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Addio Olivier Dupuis, portò in Europa le denunce dei sistemi pedofili in Belgio

Abusi e violenze del cosiddetto «mostro di Marcinelle» e le cacce ai bambini furono denunciate dall'allora europarlamentare radicale nel 2000.

by Alessio Di Florio
10 Maggio 2026
in Attualità
Reading Time: 9 mins read
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«Come il radicale che sei stato, come Alex, tormentato e testardo, ti ricorderemo». Così Olivier Dupuis, allora segretario del Partito Radicale Transnazionale e parlamentare europeo, ricordò Alexander Langer su Il Manifesto il 6 luglio 1995. Parole che oggi si possono rivolgere a lui che ha lasciato questo mondo quasi 31 anni dopo Alexander.

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È stato un lungo addio quello a Dupuis, tra il suo Belgio e l’Italia. Un addio alla vita annunciato, atteso. Ma vissuto fino all’ultimo nella discrezione e nel riserbo che gli erano propri. Malato di una forma gravissima di tumore al pancreas Olivier Dupuis ha posto volontariamente fine alla propria vita ieri 4 maggio.

Il nome di Dupuis è legato ad una stagione di impegno nonviolento, tenace, per dare voce ai popoli oppressi, alle vittime, per opporsi alle derive anti-democratiche e autocratiche, ad un riarmo folle nazionalista, per l’obiezione di coscienza, per un’Europa che fosse veramente tale, civile. È stato di casa tra tanti popoli, dimenticati, oppressi, violentati, anche i più lontani dal suo Belgio. Ma non è mai stato straniero da nessuna parte. La sua Patria è stata il futuro, sono stati i senza patria e i paria della Terra. Un impegno tenace e caparbio, ostinato e mai domo, che lo ha portato ad essere arrestato varie volte.

Indomito e ostinato, tenace e tormentato dalle sofferenze e dalle ingiustizie di questo mondo. Esattamente come Alexander. Uomini che costruivano la Pace ma non erano mai in pace. Perché c’era sempre una grande causa per cui donarsi, una voce da dare a chi non ne aveva. Militante del futuro Dupuis, capace di denunciare quel che accadeva oltre l’ex cortina di ferro e schierarsi accanto ai popoli, quando ben pochi (se non nessuno) poteva immaginarsi cosa sta accadendo da quattro anni. Capace di denunciare i rischi e la follia di riarmi nazionali e nazionalisti, di un bellicismo egoista e irresponsabile negli anni novanta. Quando nessuno, tranne lui, Alexander Langer e pochi altri visionari persuasi della nonviolenza, capirono gli abissi che già stavano sorgendo.

Olivier Dupuis, anche dopo la fine del suo impegno al Parlamento Europeo e l’inizio del suo ritiro dalla politica, ha sempre mantenuto una rete di contatti e relazioni infinita. E sempre, da giornalista freelance e da militante, è stato pronto a donarsi con generosità. Non aveva più il cellulare, continuava ostinatamente ad utilizzare soprattutto la posta elettronica, ma c’era sempre, era sempre raggiungibile e disponibile. Ha vissuto anche momenti di forte difficoltà economica. Come capita, ha sottolineato qualcuno in questi giorni, a chi da giovanissimo vedere l’orizzonte dell’umanità e dell’impegno politico, nella polis, e vi si getta con generosità con tutto se stesso. E quindi, mentre altri costruiscono egoistiche carriere e sgomitano per l’affermazione personale, hanno l’unico orizzonte la collettività e non il particulare.

La morte di Olivier Dupuis ha scatenato un’ondata immensa di commozione, una mobilitazione poderosa. Ma è avvenuta nel riserbo, nella discrezione. Come lui sapeva, in fondo essere. Senza smaniare per apparire, sempre pronto a combattere e donarsi e non cercare riflettori per se stesso. I riflettori, i megafoni, ogni giorno, era dedicato solo e soltanto agli ultimi, agli oppressi, alle vittime, a popoli vicini e lontani a cui è stato familiare ed erano la sua famiglia. Radicale e umana, politica e sociale.

Il cammino su questa terra di Olivier Dupuis si è concluso il 4 maggio, vigilia della giornata in Italia dedicata al contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia. Nel 2000 portò al Parlamento Europeo la voce di chi stava denunciando il sistema pedofilo che impazzava in Belgio, quel che si nascondeva dietro il cosiddetto “mostro di Marcinelle”. Raccontò al mondo quel che stava emergendo e tanti stavano cercando di nascondere, depistando inchieste e indagini. Abomini che ritroviamo, in un filo rosso della pedocriminalità imperante, in tante vicende. Fino a quanto emerso, dopo anni di voci isolate e perseguitate, insultate e disprezzate, sul sistema Epstein.

Nei mesi scorsi si è tornato a parlare dei “cecchini di Sarajevo”. Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo, ha ricordato in un’intervista ad Avvenire le cacce ai bambini negli orfanotrofi e nelle fogne di Bucarest e altre città (Italia compresa). Nell’articolo sono state ricordate anche le cacce ai bambini in Belgio. Dupuis anche questa denuncia, attuale, drammaticamente e brutalmente attualissima, portò nel cuore delle istituzioni europee.

Nel 2023, partendo dall’inchiesta che Maria Grazia Cutuli pubblicò nell’agosto 2001 sul Corriere della Sera, abbiamo ripercorso le reti pedocriminali e pedomafiose allora attive in Belgio e quanto accaduto in Europa dall’Inghilterra all’Italia. E anche qui c’erano bambini nelle fogne, bambini vittime della violenza degli adulti. In un un’intervista ad Avvenire, ricordando le sue denunce dell’epoca e i due libri che vi ha dedicato, Massimiliano Frassi (associazione Prometeo) ha ricordato le cacce ai bambini negli orfanotrofi e nelle fogne di Bucarest e altre città europee. Come abbiamo riportato in due articoli nei mesi scorsi. 

Olivier Dupuis ha concluso il suo cammino terreno lo stesso giorno della morte del magistrato Diego Marmo. Il suo nome è legato nella memoria collettiva al processo a Enzo Tortora ma Marmo fu molto di più: tante le inchieste e tanti i processi nella sua carriera. Come ha ricordato la giornalista d’inchiesta Amalia De Simone si occupò anche della rete pedofilia nel Rione Poverelli a Torre Annunziata, quei pedofili denunciati da alcune mamme coraggio e che uccisero Matilde Sorrentino. Che noi abbiamo ricordato lo scorso 2 aprile, pochi giorni dopo l’anniversario del suo assassinio, insieme un’altra madre coraggio, Teresa Buonocore, e il 23 aprile a pochi giorni dalla Giornata dedicata ai bambini vittime della pedofilia, della pedopornografiam dello sfruttamento e dell’indifferenza organizzato da Meter da 30 anni. 

L’impegno contro pedofilia e pedopornografia, di ogni livello, è per noi priorità e sono nel cuore del nostro giornalismo. Ricorderemo Olivier Dupuis ripubblicando tutto quel che è possibile sulla pedofilia in Belgio da lui denunciata nel cuore dell’Europarlamento. E quelle di oggi. Memoria è continuare sul solco tracciato, è non dimenticare e continuare a batterci, prendendo la staffetta dell’impegno, della lotta, della denuncia. Una memoria che guardi solo indietro, che sacralizza nei santini e anestetizza le coscienze, non ci appartiene e ci inorridisce, è complicità con i carnefici di chi si “ricorda” e offesa alla memoria. Per questo, da oggi, proseguiremo il nostro impegno contro la pedocriminalità anche in nome di Olivier Dupuis.

Da Europa Radicale

Olivier Dupuis è nato nel 1958 ad Ath (Belgio). Si è laureato in Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Louvain. Si iscrive per la prima volta al Partito Radicale nel 1981 e partecipa attivamente alla campagna contro lo sterminio per fame, moltiplicando le iniziative nonviolente che lo hanno portato in numerose occasioni nelle stazioni di polizia della città di Bruxelles. Nel 1982, ha condotto per cinque settimane uno sciopero della fame in modo che la legge detta “legge-sopravvivente”, adottata a larghissima maggioranza dal Parlamento belga, fosse effettivamente attuata. Nello stesso anno, viene arrestato a Praga per aver manifestato e distribuito volantini con altri attivisti radicali a favore della libertà e della democrazia. Dopo tre giorni di detenzione, viene espulso e gli viene vietato il soggiorno per un periodo di cinque anni.

Nel settembre 1985, partecipa a un’azione di distribuzione di volantini sulla costa dalmata a favore della rapida adesione della Jugoslavia alla Comunità europea, come mezzo per garantire una transizione pacifica dal sistema comunista alla democrazia. Arrestato con altri due attivisti radicali a Dubrovnik, viene incarcerato per tre giorni, poi espulso e condannato a tre anni di divieto di soggiorno.

Sostenendo che né la difesa militare né la difesa civile alternativa costituiscono difese efficaci di fronte alle minacce reali per la pace e la sicurezza costituite essenzialmente dall’assenza di democrazia nell’Unione Sovietica e dal mancato rispetto del diritto alla vita nella parte meridionale del mondo, viene arrestato nell’ottobre 1985 e incriminato per diserzione. Condannato a due anni di reclusione, viene rilasciato nell’agosto 1986, dopo aver trascorso 11 mesi nelle prigioni belghe. A sostegno di Dupuis si espressero i dissidenti russi Leonid Pljušč e Vladimir Bukovsky e Altiero Spinelli.

Dalla fine del 1988, risiede a Budapest dove partecipa all’organizzazione del congresso del Partito Radicale Transnazionale che si terrà lì nell’aprile 1989. Dal 1989 al 1993 coordina le attività del PR nei paesi dell’Europa centrale. Nel dicembre 1991, mentre la Comunità Europea si ostina ancora a non procedere al riconoscimento internazionale delle repubbliche dell’ex Jugoslavia, si reca con Marco Pannella e altri radicali nelle trincee della città assediata di Osijek, e vi indossa l’uniforme croata nel capodanno del 1992.

A Sofia, nel luglio 1993, è stato eletto Presidente del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale.

Nel marzo 1994, inizia un digiuno di dialogo (che durerà 28 giorni) con i membri della V Commissione delle Nazioni Unite, per ottenere un accordo sul finanziamento del Tribunale ad hoc per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia.

A Roma, nell’aprile 1995, durante il 37° Congresso radicale, viene eletto segretario generale del Partito Radicale Transnazionale.

Nell’aprile 1996, diventa membro del Parlamento europeo. È membro della Commissione Affari Esteri, membro supplente della Commissione Libertà Pubblica e membro delle Delegazioni con l’Europa sud-orientale e con la Transcaucasia.

Durante l’estate del 1998, lancia la campagna del Partito Radicale Transnazionale a favore dell’incriminazione per crimini di guerra e crimini contro l’umanità del presidente Milosevic da parte del Tribunale penale internazionale sui crimini commessi in ex Jugoslavia. Nella primavera del 1999 consegna al vice-procuratore del tribunale, Graham Blewitt, più di centomila firme di cittadini di tutto il mondo che chiedono l’incriminazione di Slobodan Milošević.

È stato rieletto al Parlamento europeo nel giugno 1999 nella circoscrizione dell’Italia Nord-Occidentale; membro della Commissione Costituzionale, membro supplente della Commissione Affari Esteri e membro delle Delegazioni con l’Asia meridionale e con la Transcaucasia.

Nel giugno 2001, manifesta con Martin Schulthes a Saigon (Ho Chi Minh City) a favore della democrazia e della libertà di religione davanti alla Pagoda di Tinh Minh dove è detenuto il Venerabile Thich Quang Do, numero 2 della Chiesa Buddista Unificata, non riconosciuta dalle autorità di Hanoi. Arrestati, vengono interrogati per qualche ora e poi espulsi in direzione di Bangkok.

In occasione del secondo anniversario del “Movimento del 26 ottobre 1999” e in segno di solidarietà concreta con cinque dei leader del movimento arrestati allora e diventati da allora desaparecidos, Olivier Dupuis, Silvja Manzi, Massimo Lensi, Bruno Mellano e Nikolaj Khramov manifestano il 26 ottobre 2001 a Vientiane per “la libertà, la democrazia e la riconciliazione in Laos”. Arrestati dalle autorità di Vientiane, vengono interrogati a lungo e poi incarcerati per due settimane nella prigione di Phontong. Condannati a due anni e mezzo di carcere al termine di un processo-farsa, vengono immediatamente espulsi dal paese.

Il 26 febbraio 2004, Olivier Dupuis ha interrotto uno sciopero della fame di 40 giorni in seguito all’adozione da parte del Parlamento europeo di due emendamenti che aveva depositato. Nel 1° il PE “chiede alla Commissione e all’Alto Rappresentante per la PESC di studiare il Piano Akhmadov che propone, sulla base dell’esperienza della comunità internazionale in Kosovo, l’istituzione di un’amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia”. Il secondo emendamento adottato dalla plenaria del PE afferma che “la deportazione di tutto il popolo ceceno ordinata da Stalin il 23 febbraio 1944 ha, in virtù della 4a Convenzione dell’Aia del 1907 e secondo la Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1948, ha costituito un atto di genocidio”.

Dal 2005 era in “congedo” dalla politica militante ma come giornalista freelance ha continuato ad alimentare e animare spazi di lotta politica. È stato negli ultimi anni estensore di numerosi appelli transnazionali volti al sostegno dell’Ucraina di fronte all’assalto criminale della Russia di Putin, appelli che hanno visto l’adesione delle massime personalità della cultura, della società e della politica europea.

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Alessio Di Florio

Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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