Siamo giunti ad un altro anniversario della strage di Ustica. Sono passati 46 anni dalla notte in cui il Dc9 della compagnia abruzzese Itavia precipitò in mare.
L’Itavia fu una delle vittime della strage: una campagna denigrante accusò la tenuta dell’aereo e che quindi fosse colpa della compagnia aerea abruzzese. A seguito di questa campagna l’Itavia fallì.
Dopo vari rinvii il 18 marzo si è tenuta presso il Tribunale di Roma l’udienza di fronte il GUP per la decisione relativa alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura. La decisione non arriverà prima dell’autunno.
81 le vittime di quella notte a cui si aggiunsero altre vittime successive. La strage di Ustica è continuata dopo quella notte, diverse morti misteriose avvennero negli anni successivi di persone legate a quella notte e alla richiesta di giustizia e verità. Tra loro Mario Alberto Dettori, radarista a Poggio Ballone la notte del 27 giugno 1980 e morto, ufficialmente suicida, nel 1987. Un suicidio a cui la famiglia non ha mai creduto e su cui tante sono le incongruenze.
Dettori si rivolse a Mario Ciancarella, ufficiale dell’aeronautica militare e all’epoca punto di riferimento del movimento dei militari democratici. Ciancarella è stato, in quegli anni, perseguitato fino alla radiazione dall’aeronautica militare. Un decreto, che a Ciancarella fu fornito solo dopo la morte di Pertini, che recava la falsa firma dell’allora Presidente della Repubblica. Falso accertato da una sentenza di tribunale.
Dopo la sentenza il Ministero della Difesa dichiarò che avrebbe portato avanti gli atti di conseguenza, parole che crearono l’attesa sulla possibile restituzione a Ciancarella del suo ruolo nell’aeronautica militare. Non fu così, non è mai avvenuto e in questi anni nulla di nulla è stato compiuto (lor signori affermarono successivamente che si riferivano al pagamento delle spese processuali). Ad un tribunale si era rivolta anni fa la famiglia di Mario Alberto Dettori, una delle vittime successive di quella strage. Ma l’esposto presentato dalla famiglia e dall’Associazione Antimafie Rita Atria è stato archiviato.

La storia di Mario Ciancarella è raccontata nel libro «Si può si deve, l’ufficiale democratico che ha sfidato l’infedeltà di Stato». «Il libro non racconta soltanto una drammatica storia personale, è una denuncia finora gridata nel deserto, che dovrebbe turbare e interessare tutti» ha scritto nella prefazione Giovanni Maria Flick. «Quello dell’ufficiale democratico Mario Ciancarella è l’unico episodio accertato di una falsa radiazione con la grave violazione delle prerogative della più alta carica dello Stato – si sottolinea nella quarta di copertina del libro – l’obiettivo della radiazione, ottenuta con un falso decreto il cui originale non è reperibile, era di impedire la ricerca della verità sulle stragi di Ustica e del Monte Serra».
«Il capitano Mario Ciancarella, il colonnello Alessandro Marcucci e il controllore di difesa aerea Mario Alberto Dettori sono i tre militari che hanno avuto l’enorme coraggio di dire la verità – prosegue la presentazione – Marcucci e Dettori sono stati assassinati». «Le vite di questi tre uomini sollevano dubbi inquietanti, pongono domande serie, drammatiche, alle quali il pilota militare Mario Ciancarella, grazie a una enorme preparazione, dà risposte convincenti che dissolvono la spessa nebbia creata da esperti depistatori – la conclusione della quarta di copertina – la grave violazione perpetrata con una radiazione falsa e i due omicidi mettono il sigillo della verità sulla loro storia».
Mario Ciancarella, capitano pilota dell’Aeronautica Militare, era diventato negli anni punto di riferimento del movimento democratico dei militari e referente delle rivelazioni «da tutta Italia delle vere o false ignobiltà che si compivano nel mondo militare», come scrisse l’Associazione Antimafie Rita Atria che da 25 anni (quando fu fondata) si è schierata al suo fianco. A Ciancarella si rivolse il maresciallo Mario Alberto Dettori, che era radarista a Poggio Ballone la notte della strage di Ustica, che gli disse «capitano siamo stati noi …», «capitano dopo questa puttanata del Mig libico», «siamo stati noi capitano, siamo stati noi a tirarlo giù», «ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle».
Tre settimane dopo, quando venne ritrovato il Mig 23 libico sui monti della Sila, Dettori richiamò Ciancarella, «mi disse che la storia del Mig era una puttanata – ricordò Ciancarella – poi mi diede tre spunti sui quali indagare: comandante, si guardi gli orari degli atterraggi dei jet militari la sera del 27 giugno, i missili a guida radar e quelli a testata inerte. Poi non lo sentii più».
Alberto Dettori fu trovato morto, impiccato, il 31 marzo 1987. Una morte liquidata all’epoca come suicidio e le indagini furono subito archiviate. «Mio padre – ha ribadito durante la trasmissione televisiva Atlantide la figlia Barbara anni fa – disse che l’Italia era arrivata ad un passo dalla guerra» e che la famiglia non ha mai creduto alla tesi del suicidio, sostenuta nella battaglia legale dall’Associazione Antimafie Rita Atria.
Nella ricostruzione della notte della strage (portata avanti insieme con l’Associazione Antimafie Rita Atria), Mario Ciancarella ha sempre ribadito che – come disse in un’intervista radiofonica (forse l’unica occasione in cui una trasmissione gli ha dato voce per oltre un’ora) – si era delineato uno «scenario terribile davanti ai nostri occhi, scenario tragico che concerneva la responsabilità diretta, volontaria e premeditata delle nostre forze armate contro un aereo civile per attribuirne la responsabilità al mig di Gheddafi e per poter compiere da quel momento una destabilizzazione del regime libico … gli stati uniti hanno avuto il ruolo della costruzione dell’idea stessa di Ustica, che ha dovuto poi delegare all’Italia» per questioni interne agli USA di quegli anni.
A domanda diretta, dopo aver ricordato che all’epoca era Presidente del Consiglio Cossiga (che quindi non poteva non conoscere la verità di quella notte, così come il ministro della Difesa e almeno altre «quindici persone» nelle alte sfere militari), Ciancarella ha ribadito che l’abbattimento avvenne con un missile a testata inerte sparato da un f104 italiano. Di questi missili a testata inerte Priore ha fatto una ricerca scoprendo che erano stati acquistati due lotti: di uno si sa tutto mentre di un altro (6 missili) nessuno sa nulla. Il missile fu sparato da un velivolo sotto diretta determinazione del guidacaccia e in quel caso, al 99%, veniva eseguito da un velivolo statunitense in volo sull’Isola della Maddalena, da circa 14/15 miglia».





