A 34 anni dalla strage di via D’Amelio, la verità continua a essere una ferita aperta nella storia della Repubblica. Nell’intervista rilasciata a WordNews.it, il senatore ed ex magistrato Roberto Scarpinato denuncia i depistaggi, l’ostracismo contro i magistrati il tentativo politico e culturale di ridurre le stragi del 1992 e del 1993 a semplici delitti di mafia.
«Lo Stato non ha individuato mandanti e complici»
Per Roberto Scarpinato, commemorare Paolo Borsellino significa innanzitutto guardare in faccia ciò che ancora manca: la verità completa sulle responsabilità della strage.
«Sappiamo una cosa: lo Stato non è stato in grado di individuare i mandanti eccellenti e i complici di questa strage», afferma il senatore.
Un fallimento che, secondo l’ex magistrato, non può essere considerato casuale.
«Tutti i magistrati che si sono impegnati per fare indagini al di là del livello dell’esecutore militare sono stati ostracizzati, spesso esclusi dai gruppi di lavoro e penalizzati nella carriera», denuncia.
«Una mistificazione e un depistaggio culturale»
Secondo Scarpinato, alcune forze politiche vorrebbero «chiudere una saracinesca sul passato» e convincere i cittadini che quelle bombe furono decise ed eseguite soltanto dai vertici di Cosa nostra, per interessi esclusivamente criminali e legati agli appalti.
«È una mistificazione, è un depistaggio culturale», afferma senza mezzi termini.
Il caso Ardita e i magistrati «non condizionabili»
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il caso della mancata nomina di Sebastiano Ardita a procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia, dopo che nel plenum del Consiglio superiore della magistratura erano state denunciate pressioni politiche di varia natura.
«Il mondo politico non ha mai gradito magistrati che non siano condizionabili e contro questi magistrati si è sempre impegnato».
Scarpinato definisce la Commissione parlamentare antimafia un «convitato di pietra» e accusa l’attuale maggioranza di favorire l’impunità dei colletti bianchi che utilizzano la mafia, senza riuscire contemporaneamente a controllare l’espansione della criminalità militare.
«Questa maggioranza di mafia parla soltanto nelle passerelle. Purtroppo siamo paralizzati. Speriamo di mandarli presto a casa e di poter prendere il loro posto».
Salvatore Borsellino a “30 minuti con…”: “Via D’Amelio fu soprattutto una strage di Stato”





