IPOCRISIA ISTITUZIONALE. Il 19 luglio accendono le fiaccole, con tutto il fascio delle polemiche contro il fratello di Paolo Borsellino. E il 22 luglio “spengono” le chat tra Del Matro e Caroccia. Ecco come si può sintetizzare l’azione degli “eredi” (fasulli e arroganti) di Paolo Borsellino. Ecco servita su un bel piatto la memoria dall’ipocrisia. Tre giorni tra la becera retorica e i drammatici fatti. Le chat WhatsApp tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia sono ritenute «essenziali» dalla Procura di Roma». Proprio in una nota i magistrati avevano sollecitato l’autorizzazione alla loro acquisizione, con una precisazione: «gli approfondimenti non riguardano Delmastro, che non è indagato».
Ma cosa è successo?
Nel trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, il centrodestra ha invocato Paolo Borsellino, ha rivendicato l’eredità, lo ha tessertao in Fratelli d’Italia. Tre giorni dopo la maggioranza ha negato la richiesta della Procura di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia, indagato nell’inchiesta per riciclaggio e false intestazioni legata alla società proprietaria del ristorante romano “Bisteccheria d’Italia”. Secondo gli inquirenti sarebbe stato un prestanome del clan Senese (camorra).
Perché impedire ai magistrati di acquisire quelle conversazioni?
La maggioranza di governo, che si presenta come “erede” di Borsellino ha votato contro la richiesta dei magistrati. Ci troviamo di fronte a una sentenza politica, sulla loro ipocrisia.
Arruolato d’ufficio in Fratelli d’Italia
Giorgia Meloni ha ricordato – esercizio annuale di sana retorica nazionale – che il 19 luglio ha segnato la storia d’Italia e la sua vita. Ha parlato di un’eredità composta da coraggio, amore per la Patria e fiducia nei giovani, assicurando che il Governo continuerà sulla strada indicata dal magistrato. Ma qual è la loro strada?
«Il lavoro encomiabile della Commissione antimafia presieduta da Chiara Colosimo […] è un punto d’orgoglio per Fratelli d’Italia. Non arretreremo di un millimetro».
Parole al vento. La parola “mafie” è uscita definitivamente dall’agenda politica del Governo. E la Commissione Antimafia? Quali sono questi risultati?
«La Commissione Antimafia sta seguendo una pista completamente morta». Ha spiegato Antonio Ingroia durante l’intervista rilasciata a WordNews.it
«Concentrarsi sulla strage di Borsellino ed escludere la lettura complessiva dei fatti, che sono certamente tutti collegati – Capaci, Borsellino, le bombe del 1993 – dentro un unico progetto politico-mafioso, politico-criminale, che ha condizionato la storia del nostro Paese, è un’opera obiettivamente di depistaggio. Leggeremo la relazione quando sarà depositata e discuteremo.
Purtroppo sono anni ancora persi nella ricerca della verità. Io, forse ingenuamente, negli anni ho detto: se la magistratura non ce la fa, c’è la Commissione parlamentare Antimafia che può aiutare nella ricerca della verità. Ma quando rema contro, come in questo caso, c’è veramente di che essere poco felici».
Ed ecco la perla della seconda carica dello Stato (ancora mezzo democratico) Ignazio Benito La Russa. Nella sua risposta a Salvatore Borsellino, ha affermato di non accettare che qualcuno, «neanche il fratello», possa stabilire cosa penserebbe oggi Paolo Borsellino.
«È come se dicessi […] che se oggi fosse vivo sarebbe ministro di Fratelli d’Italia perché era di destra».
Un capolavoro di contraddizione. Il magistrato massacrato dallo Stato è stato trasformato in una figurina, da appiccicare sulla tessera di FdI.
Arianna Meloni, la sorella della premier, durante la loro fiaccolata, lo ha definito «un eroe del nostro tempo», aggiungendo che spetta alla politica cercare la verità attesa dagli italiani «da tanto, troppo tempo».
Ma quale politica? Quella che parla – senza vergogna – dei morti-ammazzati (con lo zampino di quella politica collusa) e agisce per proteggere i delinquenti?
Colosimo vuole “restituire Borsellino all’Italia”
«La Commissione non vuole rubare niente a nessuno. Vuole restituire Paolo Borsellino e gli agenti della scorta all’Italia, non a una parte».
Ha rivendicato audizioni, documenti desecretati e approfondimenti sul dossier mafia-appalti (il ritornello di questi ultimi anni), definendo l’ovvietà conosciuta, ormai, anche dall’uomo qualunque, ovvero che via D’Amelio è «il più grande depistaggio della storia italiana». Ma quali sono le scoperte di questa Commissione Antimafia?
A quale Italia si vuole restituire Borsellino? All’Italia che chiede la verità da 34 anni o al Paese orribilmente sporco che impedisce ai magistrati di lavorare su un’indagine?
Come sarà ricordata la Commissione Colosimo?
«Non ci tapperanno la bocca»
Dal palco di “Parlate di mafia”, Giovanni Donzelli ha urlato a squarciagola:
«Non ci tapperanno la bocca».
Ha accusato i contestatori della Colosimo (molti familiari delle vittime di mafia, ad esempio), ha puntato il dito contro chi vuole nascondere la verità sul dossier mafia-appalti, ha definito «sguaiati» gli attacchi provenienti da via D’Amelio (in alto potete vedere il video registrato proprio in via d’Amelio).
Il “simpatico” Donzelli, con il suo sguardo languido e mefistofelico e la sua voce a fischietto, ha letto il rapporto mafia-appalti? E le chat di Del Matro?
Lo avevamo annunciato diversi giorni fa. Le commemorazioni – che sono diventate inutili e dannose – hanno creato il solito circo dove tutti si sentono in dovere di commentare.
Il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio, ha sostenuto che durante gli anni del Governo Meloni sarebbe rimasta alta la guardia contro le mafie, attraverso la difesa del 41-bis e altri provvedimenti.
Vediamo insieme alcuni provvedimenti del Governo per la lotta alle mafie:
- Abolizione dell’abuso d’ufficio
- Restrizione del traffico di influenze illecite
- Affidamenti diretti fino a 140.000 e 150.000 euro
- Liberalizzazione del subappalto a cascata
- Mancato obbligo di dichiarare il titolare effettivo negli appalti
- Riduzione delle garanzie sui conflitti d’interesse
- Esclusione del controllo concomitante della Corte dei conti sul PNRR
- Riforma della Corte dei conti e limite al risarcimento del danno erariale
- Aumento del limite per i pagamenti in contanti
- Mancata disciplina organica delle lobby
Le altre dichiarazioni
- Cristina Almici, deputata FdI. Ha sostenuto che Paolo Borsellino «non rappresenta proprietà esclusiva di alcuna parte politica» e che nessuno può decidere chi abbia diritto di onorarne la memoria. Ha difeso la Commissione antimafia, affermando che delegittimarla significa colpire chi sta cercando di chiarire mandanti, complici e parti ancora oscure della strage.
(Attendiamo la Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia per capire chi sta delegittimando cosa)
- Francesco Filini, responsabile dell’Ufficio studi FdI. Ha chiesto le dimissioni di Roberto Scarpinato dalla Commissione antimafia per consentirne l’audizione sul dossier mafia-appalti: «A 34 anni dalle stragi non possiamo più permetterci di fermare la verità».
(La loro fissazione su Mafia e Appalti è dura a morire)
- Sara Kelany, deputata FdI e componente della Commissione antimafia. Ha ricordato che Scarpinato fu tra i sottoscrittori della richiesta di archiviazione del dossier mafia-appalti. Gli ha chiesto un «sussulto di dignità», le dimissioni dalla Commissione e la disponibilità a essere ascoltato.
(Ma quando arriva il sussulto di dignità da parte di chi, in questi anni, ha fatto affari con le mafie?)
- Lucio Malan, presidente dei senatori FdI. Ha definito il coraggio, la perseveranza e il senso del dovere di Borsellino «un esempio per tutti».
(Anche per gli esponenti di FdI e di Forza Italia?).
Ha sostenuto che il lavoro della Commissione Colosimo per portare alla luce tutta la verità costituisca il modo più autentico per onorarne la memoria.
(Lo vedremo al termine dell’approfondimento su Mafia e Appalti)
- Raoul Russo, capogruppo FdI in Commissione antimafia. Ha affermato che non sono ancora noti i mandanti e le vere cause della strage e che la Commissione li sta cercando attraverso documenti «che in tanti hanno dimenticato, non hanno voluto o non hanno saputo leggere».
(Cercate anche tra i banchi dei consigli regionali, del Parlamento italiano ed Europeo)
- Andrea De Priamo, senatore FdI. Ha dichiarato che il ricordo non può essere una semplice commemorazione, ma deve diventare partecipazione attiva, lotta all’omertà, al pizzo, alla corruzione e al controllo mafioso delle nuove generazioni.
(Parole sante. Ma che nessuno ha mai applicato dalla Strage di Portella della Ginestra, 1° maggio 1947)
- Domenica Spinelli, senatrice FdI. Ha definito la legalità «una scelta quotidiana» fondata su coraggio, responsabilità e coerenza. Ha collegato la presenza alla fiaccolata all’impegno per continuare la ricerca della verità.
(Non ci resta che piangere).
- Cinzia Pellegrino, senatrice FdI. Ha sostenuto che l’eredità di Borsellino deve vivere nelle decisioni concrete dello Stato. Ha richiamato la legge ispirata al protocollo “Liberi di scegliere” e il decreto Sicurezza come esempi dell’azione del Governo contro la criminalità organizzata.
(Annamo proprio bene).
- Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana, Forza Italia. Ha dichiarato che il sacrificio di Borsellino e della scorta impone sia il dovere della memoria sia quello della «piena ricerca della verità». Ha affermato che soltanto una verità completa può rendere giustizia alle vittime e rafforzare la fiducia dei cittadini nello Stato.
(Senza alcuna vergogna. Avrà mica chiesto al condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri? Probabilmente ha fatto la stessa richiesta a chi pagava mensilmente Cosa nostra, il suo ex presidente Silvio Berlusconi)
- Roberto Lagalla, sindaco di Palermo. Ha ricordato che, dopo trentaquattro anni, restano interrogativi aperti e che una democrazia non può sentirsi in pace finché non abbia cercato la verità fino in fondo. Ha invitato a trasformare l’esempio di Borsellino in responsabilità quotidiana, chiedendo di fermare le polemiche.
(E se lo dice il sindaco di Palermo…)
- Pino Galluzzo, deputato regionale FdI. Ha definito la fiaccolata un momento di riflessione e di lotta culturale contro la mafia, nato dai giovani ma destinato a tutta la società siciliana.
Con questi commentatori della domenica, precisi e puntuali, la mafia siciliana non avrà scampo. Ecco a cosa servono le commemorazioni…
Salvatore Borsellino aveva avvertito il Paese
Salvatore Borsellino aveva chiesto a Giorgia Meloni di smetterla di dichiararsi ispirata dalla figura del fratello mentre il Governo, a suo giudizio, indebolisce gli strumenti costruiti dopo le stragi: intercettazioni, collaboratori di giustizia, ergastolo ostativo e capacità investigativa della magistratura. Aveva ricordato che Paolo era un uomo di destra, ma appartenente a «una destra che oggi in Italia non esiste più». Alla Caserma Lungaro aveva tracciato un confine chiarissimo:
«Dalle istituzioni aspetto prima di tutto verità e giustizia».
Aveva chiesto che i politici partecipassero come singole persone, aveva definito l’agenda rossa «la scatola nera della strage». WordNews.it, 18 luglio 2026
A quelle parole il centrodestra non ha risposto. Ha inutilmente rivendicando il proprio diritto a celebrare Paolo Borsellino. Ma celebrare non significa ereditare.
Il Governo e la Commissione parlamentare antimafia non stanno affrontando in modo organico il problema delle mafie in Italia. Manca una strategia su diversi temi fondamentali:
- riciclaggio e penetrazione nell’economia legale;
- appalti pubblici e corruzione;
- infiltrazioni negli enti locali;
- tutela dei testimoni e collaboratori di giustizia;
- difesa dei giornalisti minacciati;
- mafie straniere e alleanze criminali;
- controllo delle carceri e comunicazioni con l’esterno;
- riutilizzo sociale dei beni confiscati;
- rapporti tra mafie, imprenditoria, professionisti e politica.
La Commissione antimafia sembra ridotta a un tribunale politico. E il Governo pensa di aver risolto la questione pronunciando i nomi di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
WordNews.it, nello speciale dedicato ai 57 giorni tra Capaci e via D’Amelio, ha raccolto testimonianze, interviste e approfondimenti sulle verità negate, l’agenda rossa, i depistaggi e le responsabilità istituzionali.
Stragi di Stato, da Capaci a via D’Amelio: 57 giorni di articoli e trasmissioni di WordNews.it





