«Il vero giornalista entra nei palazzi del potere solo quando deve e sempre a testa alta. Rappresenta infatti la voglia di conoscenza critica della gente.
Da quei palazzi quindi non accetterà mai ordini o facili verità. L’unico padrone di un giornalista infatti è il racconto veritiero e critico della realtà ed il suo unico e vero editore sono i lettori ed i telespettatori» (Silvestro Montanaro)
Luglio è mese della memoria, settimane di anniversari e di storie che si intrecciano nel disegnare la mappa del Paese orrendamente sporco. Quel Paese in cui si incontrano persone meravigliose e coraggiose, che tutta la vita hanno dedicato alla giustizia e all’impegno civile, e una pletora sterminata di pupi, pupari, finti, roboanti retorici, amanti delle sfilate e di interessi molto più meschini.
È questo il mese che si concluderà con una giornata troppo spesso dimenticata e taciuta, su cui calano ogni anno cappe di silenzi omertosi e vergognosi girarsi dall’altro lato: la Giornata internazionale contro la tratta degli esseri umani. Un giornalista che le tratte, le mafie e le reti dello sfruttamento, soprattutto pedofilo, è stato Silvestro Montanaro. Coraggioso e meticoloso come pochi nel documentare, denunciare, lottare contro ogni mafie nobilitando il giornalismo italiano.
Silvestro collaborò, sin dagli Anni Settanta, con la gloriosa “Voce della Campania”, uno delle più preziose, coraggiose ed indipendenti testate giornalistiche italiane, oggi ancora online come “La Voce delle Voci”.
«Silvestro ha subito passione per le inchieste. Quelle toste, quelle che non guardano in faccia nessuno. E puntano solo ad alzare gli altarini sulle connection sporche, quelle che tirano in ballo politici da novanta, imprenditori insospettabili e uomini dei clan – ricordò Andrea Cinquegrani in questo articolo
https://www.lavocedellevoci.it/2020/07/13/giornalismo-dinchiesta-la-stella-di-silvestro-montanaro/
dopo la sua scomparsa nel luglio di quattro anni fa – ed è così che nascono, a fine anni ’80, i più grossi reportage della Voce. Capaci, fin da allora, di alzare il sipario su affari arcimiliardari che sono la manna per l’inarrestabile ascesa di politici & clan, uniti nei business, nei maxi appalti, nei subappalti e in tutto quello che fa camorra super imprenditrice.
Un’inchiesta dietro l’altra, un reportage a seguire l’altro. Uno più forte del precedente, fatti di nomi & cognomi, sigle & prestanome, miliardo dietro miliardo, appalto su appalto».
Silvestro Montanaro per anni fu il promotore della trasmissione televisiva in Rai “C’era una volta” fino all’imposizione della chiusura di una trasmissione troppo scomoda per le alte sfere. Una trasmissione di inchiesta, reportage, documentazione, denuncia di altissimo livello in cui la meticolosità e il coraggio di Montanaro illuminavano l’etere. Inchieste e reportage di cui rimane traccia, che si possono ancora vedere sul web. Molte di queste, poi riprese anche sul suo sito web raiawadunia.com, documentarono traffici e reti delle mafie dello stupro a pagamento, della pedocriminalità.
A pochi giorni dall’anniversario della scomparsa di Silvestro Montanaro e pochi giorni prima della Giornata Internazionale contro la tratta, ripubblichiamo e ripercorriamo quel che siamo riusciti a rintracciare online. Un omaggio ad un giornalista che manca sempre più, al coraggio e alla nobiltà del giornalismo vero che ci ha regalato, e l’impegno a proseguire su queste denunce, sul documentare queste realtà abominevoli criminali. Che esistono e continuano a proliferare, violentare, abusare, uccidere.
Col cuore coperto di neve
Il lavoro minorile è una tragedia che interessa centinaia di milioni di bambini ad ogni angolo del mondo. E per molti, troppi di loro, l’alternativa, in assenza di nuove politiche, è la fame o il vendere i propri corpi. Come accade, purtroppo, a tanti ragazzini e ragazzine nel nordest del Brasile.
La carne fresca
Questo documentario e’ stato realizzato da Silvestro Montanaro a Fortaleza, in Brasile, con la collaborazione della giovane regista, vincitrice del Premio Solinas, edizione 1999, Barbara Rossi Prudente. Racconta la storia di quattro bambine brasiliane, la loro quotidianità assediata dal turismo sessuale, turismo che troppo spesso parla italiano. Non esistono statistiche precise sul fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori: la cifra più attendibile, anche se probabilmente in difetto, è che ogni anno un milione di bambini e bambine vengono avviati alla prostituzione.
Di questi, il 70 per cento è coinvolto nel circuito del turismo sessuale. La carne fresca, raccontano alcuni italiani incontrati da Silvestro Montanaro è l’unica vera motivazione dei loro viaggi raccontati invece a casa come vacanze al sole di poveri papà stanchi dopo un anno di lavoro. Ne sono coscienti le giovani protagoniste del documentario. Guai invecchiare. Sedici anni alle volte sono troppi.
Allora, come unico rimedio per incontrare clienti e danaro con cui sopravvivere, c’è solo accompagnarsi con una giovane recluta tra i nove e gli undici anni. Carne nuova e fresca, per l’appunto, e sempre disponibile e in abbondanza, figlia com’è della crescente miseria dei tanti sud del mondo.
(video soggetto a limiti di età imposti da Youtube)
Alla fiera dell’Est
Racconta il terribile fenomeno del mercato di carne umana, di corpi femminili, che sconvolge numerosi paesi dell’est Europa. La crisi dei sistemi di protezione sociale, politiche sociali e salariali miserabili, hanno spinto decine di migliaia di giovani donne nelle mani di mercanti senza scrupoli del sesso a pagamento e turisti sessuali. Un affare milionario e di facile accesso.
La troupe di “C’era una volta” ha filmato l’acquisto di alcune ragazze da avviare alla prostituzione in Italia.
Bambole
Uno dei prodotti più perversi della localizzazione è la nascita di un immenso mercato dei corpi a fini di sfruttamento sessuale. Nelle aree più miserabili del pianeta nascono autentiche città del turismo sessuale a costi bassissimi e dalle stesse aree si muove un flusso enorme di giovanissima umanità che raggiunge in forma di moderna schiavitù i nostri marciapiedi. A fronte di questa tragedia che distrugge la vita di milioni di ragazzine e ragazzini, nel nostro mondo ci si attarda ancora su parchi del sesso popolati da ragazze che “liberamente” scelgono la prostituzione come una delle tante possibilità della vita.
I documenti presentati questa sera mostrano una crudele e incontestabile realtà. La grandissima parte del mercato di massa del sesso è fatta di miseria, violenza e schiavitù. E l’uso di questa dolente umanità a fini sessuali non è mai un libero scambio, ma piuttosto un infinito stupro.
Bellissima. Una moglie dell’Est
Raccontiamo cosa c’è dietro il crescente fenomeno di giovanissime e bellissime donne dell’Est europeo, soprattutto ucraine, pronte a sposare anche uomini settantenni pur di fuggire da condizioni di vita ritenute inaccettabili.
Un fenomeno nel quale si è subito inserita la mafia del traffico di carne umana.
Vi ho tanto amato
Mae, una giovane prostituta thailandese morente a causa dell’Aids, racconta l’inferno della sua vita aprendo squarci impressionanti sulla realtà del turismo sessuale nel sudest asiatico, sulle reti pedofile, sui traffici di giovani vite e sul lucroso mercato della pedopornografia e della pornografia estrema, quella in cui la protagonista femminile, alla fine muore veramente.
Mae aveva appena tredici anni quando venne avviata alla prostituzione nell’area di Pattaya, una città thailandese di circa un milione e mezzo di abitanti, di cui ben 350.000 sono giovani donne e bambini in vendita esposti ad un flusso di turisti che raggiunge quasi i dieci milioni l’anno. Di lei è stata venduta prima la verginità, poi il suo corpo bambino, in un crescendo di orrore, lo stesso che vivono quotidianamente tantissime giovanissime tra Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam e Birmania. Ma niente e nessuno è riuscito a piegarne l’anima.





