Maggio, mese importante sul fronte della lotta alle mafie. Mese di commemorazioni e cerimonie in ricordo soprattutto di Peppino Impastato, assassinato per ordine di Tano Seduto il 9 maggio, e Giovanni Falcone. In questo mese è il compleanno del giudice e cade l’anniversario della strage di Capaci.
Falcone, Borsellino e tutto il pool di magistrati della Procura di Palermo hanno costruito una svolta nella lotta alle mafie, dal maxi processo all’intuizione dell’importanza di determinate strategie. Per disarticolare le strutture mafiose, le complicità e le connivenze e la loro oppressione egemonica sui territori. Dal loro impegno in prima linea scaturirono il 41bis e l’ergastolo ostativo per i mafiosi. Alla vigilia di questo mese di maggio, mentre le mafie sono sempre presenti e forti e l’emergenza sanitaria ed economica rischia di rafforzarle, una grande parte del frutto delle loro intuizioni ed impegno rischia di venire spazzato via.
Il 41bis e l’ergastolo ostativo per gli appartenenti alle organizzazioni mafiose da sempre sono osteggiati, ostacoli, avversati da una narrazione mediatica e politica che cerca di proporre le intuizioni di Falcone e Borsellino come strumenti di tortura, disumani, inutili crudeltà. La realtà è un’altra, basterebbe vederla senza le deformanti lenti di strumentalizzazioni, filosofi pupi e simili. Ma purtroppo così troppo spesso non accade e questa narrazione avanza. Apparentemente inesorabile.
Siamo arrivati al mese degli anniversari di Peppino Impastato e Giovanni Falcone, saranno (soprattutto il magistrato) ricordati, celebrati, osannati in cerimonie, discorsi, la retorica intorno agli «eroi da non dimenticare e seguire» irromperà come un fiume in piena. Eppure, nel Paese senza memoria e di indicibili, squallidi, scellerati accordi, omertà, trattative, accomodamenti di fronte ad ogni Potere marcio, si sta affievolendo e ben pochi stanno mantenendo alta l’attenzione sul dibattito intorno al rischio di abolizione dell’ergastolo ostativo. Scaturito intorno alla recente sentenza della Corte Costituzionale che ha rimandato la questione al Parlamento italiano imponendogli, come già accaduto sul fine vita, di legiferare entro un anno.
Sui rischi che stiamo correndo, sulla sconfitta che segnerebbe la cancellazione dell’ergastolo ostativo anche per i criminali mafiosi, sui temi d’attualità nella lotta alle mafie abbiamo chiesto di dibattere e riflettere con noi a Luana Ilardo, la figlia di Luigi assassinato mentre stava conducendo all’arresto di Bernardo Provenzano molti anni prima dell’arresto, Mario Ravidà, ex ispettore della DIA, e Renato Scalia della Fondazione Caponnetto, consulente della commissione parlamentare antimafia. Durante questa videointervista Luana Ilardo ci ha anche raccontato l’uscita del libro «Luigi Ilardo Omicidio di Stato», scritto da Anna Vinci e prefazione di Michele Riccio, testimonianza della stessa Luana.
Il libro uscirà nelle librerie il prossimo 13 maggio.





