Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia e presidente onorario dell’associazione Dioghenes APS. Siamo arrivati alla IV edizione del premio nazionale Lea Garofalo. Si è parlato di tematiche importanti davanti agli studenti, che spesso non sanno e nemmeno studiano. Quanto è importante, allora, parlarne e fare questi eventi con loro?
L’importanza della memoria del ricordo della verità è fondamentale affinché i giovani sappiano cosa significa essere vittima ma anche l’impegno che ogni uomo o donna mettono nell’atto della denuncia.
Bisogna portare a conoscenza di ogni ragazzo il grande valore del sacrificio di chi decide di denunciare le mafie
Quest’anno è stato premiato un altro testimone di giustizia che ha raccontato che anche per lui le cose non vanno bene. Quindi non è solo una problematica tua la mancata protezione da parte dello Stato, come qualcuno vorrebbe far credere?
Dopo la denuncia si dovrebbe essere presi in carico dallo Stato dalla sue articolazioni, ma questo non accade e il denunciate, il testimone, si trova ad affrontare un inferno: da una parte la vendetta delle mafie e dall’altra l’indifferenza di quella parte di Stato che quotidianamente distrugge i testimoni di giustizia dando un chiaro segnale negativo.
Le mafie continuo ad evolversi, a prendere potere e lo Stato è in affanno, la politica è silente sulla questione testimoni di Giustizia e ogni anno che passa le cose peggiorano. Non c’è protezione idonea, non c’è assistenza psicologica, non c’è un reale rinserimento socio lavorativo. Sulla carta la legge è ben fatta ma chi la dovrebbe applicare, troppo spesso, non solo non la applica ma con una serie di circolari interne vessa i testimoni.
Molti testimoni oramai sono devastati da tale atteggiamento
Torniamo a parlare allora dei Testimoni di giustizia. Qual è la vostra situazione attuale? Cosa è cambiato dall’anno scorso?
Non è cambiato nulla, è tutto peggiorato. La commissione parlamentare antimafia non audisce i testimoni di Giustizia
Cosa servirebbe per aiutarvi concretamente? Magari arriva qualche suggerimento a chi di dovere
Bisogna applicare la leggi e comprendere che non siamo numeri di matricola ma cittadini onesti che hanno avuto il coraggio di denunciare le mafie
Lea era una testimone di giustizia, anche se ancora oggi per parte dello Stato è una collaboratrice. Cosa ci resta oggi del suo insegnamento?
Lea ha pagato in vita la furia criminale della ‘ndrangheta e non solo, se lei è stata uccisa è perché qualcuno che diceva proteggerla non lo ha fatto.
La vicenda di Lea è il simbolo di una vergogna di Stato che pur di non ammettere determinate verità cerca di infangare una donna che purtroppo non può più difendersi. Ed è per questo che bisogna fare sentire la verità a tutti perché c’è chi tutt’oggi cerca di infangare la figura di Lea Garofalo
Tornando al premio c’è stata una scena bellissima che ti ha coinvolto: alla fine della premiazione, dopo anche il tuo intervento, le autorità se ne sono andate e, invece, gli studenti, ti hanno accerchiato, emozionati come lo eri tu, e si sono voluti fare la foto insieme a te con il segno di “vittoria”. Come hai vissuto questo e cosa significa?
Quei volti, quegli occhi dei ragazzi per me sono tutto, sono vita e l’unica cosa che mi tiene in vita su questa terra.
La loro forza mi sorregge quotidianamente perché vivere in un programma di protezione equivale a non vivere più.
Ci dissero che eravamo morti che camminano ed oggi confermo che la nostra vita non è vita.Lea è un esempio di resistenza di denuncia e di lotta contro le mafie.
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