità riconoscibile, tutela di minori e diritti fondamentali. E se si sgarra, arrivano sanzioni pesanti.
Chi è “rilevante”
La soglia è chiara: almeno 500 mila follower su una piattaforma, oppure 1 milione di visualizzazioni medie mensili. Se superi la soglia da una parte, le regole valgono su tutte le piattaforme dove sei attivo. La ratio è semplice: al crescere dell’impatto pubblico, cresce la responsabilità editoriale.
Cosa cambia davvero
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Correttezza dell’informazione. Non basta intrattenere: i contenuti informativi devono rispettare obiettività, completezza, lealtà e imparzialità. Niente scorciatoie, niente titoli furbi che deformano i fatti.
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No a odio e discriminazioni. Stop ai contenuti che incitano, giustificano o normalizzano violenza, odio o discriminazione. La dignità umana non è materia negoziabile.
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Diritti d’autore e proprietà intellettuale. Niente materiali piratati o contraffatti: la creatività si rispetta, non si saccheggia.
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Comunicazioni commerciali trasparenti. Sponsorizzazioni, product placement, televendite: devono essere riconoscibili subito. La pubblicità occulta non è più un’astuzia: è una violazione.
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Aree vietate. Fuori dal perimetro: tabacco e nicotina (anche e-cig e ricariche), gioco d’azzardo, farmaci con ricetta e pratiche mediche non consentite alla promozione.
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Alcolici con cautele e limiti. Niente targeting sui minori e nessuna esaltazione del consumo smodato. Vanno usati gli strumenti delle piattaforme per limitare l’accesso ai minori almeno per la settimana successiva alla pubblicazione.
Quando un profilo raggiunge platee da testata, il creatore di contenuti non è più solo un “creator”: diventa l’editore di sé stesso. Tradotto: non si risponde solo al brand o al pubblico, ma a regole di sistema che proteggono corretta informazione, minori e pluralismo.
Sanzioni: quanto può costare un errore
La forchetta è ampia e fa male. Per violazioni su diritti fondamentali e tutela dei minori si può arrivare fino a 600 mila euro. Per la trasparenza delle comunicazioni commerciali la sanzione può spingersi nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Nei casi più seri entrano in gioco ordini di rimozione o inibizioni dei contenuti.
Cosa devono fare subito gli influencer (e chi lavora con loro)
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Etichettare chiaramente: “Pubblicità”, “Adv”, “Branded content”.
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Rendere tracciabili gli accordi commerciali e archiviare prove per dimostrare la correttezza dei comportamenti.
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Applicare filtri d’età e funzioni di age-gating per i contenuti sensibili (specie su alcolici).
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Verificare le fonti dei contenuti informativi: prima la sostanza, poi il format.
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Bonificare i cataloghi: via materiali piratati e riferimenti a prodotti/servizi vietati.
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Allineare la filiera (agenzie, centri media, brand): la conformità non è un favore, è un requisito contrattuale.
L’impatto di sistema
Queste regole non “ingabbiano” la creatività: la qualificano. Chi lavora con trasparenza e rigore avrà un vantaggio competitivo netto. Gli altri dovranno scegliere: evolversi o pagare. È la linea che separa l’influencer marketing maturo dal dilettantismo virale.
In sintesi: più visibilità significa più responsabilità.
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Delibera Agcom n. 197/25/CONS: Scarica il PDF con il link
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Linee guida aggiornate: Scarica il PDF con il link
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Codice di condotta per gli influencer: Scarica il PDF con il link






