Venerdì a Catania si è svolta la festa del 174esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato con degli eventi che hanno riempito la giornata e la presenza del capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani – Direttore generale della pubblica sicurezza. Si è iniziato la mattina con l’inaugurazione della nuova Questura di Catania, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose. Nel pomeriggio l’inaugurazione del nuovo complesso sportivo per le fiamme oro all’interno del X reparto mobile. La sera il concerto della banda della Polizia di Stato al Teatro Bellini.
In tutta la giornata è stato presente il Capo della Polizia che tanto si è impegnato, grazie e insieme al Questore Giuseppe Bellassai, per la creazione della nuova Questura.
Importanti le parole del capo della Polizia nel suo intervento la mattina. Ha parlato della sicurezza, della percezione, del mondo online e delle sue conseguenze, della criminalità giovanile e dell’importanza della nuova struttura poi ribaditi in un punto stampa:
“La nuova questura di Catania è una splendida sinergia tra istituzioni di cui dobbiamo essere tutti quanti orgogliosi perché è la dimostrazione della sinergia tra le istituzioni statali e gli enti locali. La criminalità straniera, purtroppo, generata anche da contesti di marginalità e difficoltà di integrazione, assume delle dimensioni sempre più ampie e violente così come la crescente devianza giovanile che necessita di un’attenzione particolare sulla tematica della minore età. Vi è la necessità di un impegno sistemico da parte di tutte le istituzioni perché dobbiamo essere in grado di intercettare, comprendere e arginare i fenomeni di violenza e soprattutto di una diffusa radicalizzazione sul web da parte dei minori. Siamo consapevoli della complessità del momento e soprattutto dei fenomeni che lo stanno determinando. Una complessità che incide inevitabilmente sul livello di percezione di sicurezza da parte dei nostri dati sebbene i dati della criminalità in generale in tutto il territorio nazionale sono in decrescita. E questo è un fattore che purtroppo in questo momento accomuna ogni territorio, ogni comunità del nostro paese. È un fattore, quello sulla percezione della sicurezza, su cui dobbiamo riflettere. Dobbiamo chiederci se i limiti posti alla diffusioni delle notizie sull’attività di repressione svolta dalle forze dell’ordine e dalla magistratura siano dei limiti rispondenti alle esigenze della percezione della sicurezza dei nostri cittadini pur nel rispetto della presunzione di innocenza prevista dalla Costituzione. Il tema della sicurezza è un tema fortemente sentito dai cittadini, ma purtroppo spesso strumentalizzato. La polarizzazione del dibattito impedisce la ricerca di soluzioni condivise e che potrebbero dare una unità di indirizzo e una stabilità all’azione di prevenzione e di contrasto. È la sicurezza a rendere un paese libero e questo è il nostro compito. Noi dobbiamo avere la capacità di porre la polizia di Stato al passo con i tempi che viviamo e non solo, non basta comprendere la contemporaneità ma è necessario avere uno sguardo rivolto al futuro, alle future generazioni e così abbiamo implementato ile nostre giornate nei teatri comunali delle città dove riunite gli adolescenti delle scuole medie e superiori ai quali trasmettere pillole di legalità ai fini di diffondere una cultura che possa aiutarli ad evitare la commissione di comportamenti devianti. È altresì importante lo sguardo al progresso scientifico e da qui l’impegno nostro per una maggiore presenza nel mondo universitario con specifici laboratori formativi per i nostri investigatori tecnici. Siamo consapevoli di quanto sia fondamentale oggi più che mai una formazione aggiornata per i nostri chimici, fisici, biologi informatici. Sulla percezione della sicurezza c’è un impegno da parte di tutto in maniera congiunta. È importante trasmettere ai cittadini la percezione della sicurezza che rifletta quello che è l’effettivo e costante impegno tutti i giorni non dolo da parte della polizia di Stato ma di tutte le forze dell’ordine, della magistratura e del governo a sostegno dell’operato. Vi sono sicuramente dei limiti alla comunicazione e nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati. Come ho detto nel mio discorso un video di un delitto colpisce la sensazione di sicurezza dei cittadini molto più del comunicato stampa successivo all’arresto del responsabile. Questo è un aspetto su cui va fatta anche una riflessione normativa se alcuni limiti vanno rivisti per dare maggiore spazio alla comunicazione dell’attività di prevenzione e repressione che viene fatta dalle forze dell’ordine e della magistratura.”
Il Questore Giuseppe Bellassai, nel corso del suo intervento, ha detto:
“Questa giornata rappresenta per tutti noi motivo di sincera soddisfazione. Lo è per le poliziotte e i poliziotti catanesi, per le istituzioni qui rappresentate e per l’intera comunità etnea che nella sua presenza colgono un segno di attenzione e interesse per la tematica della sicurezza del territorio che ha intrapreso un cammino non facile, orientato verso un futuro di crescita civile, sociale economica ancor prima culturale ed educativa. Una svolta importante, un progetto ambizioso che ha nella sicurezza la precondizione imprescindibile. La sua partecipazione assume per tutti, quindi, il valore di uno sprono ulteriore a proseguire il percorso intrapreso. Mi consenta signor capo della Polizia anche un ringraziamento personale per avermi dato l’onore di dirigere quest’ufficio e l’opportunità di vivere l’esperienza più intensa di una vita professionale lunga ormai quasi 40 anni. A Catania ho trovato ciò che ogni Questore spera di incontrare: donne e uomini animati da autentica dedizione, organizzazioni sindacali serie e collaborative, un gruppo di funzionari eccellenti per capacità professionali e ancora prima qualità umane. Su queste ultime mi soffermo. Sono convinto che siano valori come umanità, lealtà, correttezza, capacità di anteporre l’interesse istituzionale a quello personale a fare di un operatore di polizia un vero poliziotto. Se oggi possiamo dire di aver servito bene questa comunità lo dobbiamo soprattutto a questo patrimonio umano, al modo del tutto speciale in cui molti capiscono il delicato lavoro che svolgono. Non un impegno tra i tanti della giornata ma l’attività principale alla quale rivolgere le maggiori e migliori energie.”
foto di Antonino Schilirò





















