Riflessioni e analisi sulla Repubblica e sul concetto di Repubblica italiana in questa seconda parte dell’intervista al dott. Guido Zanella.
Prima considerazione.
Un secolo e mezzo di cosiddetti “misteri italiani”: Portella della Ginestra, Piazza Fontana, strategia della tensione, terrorismo, stragi di mafia, il caso Gelli, la stessa Tangentopoli e Mani Pulite.
Avvenimenti drammatici nella storia politica di un Paese, ma alla fine?
In ogni caso, o non sappiamo ancora, in modo parziale o totale, colpevoli e dinamica — vedi il caso Piazza Fontana — oppure, nonostante i verdetti finali di colpevolezza, permane sempre l’alone del dubbio, del qualcosa che sfugge, che rimane in ombra, che è stato nascosto.
Come a dire: ci sono, nella Repubblica italiana e nella sua storia, ancora tanti armadi rivolti al muro da aprire. Non si sa quando e se mai verranno aperti.
Una cosa da fare invidia e gola a qualsiasi studioso di studi postcoloniali e dei relativi intrecci internazionali correlati.
Ma cosa è attualmente, in una attenta analisi, la Repubblica italiana oggi?
Guido Zanella comincia esponendo il fattore importante dell’essere ancora un sistema parlamentare a livello di struttura decisionale, ma intaccato da molte crepe, tra cui l’incapacità per l’elettore di eleggere chi ha scelto e le continue tentazioni autoritarie di riforma dei governi attuali.
Ma indica una cosa importante: continuare a battersi per la difesa e la conservazione di questa Repubblica, come unica reale idea di libertà che abbiamo.
Marco Giuseppe Toma, l’autore scrivente, parla di una situazione di “democrazia rappezzata”, di “democrazia con le toppe”.
Basata su questi fattori: mancanza della rappresentatività dell’elettore nel Parlamento, condizionamento da parte di gruppi economici e di potere su ogni scelta governativa, appiattimento ideologico degli schieramenti, uno fotocopia dell’altro, separazione del Paese reale astensionista da quello legale.
Un qualcosa che rassomiglia molto al sistema politico globale del neoliberismo attuale, cioè governo degli oligarchi e democrazia “in disguise”, solo un travestimento di democrazia.
Danilo Gullotto ci introduce a una sintesi finale, anche più drammatica e sinistra.
Il fatto che, alla fine, i due schieramenti quasi uguali, l’astensionismo come regola primaria del popolo degli elettori, i continui attacchi legislativi ai punti cardine del sistema repubblicano da parte del governo italiano — dalla funzione legislativa a quella dei diritti umani fondamentali, in particolare dei migranti e delle categorie deboli, fino all’informazione — facciano capire il reale pericolo che si sta subendo.
Un pericolo in cui anche l’ideologia stessa, a livello teorico, della Repubblica italiana viene svalutata e rielaborata in forma perversa.
Il nazionalismo non combacia molto bene con il tricolore e con i fondatori, fin dal diciannovesimo secolo.
Il tricolore è collegato con l’altro tricolore, quello illuminista e democratico della Rivoluzione francese. Allo stesso modo, personaggi come Mazzini e Garibaldi si ascrivono all’idea rivoluzionaria, libertaria e di protosinistra europea.
Sulla situazione attuale italiana che hanno illustrato Danilo e gli altri, l’amara conclusione è che la nazione Italia risulta essere solo una pedina del sistema neoliberista euroamericano.
Andando avanti, si giunge alla riflessione finale.
Quale scenario si può ipotizzare per le prossime elezioni in Italia?
Marco Giuseppe Toma mette in evidenza i fattori astensionismo e appiattimento degli schieramenti, insieme al peso delle destre sovraniste, molto peggiori, per tanti versi, di quelle passate, soprattutto nei concetti di Stato chiuso in sé stesso, ad autarchia assoluta, con tutti i muri intorno.
Uno scenario che permette anche l’attuazione di crimini politici e legislativi, permessi e non perseguiti.
Con una nazione che, qualsiasi risultato si abbia, rimane sempre ingolfata nello sviluppo di idee e programmi da parte di qualsiasi governo.
Guido Zanella mette in evidenza il fattore delle destre attuali governative, che sono fintamente democratiche e moderne, ma alla prima occasione non perdono tempo, i loro aderenti, a rispolverare simboli e gesti del passato.
“Il fascismo non esiste più, ma ci sono ancora i fascisti”.
Danilo Gullotto fa risaltare la componente astensionista, che determina le vittorie dei due schieramenti, ma anche la stasi della vita politica ed elettorale italiana.
Infine, l’ultima notazione del conduttore Giuseppe Notaro.
La situazione, ormai di prassi nel mondo politico del ventunesimo secolo, è quella di una coalizione che vince sempre sull’altra per una incollatura. Ma questo determina sempre la solita instabilità e la non governabilità del Parlamento.
E, come riferito all’inizio della puntata, in questo scenario non sempre un governo che dura tanto a lungo è sinonimo di governo di successo.
Spesso significa gestione politica confusa e accentrata, come dimostrano il Turkmenistan, il Kazakistan, la Francia di Macron, Israele e tanti altri esempi.
La Repubblica italiana sarà conservata? Migliorata? Peggiorata? Mascherata?





