Al centro dell’iniziativa, le testimonianze di figure impegnate da anni sul fronte della memoria, della giustizia e della denuncia civile. Tra queste, Gaetano Porcasi, Mauro Esposito, Luigi De Magistris, Marisa Garofalo, Francesca Bommarito, Stefano Baudino e, con un intervento di fortissimo impatto umano e civile, Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia costretto da anni a vivere sotto copertura per il bene comune.
Quella di Gennaro Ciliberto non è una storia qualunque. È la storia di un uomo che ha scelto di denunciare, pagando un prezzo altissimo. Da anni vive inserito in uno speciale programma di protezione, una condizione estrema resa necessaria dalle minacce e dai pericoli legati alle sue rivelazioni. Le sue denunce hanno contribuito a far emergere quello che è stato definito uno dei più gravi scandali legati agli appalti pubblici in ambito autostradale.
Grazie al suo coraggio è venuto alla luce un sistema inquietante, in cui la camorra riusciva a gestire milioni di euro attraverso un meccanismo criminale che, secondo quanto denunciato, faceva capo ad ambienti collegati al clan D’Alessandro. Un sistema fondato sul risparmio illecito sulla sicurezza delle infrastrutture, sull’impiego di materiali scadenti, su false certificazioni e su opere realizzate in modo non conforme. Un intreccio pericoloso che ha messo a rischio la vita di migliaia di cittadini, trasformando la sicurezza pubblica in terreno di profitto criminale.
Le sue denunce hanno colpito al cuore questi interessi, sottraendo alla camorra milioni di euro e scoperchiando un modello di affari costruito sull’illegalità e sul disprezzo per la vita umana. Crolli annunciati, pericoli ignorati, strutture insicure: tutto questo, nelle sue parole, non appartiene alla teoria, ma a una realtà vissuta e denunciata in prima persona.
La scelta di Ciliberto ha avuto conseguenze pesantissime sul piano personale. Privazioni della libertà, necessità di cambiare identità, vita sotto protezione costante, paura quotidiana. Eppure, nonostante tutto, non ha mai mostrato cedimenti, neppure dopo essere stato colpito con arma da fuoco.
Davanti ai ragazzi presenti in sala ha consegnato un messaggio netto, senza retorica: la legalità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana che richiede sacrificio, responsabilità e coraggio.
Il senso più profondo della sua testimonianza è tutto in una convinzione maturata nel dolore e nella coerenza: il prezzo che paga un testimone di giustizia in Italia è altissimo, ma il costo del silenzio sarebbe stato ancora più devastante per la coscienza e per il futuro collettivo.
Oggi Gennaro Ciliberto continua la sua battaglia non soltanto nelle aule giudiziarie, ma anche nelle scuole, nei luoghi della formazione e del confronto civile. Già presidente onorario dell’Associazione Dioghenes APS, porta avanti un impegno fondato sulla diffusione dei valori costituzionali e sul contrasto a ogni forma di illegalità. La sua presenza a Brescia ha avuto il peso delle parole che non cercano applausi, ma coscienze.

La sua vicenda è anche al centro del libro scritto da Paolo De Chiara, Una vita contro la camorra, volume che racconta il percorso umano e giudiziario del testimone di giustizia, restituendo tutta la durezza di una scelta compiuta in nome della verità e dell’interesse pubblico.
L’incontro di Brescia ha lasciato un segno preciso. Ha dimostrato che, se il sistema mafioso tenta di isolare chi denuncia, esiste ancora una società civile capace di ascoltare, comprendere e raccogliere il testimone. E che proprio dai più giovani può arrivare la risposta più forte: quella di una generazione che non si rassegna, che impara a riconoscere il male e che sceglie, finalmente, da che parte stare.
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