C’è una tenda davanti al Veneziale. Non è teatro. È un segnale d’allarme piantato nel cemento: il sindaco resta lì, mentre chi dovrebbe governare e gestire la sanità molisana, Asrem e classe dirigente, continua a fare la cosa più comoda: fingere che la “casa” non stia bruciando.
La tenda denuncia una sanità pubblica diventata ingestibile. Ingolfata. Sfilacciata. Spezzata. Svenduta ai privati. Anni di scelte politiche e amministrative che hanno trattato il diritto alla salute come una pratica da archiviare, non come un dovere da garantire.
Da anni in Molise si racconta la stessa favola: “debito pubblico”, “piano di rientro”, “razionalizzazione”, “ottimizzazione”, “riorganizzazione”. Parole vuote che non significano un cazzo. Utili soltanto per coprire una realtà sporca: il pubblico viene lasciato senza ossigeno. In favore del privato e del business di pochi.
Quando manca personale, quando i reparti vanno al lumicino, quando i servizi vengono ridotti o svuotati, non si tratta di sfortuna. È una dinamica precisa: se rendi il pubblico lento, fragile, imprevedibile, poi puoi dire alla gente: “Vedete? non funziona”. E a quel punto il privato diventa la scorciatoia obbligata. Non è una scelta: è una resa.
Asrem e politica: il muro di gomma
L’Asrem dovrebbe essere il cervello operativo del sistema sanitario regionale. Invece, troppo spesso, appare come un muro di gomma: incassa proteste, richieste, emergenze e restituisce silenzio, rinvii, comunicati vuoti, burocrazia. E la realtà corre più veloce delle carte.
E la sanità non perdona i tempi lunghi. Se un servizio manca oggi, non “si recupera domani”. Domani qualcuno avrà già pagato il prezzo.
Quando la sanità pubblica diventa (è una trasformazione voluta) inaffidabile si moltiplicano le liste d’attesa (attese senza fine); i Pronto Soccorso si trasformano in imbuti permanenti (manca una rete territoriale capace di assorbire e prevenire); cresce l’emigrazione sanitaria; aumenta la rinuncia alle cure, quella silenziosa, che non fa notizia.
Molise, la sindrome della rana bollita: stanno togliendo tutto e i molisani restano a guardare
Il Molise è stata trasformata in una regione dove la salute non è più un diritto. Ma una merce.
La privatizzazione viene venduta come soluzione “efficiente”. Una schifosa falsità. Il privato fa il privato: non si cura dei malati, cerca sostenibilità economica, convenienze. Fa parte della sua natura. Il pessimo risultato è davanti agli occhi: un pubblico indebolito, un privato che cresce, cittadini costretti a scegliere “la cura possibile”.
Il sindaco in tenda è una domanda pubblica: e voi, dove state?
La domanda vera è: chi governa davvero questa crisi? E soprattutto: chi se ne assume la responsabilità politica e amministrativa? Perché se il sindaco resta in tenda e l’Asrem fa orecchie da mercante, significa una cosa sola: la distanza tra istituzioni e cittadini è diventata una voragine.
I molisani devono ribellarsi
Ribellarsi non significa urlare un giorno. Significa scegliere.
Scegliere di non accettare più politici infingardi, senza visione, senza futuro, senza coraggio. Scegliere di non farsi incantare dalla propaganda e dalle promesse a tempo. Scegliere di pretendere programmi chiari. Perché la sanità non è un favore. È la linea di confine che separa una comunità viva da una comunità abbandonata.
La sanità molisana non sta “scricchiolando”: sta cedendo. Ma un popolo non può arrangiarsi sulla salute.
Quanti altri reparti devono spegnersi prima che qualcuno ammetta che questa è una scelta chiara?





