Le recenti elezioni in Sicilia hanno consegnato un risultato sorprendente. L’avanzata della coalizione di sinistra ha messo realmente alle strette il centrodestra, dominante fino ad oggi anche in roccaforti storiche come Agrigento. In questo scenario, colpisce in particolare il fenomeno di partiti come Alleanza Verdi e Sinistra, che riguadagnano terreno in modo inatteso e riaprono una discussione politica che va oltre i confini dell’isola.
P. Montalto illustra un possibile progetto politico ed elettorale per il futuro. Un progetto nazionale, oltre che locale siciliano, perché l’esperienza siciliana non è altro che uno specchio della situazione generale italiana. La Sicilia, ancora una volta, diventa laboratorio, ferita aperta e termometro politico del Paese.
Ma cosa è davvero il tanto sbandierato campo largo?
Secondo il segretario di AVS Sicilia, più che usare questa definizione, sarebbe più corretto parlare di campo progressista. Una formula che indica l’unità di vari movimenti ed esperienze politiche per fare fronte a quella che lui definisce l’attuale “emergenza Italia”.
Un’emergenza rappresentata dal governo delle destre oggi al potere, sdoganate da sé stesse dalle colpe e dai reati del passato. Una destra che si muove dentro una democrazia formalmente conclamata, ma che, secondo questa lettura, mira a soffocare i poteri legislativi, la libertà di espressione, la libertà di informare e tutta una serie di garanzie democratiche. Il rischio, in questa prospettiva, è quello di una reale e conclamata deriva antidemocratica.
Per questo Montalto preferisce parlare di campo progressista, ma soprattutto richiama la necessità di tornare alla definizione piena di sinistra. Non una parola da archiviare, non un’etichetta imbarazzante, ma la riproposizione di un soggetto ideologico capace di affrontare le emergenze del presente.
Tra queste emergenze ci sono la sanità pubblica, oggi sempre più sbilanciata a favore del privato, la questione ambientale, la presenza delle mafie e della criminalità organizzata, che si nutrono di un sistema consolidato fatto di disuguaglianze, interessi, potere e abbandono dei territori.
Il punto centrale diventa allora la riproposizione della politica e dei partiti come movimenti vivi, capaci di stare in mezzo alla gente, intercettarne istanze e bisogni, trasformare quelle domande in risposte concrete. Non apparati chiusi, non sigle senz’anima, ma strumenti di partecipazione, radicamento e cambiamento.
Montalto supera così le esperienze passate delle varie “cose” nate dal PDS negli anni Novanta e delle coalizioni variegate dei governi dei decenni successivi, dal 2000 al 2017. Esperienze che, alla fine, hanno prodotto ancora più instabilità e ingovernabilità, senza riuscire a costruire una vera alternativa politica e sociale.
Il segretario di AVS Sicilia ricostruisce poi la storia e la dinamica di AVS come partito: la sua evoluzione, il suo schierarsi con dei “no” netti davanti a molti avvenimenti politici degli ultimi anni, l’arrivo al Parlamento europeo, il collegamento con i movimenti nati attorno ai recenti e tragici fatti internazionali, da Gaza alle guerre che attraversano il mondo.
Alla fine, però, il concetto generale resta uno solo: la rinascita della sinistra nel senso più puro del termine. Una sinistra capace di ricostruire unità, di parlare ai territori, di rimettere insieme movimenti, esperienze civiche, battaglie sociali, lotte ambientali, antimafia e diritti.
La Sicilia, in questa lettura, non è solo una regione che ha votato. È un segnale. Una crepa nel muro del dominio del centrodestra. Un avviso politico. Forse l’inizio di una nuova stagione, se il campo progressista saprà trasformare il risultato elettorale in un progetto forte, credibile e realmente alternativo.





