Sono 309 gli atti intimidatori, di minaccia e di violenza rivolti nel corso dell’anno contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della Pubblica Amministrazione. Nel 2024 erano stati 328 e quindi si registra un -6%. Infatti, in questo anno, si tratta del numero di casi più basso registrato in 16 anni di monitoraggio del fenomeno.
Viceversa si registra un aumento del numero dei Comuni interessati, per un totale di 215 con un +4% rispetto al 2024, e delle province coinvolte, sono 72 con un +4% in confronto all’anno precedente. Inoltre è in crescita anche il numero delle regioni coinvolte: sono 18. Quelle che sembrano non essere colpite sono Trentino Alto Adige e Molise.
La Puglia è la regione più colpita da atti intimidatori nel 2025, tornando ad avere il primato che gli mancava dal 2013: sono 51 i casi censiti con un +24% rispetto al 2024. A seguire troviamo la Campania con 37 casi censiti; la Sicilia con 35 e la Calabria con 32. Questi sono tutti territori che segnano una riduzione delle minacce registrate rispetto all’anno precedente.
Andando al centro-nord il primato lo ha la Lombardia con 30 casi segnando un ben+58% rispetto al 2024. A seguire troviamo Veneto e Lazio con 22 casi censiti in entrambi i territori. A chiudere le prime 10
posizioni sono la Sardegna, con 16 casi; la Toscana con 12 casi e l’Emilia-Romagna con 11 casi.

Sono passati tre anni e Napoli torna ad avere il primato come provincia più bersagliata nel 2025: sono 16 gli atti intimidatori distribuiti in ben 11 comuni. A seguire troviamo Lecce con 15 casi, Palermo con 14, Reggio Calabria con 11 e Cosenza, Agrigento e Padova a chiudere con 10 casi.

Il dato che colpisce è il numero di intimidazione in 16 anni di raccolta dati: la Sicilia è al primo posto con 948 casi con un totale di 6025 atti intimidatori censiti in tutta Italia.

Se si parla di comuni a guidare la lista è la Campania con 220 comuni colpiti.

L’84% delle intimidazioni censite nel 2025 sono state di tipo diretto il che significa che amministratori locali e personale della Pubblica Amministrazione, e quindi dirigenti e impiegati comunali, presidenti di enti e aziende partecipate, personale di altre strutture locali, sono stati minacciati direttamente come persone. Nel restante 16% dei casi le minacce sono state di tipo indiretto.

Questo significa che sono stati colpiti municipi, uffici e strutture di proprietà comunale o sono state
distrutte e danneggiate strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del
trasporto pubblico. Tra le minacce di tipo indiretto, non mancano le intimidazioni rivolte ai familiari: genitori, mogli, mariti, figli, fratelli e sorelle.
Prosegue il calo, già in attivo da qualche anno, del numero di minacce e di aggressioni nei confronti del personale della Pubblica Amministrazione: il 13% del totale nel 2025. Tra coloro che maggiormente vengono presi di mira da minacce e intimidazioni dirette troviamo gli amministratori locali nel 77% dei casi con i più colpiti i sindaci, nel 68% dei casi, in aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2024.
A livello di metodi utilizzati gli incendi si confermano la tipologia di intimidazione più utilizzata per minacciare con il 19.5% e quindi un caso su cinque. A seguire troviamo lettere, biglietti e messaggi intimidatori per il 17%, i social network per il 15% e le minacce verbali o telefonate minatorie, anche queste per il 15% dei casi. Anche per questo troviamo una netta differenza tra Nord, Centro e Sud: gli incendi, che si confermano la prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole con il 29.5% dei casi, non sono fra le cinque tipologie più riscontrate nel Centro-Nord. Allo stesso modo le lettere e i messaggi minatori, che nel Centro-Nord rappresentano il 28,5% delle intimidazioni, al Sud e nelle Isole non raggiungono il 10% della casistica complessiva.

I casi che hanno visto coinvolte le donne sono stati il 16% del totale registrando un -2% rispetto al 2024: quasi un caso su quattro, il 24% del totale, si è consumato attraverso i social network, a seguire gli incendi con il 23% dei casi e le minacce verbali al 18%.
Il 15% dei 309 casi censiti nel 2025 sono avvenuti in Comuni che in un passato, più o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Questi atti intimidatori hanno coinvolto 35 Comuni.
Il 57% dei casi censiti nel 2025 si è verificato in Comuni al di sotto dei 20mila abitanti; il 22% in Comuni tra i 20mila e i 50mila abitanti e il restante 21% in Comuni con oltre 50mila abitanti.
“Il dato relativo alla vulnerabilità dei piccoli Comuni è una tendenza ribadita in continuità con gli anni passati, sia perché l’Italia è un Paese fondato su queste entità, sia per alcune caratteristiche dei “piccoli Comuni” in relazione al fenomeno delle minacce e delle intimidazioni. Da un lato il rapporto tra cittadini e amministratori locali in questi contesti è più diretto, quotidiano. E ciò finisce per investire anche il fenomeno delle minacce e aggressioni perpetrate dai cittadini. Dall’altro, in relazione alla presenza di criminalità organizzata. Le mafie infatti, sia nei loro luoghi di origine che in quelli in cui hanno piantato radici in seguito, prediligono tali contesti per diverse motivazioni: vantaggi in termini di controllo del territorio e della società, minor numero di presidi delle forze dell’ordine, una certa distanza dall’attenzione mediatica che le consente di infiltrarsi più rapidamente nell’economia e nelle amministrazioni.”
si legge nel rapporto.




