La pace è il bene più grande che oggi manca a troppi popoli della terra. Da qui parte il messaggio di Pasqua dell’arcivescovo metropolita di Catania, Luigi Renna, che affida ai fedeli una riflessione diretta: senza pace non c’è serenità nelle famiglie, non c’è gioia nei cuori, non c’è futuro per le comunità.
Il riferimento centrale è al Cristo Risorto che, apparendo agli apostoli, pronuncia parole semplici e decisive: “Pace a voi”. In quel saluto, ricorda Renna, c’è una forza che va oltre ogni rancore. È una pace che non si nutre di vendetta, che libera l’uomo dalla prigione dell’odio.
La Pasqua non può ridursi a una celebrazione rituale, ma deve diventare una chiamata concreta alla riconciliazione. Cristo mostra le ferite. Per l’arcivescovo di Catania, la pace non è un concetto astratto né un sentimento generico. Ha sempre un volto, un destinatario, un “tu” a cui rivolgersi. Per questo il cristiano non può vivere una fede chiusa nello spazio privato.
Nel suo intervento, Renna richiama anche la testimonianza di San Francesco, indicato come modello limpido di pace. Il santo di Assisi viene ricordato come colui che ha fatto della mitezza, della concordia e della cura delle ferite una vera vocazione. Un richiamo particolarmente forte in questo anno francescano, che invita i credenti a riscoprire una fede capace di ricucire ciò che è stato spezzato.
Da qui nasce anche un invito preciso a coltivare le virtù che rendono possibile una pace vera e duratura: tolleranza, pazienza, coraggio, riconciliazione, serenità, giustizia. Il messaggio pasquale di Luigi Renna si chiude con un auspicio che ha il tono di una preghiera e di un programma: pace nei cuori, nelle case, nelle città, nel mondo. Perché la Pasqua, ricorda l’arcivescovo, continua a dire una verità che resta semplice e radicale: solo con la pace è possibile la vita e la gioia.




