«Siamo arrivati a questo punto in Italia? Cioè dopo quello che abbiamo visto nel video di Simone, quello che sentiamo, quello che abbiamo visto anche accadere all’estero, è possibile che in Italia si debba chiedere alle vittime e alle loro famiglie di sostituirsi ad altri, cioè di fare il lavoro che dovrebbe fare lo Stato?»
«La situazione è straziante e questa cosa, è quello che fanno oggi le famiglie dei Sopravvissuti e fanno bene a farlo però, come società, come stato, come Vaticano, è possibile che nessuno abbia neppure un vago senso di vergogna per quello che sta accadendo in Italia?»
Interrogativi forti, pesanti, che dovrebbero scuotere le coscienze che sono risuonati nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica lo scorso 27 febbraio. In un Paese con un minimo di coscienza e di dolore per gli abusi che migliaia di minori ogni anno subiscono, abusi di ogni tipo che segnano vite e rappresentano abomini drammatici, dovevano conquistare attenzione e riflettori, scuotere dalle fondamenta una società che definirla complice e omertosa è dir poco. Li ha posti Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, durante l’incontro di presentazione di “Shame – European Stories”, realizzato da Simone Padovani, promosso dalla Svizzera Guido Fluri Foundation, con il patrocinio del Consiglio d’Europa, e parte del progetto Europeo Justice Initiative.
«L’opera raccoglie le testimonianze di vittime di abusi minorili in tutta Europa e ha dato vita a un’omonima mostra fotografica, esposta nelle principali capitali europee, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di riforme concrete – si legge nel comunicato stampa della presentazione – l’incontro, promosso dal Senatore Francesco Verducci, offrirà un’analisi approfondita sulla situazione italiana ed europea, mettendo in evidenza la necessità di una maggiore tutela per le vittime e un rafforzamento delle politiche di prevenzione». Sono intervenuti Guido Fluri– Fondatore della Fluri Foundation, Pierre-Alain Fridez– Eurodeputato per la Svizzera, promotore della mozione del Consiglio d’Europa su prevenzione e risarcimento delle vittime di abuso, Francesco Verducci– Senatore della Repubblica Italiana, Francesco Zanardi– ECA Global, Rete L’Abuso, vittima di abuso minorile, Yasmin Abo Loha– Direttrice di Ecpat Italia, Irene Cane e Andrea Giacoletto– Vittima di abuso e fratello di Alessandro Giacoletto, Hans Zollner– Direttore dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana e Simone Padovani– ECA Global, Justice Initiative, autore di Shame.
Riproponiamo il testo dell’intervento di Zanardi nella riformulazione pubblicata sul sito di Rete L’Abuso.
«Io voglio fare prima una riflessione che… insomma siamo arrivati a questo punto in Italia? Cioè dopo quello che abbiamo visto nel video di Simone, quello che sentiamo, quello che abbiamo visto anche accadere all’estero, è possibile che in Italia si debba chiedere alle vittime e alle loro famiglie di sostituirsi ad altri, cioè di fare il lavoro che dovrebbe fare lo Stato?
E come vedete la situazione è straziante e questa cosa, è quello che fanno oggi le famiglie dei Sopravvissuti e fanno bene a farlo però, come società, come stato, come Vaticano, è possibile che nessuno abbia neppure un vago senso di vergogna per quello che sta accadendo in Italia?
L’Italia è un paese che solo nel 1997 ha riconosciuto il reato contro la persona in materia di abusi sessuali quindi molto, diciamo siamo molto giovani su questa materia
Purtroppo però dal 1997 in avanti non è più stato fatto nulla, quei pochi, quelle poche modifiche legislative che sono state fatte in Italia, sono state introdotte da convenzioni internazionali o da altre convenzioni europee di fatto però, sono state introdotte molto male direi.
Mancano in Italia… uno degli strumenti che è stato introdotto… perché ne abbiamo davvero pochi, l’unico strumento che potrebbe essere utile in materia di prevenzione, perché qui si parla di prevenire non di mettere poi un tampone al danno, è appunto una delle introduzioni che è arrivata in Italia grazie al la carta di Lanzarote, il certificato antipedofilia
…e che però in Italia il legislatore ha lasciato scoperto, solo in Italia, tutta la categoria del volontariato al quale è vero che appartiene anche la chiesa e, ma il volontariato è ben più della chiesa, i sacerdoti in Italia sono 35.000 invece i volontari sono più di 4 milioni 600.000, quindi il prodotto naturalmente è molto più ampio.
Questo certificato con questa scopertura ha diciamo In pratica favorito la pedofilia perché ora, chi non può più andare a predare in una scuola perchè ha il certificato macchiato… può andare solo in un ambiente che è quello del volontariato perché in quell’ambiente non viene chiesto il certificato antipedofilia.
Quindi è normale che il pedofilo vada a cercare le sue prede in questi ambienti.
Certificato antipedofilia che tuttavia non funziona in Italia, ma non solo per questo vuoto legislativo, il certificato antipedofilia è un documento che arriva dalla Procura della Repubblica, cioè le persone condannate in via definitiva sono ritenute pericolose e non possono lavorare con i bambini.
e… però in Italia non c’è l’obbligo di denuncia!
Anzi, c’è il rischio della denuncia perché Denunciare un abuso sessuale in Italia e, ve lo dico a ragion veduta perché mi son preso più di 70 querele in 15 anni. Per questo motivo, Denunciare un abuso sessuale Italia, ha il rischio per chi denuncia, è quello di essere contro querelati per calunnia.
Invece, l’introduzione del dell’obbligo di denuncia, che in Italia in realtà esiste, ma è limitato solo ai pubblici ufficiali e che quindi diciamo, basterebbe estendere a tutta la popolazione, è una cosa diciamo fondamentale in questo caso.
In Italia mancano anche i dati però, perché secondo Istat, guardando i dati del 2022, in Italia ci sarebbero stati solo 6800 casi di violenza contro i minori, un dato impossibile e parliamo di violenza non sessuale violenza fisica, violenza psicologica, cioè vari tipi di violenza.
Abbiamo chiesto più volte i dati anche all’osservatorio Nazionale, non li hanno, non hanno nessun dato.
E si, abbiamo più dati noi come associazione rete l’Abuso che lo Stato e, qui ci chiediamo, come fa lo stato ad affrontare un problema quando non ha neanche coscienza dell’entità del fenomeno? E’ un qualcosa di Insomma, quasi paradossale.
Abbiamo realizzato, riguardo ai dati, un sistema online che è sul nostro sito, si chiama Abuse Tracker ed è un sistema che anche se sta funzionando diciamo, in incredibile difetto perché abbiamo scelto di utilizzare solo i dati in questo caso, dei sacerdoti condannati, per vedere quante vittime questi avevano prodotto …Ebbene Il dato è presto fatto Aspettate che lo trovo, Ecco abbiamo 362 sacerdoti, hanno prodotto 1576 vittime in Italia, ora facciamo un piccolo ragionamento, che ho anticipato prima.
I volontari perché qui, stiamo parlando non tanto della chiesa o dei laici.No no, qua parliamo del problema che è un problema.
…Noi abbiamo fatto questa analisi sui dati della chiesa perché quelli abbiamo, i dati dei laici lo stato non li ha quindi non sapevamo dove prenderli, toccava fare qualcosa di davvero molto improvvisato e abbiamo preferito di no.
Comunque dicevo i sacerdoti in Italia sono 35.000 circa, secondo la CEI e invece, i volontari che godono dello stesso vuoto legislativo grazie al quale i preti pedofili sfuggono.
…e i volontari sono più di 4 milioni e il prodotto, se tanto mi dà tanto è enorme!!!
Io direi che ho concluso qui ecco, per il momento».





