Domenica scorsa è stato il sedicesimo anniversario di Sanitopoli. Quella mattina in un maxi blitz la Guardia di Finanza su mandato della Procura di Pescara arrestò l’allora Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco e una decina tra assessori, ex assessori, consiglieri ed alti funzionari della Regione Abruzzo.
I processi sono stati celebrati e sono giunti a conclusione, dal versante giudiziario lo “scandalo Sanitopoli” ha avuto un approdo definitivo ed ha animato la cronaca e il dibattito per anni. C’è un altro versante, invece, mai realmente solcato, mai approfondito e su cui non c’è mai stato nessun vero dibattito. È quello delle conseguenze per i cittadini, per i malati e i più fragili: la situazione economica portò al commissariamento della sanità abruzzese. Le conseguenze di questo commissariamento furono tagli e riduzioni, chiusure di ospedali.
Chi ha pagato tutto questo, certamente non per colpe sue, è facilmente intuibile: i cittadini più deboli e fragili, i malati e chi non ha grandi risorse economiche che permettono di pagare lautamente nelle cliniche private.
Che poi erano al centro dell’inchiesta della Procura, l’accusa era che la politica favoriva i loro interessi. Il cortocircuito è fin troppo evidente.
Sei anni dopo la fine del commissariamento è comparso un nuovo maxi debito, un mostro di oltre 120 milioni di euro. E la Direzione Regionale Sanità e le Asl stanno correndo a puntare ad abbatterlo, a piani di rientro.
Chi pagherà le conseguenze di tutto ciò? Il quadro da noi riportato e denunciato nei precedenti articoli (e ci torneremo presto) porta ad una conclusione lineare: non chi ha responsabilità ma i più deboli. In una regione in cui la metà dei cittadini ha difficoltà o non riesce ad accedere ai pronto soccorso, in cui almeno 120.000 cittadini (ma il numero è in netto aumento negli ultimi mesi) non hanno più un medico di base – ma la “soluzione” della Asl Lanciano Vasto Chieti, come da noi riportato mesi fa, è stata raddoppiare gli ambulatori dei medici esistenti e non aumentarne il numero – in uno Stato in cui l’emergenza della carenza di farmaci è drammatica, sei anni dopo la fine di un tunnel si è entrati a passo spedito in un altro. E, a proposito di farmaci, ci è giunta segnalazione che la settimana scorsa a Vasto alcuni pazienti non hanno potuto svolgere la seduta di chemioterapia per mancanza del farmaco necessario.
Come è possibile che sei anni dopo la fine del commissariamento ci sia un debito così alto? Come è nato? Quando? Perché? Per responsabilità di chi o cosa? Sono domande a cui chi di dovere dovrebbe pubblicamente rispondere, ai cittadini, ai malati, a chi soffre e soffrirà ancora di più per responsabilità non sue.
Di fronte tutto questo c’è anche un altro annoso, drammatico, problema per tutti i pazienti: le liste d’attesa, le infinite liste d’attesa. Eseguire esami, anche urgenti e per malati gravi (come tac per chi è affetto da tumori in stato avanzato), può avvenire anche dopo un’attesa di settimane o mesi. Addirittura può esser necessario dover aspettare a prenotare perché “le liste sono chiuse” fino al mese X. Il report della stessa Agenzia regionale fa indignare: target ministeriale non raggiunto nel 90%, prestazioni sanitarie brevi (da farsi entro 10 giorni) smaltite soltanto nell’80% dei casi, quelle differibili (da farsi entro 30 giorni) nel 73% ed infine quelle programmate (da farsi entro 120 giorni) coperte soltanto per il 56%.
Su tutto questo, sedici anni dopo Sanitopoli, è piombata la notizia di un’inchiesta della Procura di Pescara che delinea un quadro ancora più sconvolgente.
«Le pre liste, considerate “pratica illegale” di cui farebbero uso tutte le Asl e difese in una nota dai quattro manager, rappresenterebbe uno strumento che peggiora, se possibile, ancora di più la situazione – una conclusione della Procura riportata dall’Ansa – e le indagini della polizia giudiziaria continuano a ritmo serrato sia con l’esame della copiosa documentazione sequestrata nel corso del blitz dello scorso 20 giugno nelle sedi della Asl, dell’assessorato e del dipartimento alla salute della Regione, che hanno la responsabilità diretta delle liste di attesa e dell’Agenzia sanitaria regionale, a cui da qualche mese la Regione ha affidato il compito di mettere in campo una strategia volta ad accorciare tempistiche delle visite».





