Si sono conclusi i Campionati Europei di calcio che, per settimane, hanno monopolizzato o quasi l’attenzione in tutto il Continente, Italia compresa nonostante il fallimento della spedizione azzurra.
Riflettori mediatici tutti puntati sugli stadi, sugli alberghi delle squadre nazionali e altissima concentrazione della stampa main stream. Mentre tutto l’inner circle dibatteva di partite e gol, trionfi calcistici e fallimenti, di vittorie e sconfitte, a pochi passi si è scatenato l’inferno più disumano, perverso, brutale e violento. Si è, infatti, confermato il “copione” che scatta ad ogni grande evento di portata mondiale dal Superbowl negli USA alle competizioni sportive, passando per i forum internazionali come Davos in Svizzera. Ovvero l’altissima concentrazione di stupratori paganti, anche pedofili. Questo “copione” probabilmente avrà un bis già a partire dalle prossime ore, se non sta già accadendo: in Francia stanno per iniziare le Olimpiadi. L’immagine di copertina di quest’articolo riporta la campagna lanciata da CAPP – Collettivo per l’Abolizione di Pornografia e Prostituzione, un movimento di sopravvissute allo stupro pornografico e allo stupro a pagamento per denunciare e combattere perché si possa fermare questo nuovo scatenarsi dell’inferno schiavista.
La notizia è stata pubblicata il 12 luglio dall’Adn Kronos ma, nonostante sia stata riportata da una delle maggiori agenzie stampa italiane, non ha avuto nessuna risonanza mediatica. Come accade, ad esempio, per le veline di PornHub in occasione degli eventi più diversi, dal festival di Sanremo alle crisi di governo. Sono oltre 100.000 le donne prostituite stuprate nelle settimane degli Europei di calcio, dati di un portale online dello stupro a pagamento incrociati con quanto dichiarato dalle autorità tedesche che hanno evidenziato un incremento dello sfruttamento sessuale già prima dell’inizio della competizione.
L’agenzia stampa ha ricordato che la legge in Germania è stata modificata nel 2001 quando fu addirittura eliminato il reato di “favoreggiamento della prostituzione”.
«La maggior parte delle prostitute viene sfruttata da ‘protettori’ senza scrupoli e senza etica, o da centrali internazionali di traffico di esseri umani che in occasione di eventi di grosse dimensioni, ad esempio gli Europei, mettono su reti specifiche per far fronte – e lucrare – alle aumentate richieste» sottolinea Adn Kronos. La legge del 2001 ha agevolato mafiosi e trafficanti e ha reso sempre più un inferno di violenza, permesso e di fatto sostenuto dallo Stato, la sopravvivenza delle donne vittime sfruttate. Stuprate sempre più violentemente.
«Ultimamente nel Paese si è parlato perciò di tornare a vietare la prostituzione, ed eventi come gli Europei potrebbero ridare fiato al dibattito» si legge in conclusione dell’articolo dell’agenzia stampa. Sarebbe una svolta a dir poco auspicabile, inversione di rotta rispetto ad un sistema che sta favorendo sempre più le organizzazioni criminali e stupratori paganti sempre più criminali. Come denunciano da anni le organizzazioni femministe tedesche, denunce rilanciate in Italia da Resistenza Femminista.
«La “prostituzione industrializzata” della Germania è orribile, secondo chi è riuscita a sopravvivere. Le leggi danno libertà ai papponi, che vengono chiamati “uomini d’affari” e “manager” mentre comprano e vendono donne disperate – ha denunciato due anni fa Julie Bindel, attivista femminista e sopravvissuta, in un articolo tradotto in italiano da Ilaria Baldini, Resistenza Femminista, e pubblicato qui https://www.resistenzafemminista.it/germania-il-bordello-deuropa/
A Colonia è stato aperto il primo bordello in auto al mondo nel 2001, e da allora ne sono seguiti altri. In città come Monaco di Baviera e Berlino esistono “mega bordelli” che possono ospitare circa 650 clienti alla volta, che propongono un’offerta “early bird” di hamburger, birra e sesso. Nei momenti di calma, alcuni bordelli propongono la formula “due al prezzo di una” e “happy hour” con tariffe scontate».
«Molti dei frequentatori tedeschi intervistati hanno visto prove di coercizione, terrore e violenza nei confronti delle donne. Nonostante ciò, tutti sono disposti a pagare per fare sesso. “Il sistema tedesco ha di fatto regolamentato lo stupro, purché sia compiuto su una donna che si prostituisce”, ha detto Alice*, un’altra sopravvissuta al mercato del sesso.
Uno degli argomenti usati dai sostenitori della regolamentazione è che se gli uomini sanno che non saranno arrestati per aver comprato sesso, saranno molto più propensi a denunciare qualsiasi prova di traffico e di sfruttamento di ragazze minorenni. Tuttavia, solo uno dei 96 consumatori di sesso tedeschi intervistati ha denunciato alla polizia l’esistenza di un caso di tratta di esseri umani. Il problema è che, come ha detto un compratore: “Una volta che hai pagato, puoi farle tutto quello che vuoi”.
Agli uomini è stato chiesto se fossero a conoscenza di violenze da parte dei papponi nei confronti delle donne. Molti lo erano, in quanto avevano visto i protettori commettere abitualmente atti di violenza che corrispondono alle definizioni internazionali di tortura. Un uomo ha detto: “C’era un [pappone] che picchiava davvero una delle sue donne. L’ha colpita due o tre volte in faccia con un pugno e l’ha sbattuta contro il muro”. Un altro ha riferito: “Quando le donne non pagavano abbastanza il pappone, gli facevano strappare le unghie o le picchiavano a sangue.
Le donne erano spaventate e non dicevano mai nulla”. I compratori di sesso hanno mostrato poca o nessuna empatia nei confronti delle donne. “È come bere una tazza di caffè, quando hai finito la butti via”, ha detto uno di loro. “È come affittare un organo per 10 minuti”, ha detto un altro». In questi paragrafi dell’articolo di Julie Bindel emerge chiaramente cosa accade con il permissivismo di Stato nei confronti dello stupro a pagamento, dell’inferno criminale che scatena.
«In Germania non c’è vergogna nell’essere un compratore di sesso, e questo è una parte importante del problema. La regolamentazione dovrebbe ridurre la tratta, la violenza e il commercio sessuale clandestino, ma, come sottolinea il rapporto, è accaduto il contrario, con la crescita delle attività illegali accanto a quelle legali. […]Fino al 2020, Helmut Sporer è stato un ufficiale di polizia investigativa responsabile delle indagini e del monitoraggio della prostituzione in Germania, compreso il traffico di esseri umani a livello internazionale.
Nel corso della sua carriera, Sporer ha assistito a un costante deterioramento sia delle condizioni delle donne coinvolte nella prostituzione sia della risposta delle autorità giudiziarie per affrontare efficacemente la proliferazione del crimine organizzato e gli abusi all’interno del sistema. Per Sporer, questo deterioramento non è avvenuto nonostante la regolamentazione generalizzata, ma proprio in conseguenza di essa. I compratori di sesso tedeschi sembrano essere consapevoli di quanto sia violenta la prostituzione: “La prostituzione funziona solo perché gli uomini sono dominanti”, ha detto uno di loro».
Stupro di Stato, mafie di Stato. Come altro definire la sintesi della realtà tedesca riportata in quest’altro passaggio dell’articolo? Non c’è altra definizione. Tutto questo ha visto praterie sconfinate e vele gonfiate dai Campionati Europei di Calcio, immondo bis dopo quanto accaduto con i Mondiali del 2006. Quelli che nel Belpaese sono ricordati per il “cielo azzurro sopra Berlino” e in cui nessuno della numerosissima carovana azzurra di calciatori, dirigenti, grandi giornalisti e tutto l’inner circle vide lo scatenarsi dell’inferno schiavista e pedofilo. Perché, come abbiamo denunciato anche noi varie volte negli anni, le mafie non guardano certo le carte d’identità e gli stupratori sono ancora più scatenati e appagati quando possono violentare bambine e ragazzine giovanissime.
C’è un altro dato riportato dall’Adn Kronos lo scorso 12 luglio: le reti della tratta sfruttano la disperazione della povertà e la maggior parte delle donne vittime provengono dall’Europa dell’Est. Dato che rimanda a quanto denunciammo due anni fa mentre in tutta Italia era un tripudio di bandiere ucraine e la solidarietà con il popolo ucraino – finta ed ipocrita nella quasi totalità come si è dimostrato – attraversava tutto lo Stivale: lo sfruttamento dell’emergenza umanitaria con la fuga di migliaia di donne e bambine verso l’Europa occidentale finite vittime delle reti mafiose dello stupro a pagamento.
Le mafie hanno lucrato, e lucrano, sulla guerra tra Ucraina e Russia, pedofili e stupratori si sono scatenati sfruttando – lo hanno loro stessi rivendicato sfacciatamente nei loro forum (come documentò Sex Industry is violence) e nelle ricerche sulle piattaforme dello stupro pornografico – la disperazione di chi ha cercato di fuggire dalla guerra.





