L’umanità nel suo insieme attraversa una profonda crisi di valori, una crisi che colpisce ancora di più molti governanti nelle varie nazioni.
C’è un valore che sembra smarrito, e si chiama amicizia.
Amicizia è avvicinarsi all’altro, mettersi nei suoi panni, compartecipare in modo profondo alla sua vita, scoprire assieme la realtà. Il problema dell’amicizia è particolarmente serio per chi vuole dare un messaggio nella sfera personale e politica che sia fermento di liberazione.
Vi è un gruppo umano che si crede autonomo e autosufficiente: i ricchi e gli intellettuali rispetto ai poveri e agli incolti, i bianchi rispetto ai neri, quelli che vivono di rendita rispetto a coloro che lavorano e, sul piano dell’amore, l’uomo rispetto alla donna.
È proprio questo gruppo umano che ha bisogno di cercare e scoprire la vera amicizia.
I privilegiati hanno bisogno dell’amicizia perché devono rendersi conto che non sono loro quelli che danno il messaggio, bensì coloro che lo ricevono; non sono loro che fanno la storia, bensì coloro che possono unicamente essere chiamati a parteciparvi.
È questa la grande e vera rivoluzione!
I privilegiati devono comprendere che la loro salvezza risiede nel riconoscere, con umiltà, che devono capovolgere il sistema di vita che hanno costruito attorno a false certezze, sovente divenute una prigione per la mente e il cuore.
Saranno costretti a farlo per la necessità di entrare veramente nella storia.
Occorre una metànoia individuale e collettiva per scoprire la profonda identità dell’umano e creare una base di amicizia che sia quella di essere “veri”, di non travestirsi. È una prospettiva di lungo termine, ma l’unica possibile per un cambiamento dell’umanità.
Offrire alle nuove generazioni tale prospettiva è un impegno che non deve essere abbandonato.





