Autoporto, una parola per decenni diventata sinonimo di “cattedrale del deserto”, simbolo delle incompiute sorte tra grandi promesse e aspettative e poi rimaste in abbandono. È un pezzo della storia di San Salvo, del vastese e dell’intero Abruzzo.
Sulle spalle della collettività il peso dell’Autoporto fu di ben 8.742.062,29 euro per la sua realizzazione, ci sono diverse teorie sul costo complessivo di quella cattedrale nel deserto per le casse pubbliche, da 12 a diverse decine. E che già pare non esistere una quantificazione definitiva e totale fa ben capire le dinamiche in questo lembo di terra d’Abruzzi e non solo.
I lavori per la realizzazione dell’Autoporto di San Salvo iniziarono nel 1989, gli ultimi interventi ci furono nel 2008, anno dell’inaugurazione. Promessa come volano di sviluppo del territorio, infrastruttura preziosa ed importante per il tessuto industriale locale, rimase invece in abbandono. Fino al 2020 quando l’Arap (Agenzia Regionale Attività Produttive, la società che gestisce le zone industriali della regione che ha sostituito i vecchi Consorzi Industriali) decise di venderlo. L’area su acquistata da Amazon che decise di costruirvi l’infrastruttura per i droni che erano destinati a consegnare pacchi in tredici comuni di Abruzzo e Molise.
Erano perché non accadrà più. Come abbiamo riportato il 29 dicembre Amazon ha deciso di abbandonare il progetto. «A seguito di una revisione strategica, abbiamo deciso di interrompere i nostri piani di consegna commerciale con droni in Italia. Nonostante il coinvolgimento positivo e i progressi compiuti con le autorità aerospaziali italiane, il più ampio contesto in cui operiamo in Italia non offre, al momento, le condizioni necessarie per i nostri obiettivi di lungo periodo per questo servizio» le uniche motivazioni rese pubbliche dalla multinazionale Amazon. Quali sono queste condizioni e perché non ci sono, nonostante il favore di ENAC (e istituzioni), non è stato dichiarato in maniera esplicita dalla multinazionale.
La cattedrale nel deserto, l’autoporto a cui erano stati legati promesse e grandi annunci, rimarrà tale. Ma questo non ha turbato i sonni di nessuno, in questi sette giorni a cavallo del trapasso tra il vecchio anno e il nuovo non ha smosso nulla e nessuno. È cronaca di oggi, è storia che si ripete in questo territorio. Tutto passa, tutto s’accetta, con fatalità, rassegnazione e normalizzazione. La politica tutta tace, nessun esponente delle alte sfere ha espresso alcunché. E la società civile, i paladini del tutto dispersi.
L’Enac ha espresso stupore e ha definito «inattesa» la notizia, la politica locale delle due regioni sulle sponde del fiume Trigno finora tace. La foto che riproponiamo oggi in copertina, già pubblicata il 29 dicembre, racconta di un incontro in pompa magna di poche settimane fa, in prima fila i più alti esponenti delle due regioni – Abruzzo e Molise – e la comune soddisfazione che si era grati ad Amazon perché si stava giungendo al completamento, alla realizzazione di tutto. Ma non accadrà.
Passate alcune ore sulla stampa sono iniziate a trapelare le possibili motivazioni della scelta della multinazionale.
«Cosa è successo? La ricostruzione è stata fatta dal Corriere della Sera che cita fonti riservate. Fonti secondo cui il 10 dicembre scorso David J. Carbon, vicepresidente e general manager di Amazon Prime Air, ha comunicato al presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma, che il colosso avrebbe interrotto «con effetto immediato» il programma in Italia. Dalla società avrebbero poi riferito ad altri interlocutori che la causa principale sarebbe stata il contenzioso a Milano sulle accuse di frode fiscale. Anche per questo, proseguono le fonti, ci sarebbero “confronti attivi” con esponenti del Governo per riportare il sereno tra le parti».
Il Centro così ha ricostruito quanto emerso in un articolo pubblicato nelle prime pagine dell’edizione cartacea del 29 dicembre.
«Amazon verserà un totale di 723milioni di euro all’Agenzia delle Entrate. L’accordo, raggiunto solo ieri, aggiunge ai 212milioni di multa pagati da Amazon logistica e Amazon Italia transport, già accordati negli scorsi giorni, altri 511milioni di euro per non aver ottemperato nel biennio dal 2019 al 2021 a obblighi tributari, come il pagamento dell’Iva. Il colosso delle multinazionali americano potrà anche rateizzare la somma per sanare il debito con il fisco italiano. Le indagini, sostenute dalla procura di Milano, dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate, procedono da mesi: l’inchiesta in corso ha portato alla luce i movimenti illeciti di Amazon in Italia. Si parla dell’import di migliaia di prodotti di origine cinese arrivati nei mercati italiani senza pagamento di Iva e dazi. Inizialmente, la procura aveva stimato che l’evasione fosse di circa 3miliardi».
Questa è la ricostruzione pubblicata da Il Manifesto lo scorso 18 dicembre (analoghi articoli e ricostruzioni si trovano su tante altre testate giornalistiche, da Il Sole 24 Ore ad altri quotidiani) di come è nata la maxi multa del Fisco italiano, del perché Amazon dovrà versare questa multa e su quanto riscontrato nelle indagini nei confronti della multinazionale.
«Sanzioni sproporzionate, l’Italia perde attrattività» è la dichiarazione di Amazon in reazione a questa multa pubblicata da Repubblica lo scorso 10 dicembre. Le conseguenze di questa dichiarazione, la concretizzazione delle parole dei dirigenti di Amazon sono ora di fronte a tutti, cadute su questo territorio, su quell’Abruzzo che aveva spalancato in maniera trionfale e ultra disponibile le braccia alla multinazionale.
«Modello Amazon», da replicare anche per altre multinazionali, è stato definito l’iter accelerato e di favore concesso dalle alte sfere della Regione Abruzzo.
Tutti noi, cittadini e lavoratori, ci imbattiamo quotidianamente nella burocrazia e nel fisco, innumerevoli le istanze inoltrate ai diversi livelli delle Pubbliche Amministrazioni e delle istituzioni. E il calendario è costellato di scadenze fiscali. Saltare una di queste scadenze, commettere involontariamente e in totale buona fede qualche errore anche solo formale e marginale nella compilazione di qualsiasi modulo ha conseguenze che nessuno vorrebbe subire e chi vi è incappato lo ricorda con grande sofferenza.
Anche, se non soprattutto, lavoratori, disoccupati, classi meno abbienti, famiglie che non riescono ad arrivare alla metà del mese, l’elenco è lungo. Nessuno di loro ha una istituzione con cui trattare per riportare «il sereno», come secondo fonti, è avvenuto tra Amazon e il governo italiano. Nessuno di loro può parlare di assenza o presenza di condizioni favorevoli o sfavorevoli perché la vita e le sue quotidiane tribolazioni di favorevole ha poco e nulla già in partenza, figurarsi quando si incappa nelle sanzioni del fisco e della burocrazia italiana.
L’annuncio dell’abbandono del progetto di consegna con i droni è avvenuto oltre una settimana fa, otto giorni fa, notizia pubblicata da Il Sole 24 Ore sabato 27 dicembre intorno alle ore 20.30, da Repubblica pochi minuti dopo e in serata aveva già avuto ampia diffusione sulla stampa nazionale e locale. Una settimana, otto giorni giorni, oltre 200 ore sono passate. Il 29 dicembre abbiamo concluso il nostro articolo scrivendo «la politica locale delle due regioni sulle sponde del fiume Trigno finora tace». Oltre cento ore dopo la situazione è la stessa, come già riportato in quest’articolo nessuna dichiarazione, nessuna reazione, nulla di nulla.




