“La libertà di stampa in Italia continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, in particolare nel sud del Paese, nonché da diversi piccoli gruppi estremisti violenti.
I giornalisti denunciano anche i tentativi dei politici di ostacolare la loro libertà di occuparsi di casi giudiziari attraverso una “legge bavaglio” che si aggiunge alle procedure SLAPP (azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica, ndr.), prassi comune in Italia.”
Questa è la motivazione che Reporter senza Frontiere da alla libertà di stampa in Italia che si è abbassata di 3 punti in classifica dall’anno scorso a quest’anno.
Vengono analizzati diversi elementi che rientrano nei parametri di valutazione.
Quello che più preoccupa sono due realtà: il panorama politico e le organizzazioni mafiose.
Per quanto riguarda il panorama politico, spiega rsf,
“i professionisti dei media a volte cedono all’autocensura, sia per conformarsi alla linea editoriale della propria testata giornalistica, sia per evitare una causa per diffamazione o altre forme di azione legale.
La situazione può essere aggravata per i giornalisti di cronaca nera e giudiziaria dalla legge bavaglio votata dalla coalizione di governo del Primo Ministro Giorgia Meloni, che vieta la pubblicazione di un ordine di custodia cautelare in carcere fino al termine dell’udienza preliminare. I sindacati dei giornalisti condannano anche la crescente ingerenza politica nei media pubblici.”
Casi eclatanti sono le numerose querele temerarie e richieste di risarcimento che quasi giornalmente vengono denunciati dai professionisti del settore. Particolare la denuncia di Sigfrido Ranucci, fatta poco tempo fa, dove denuncia la pericolosa circolare della Rai che obbliga alla consegna di tutti i filmati dai giornalisti che lavorano in Rai. Questo è un pericoloso precedente con il pericolo di non poter più tutelare le fonti dei giornalisti, ampiamente tutelata, e con conseguenza che nessuno più darebbe informazioni.
Altro esempio è il caso Paragon e di come sono stati intercettati attivisti ma anche giornalisti tramite un software di spionaggio israeliano.
Per quanto riguarda la sicurezza e la pericolosità delle mafie, rsf spiega:
“i giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata e sulla corruzione sono sistematicamente minacciati e talvolta sottoposti a violenza fisica per il loro lavoro investigativo. Le loro auto o case vengono talvolta distrutte da incendi dolosi.
Campagne di intimidazione online vengono orchestrate contro coloro che si occupano di queste questioni. Circa venti giornalisti vivono attualmente sotto scorta permanente della polizia dopo essere stati oggetto di intimidazioni e attacchi.”
Ultimo caso ribaltato alle cronache pochi mesi fa sono le minacce al giornalista Salvo Palazzolo, per il suo lavoro contro i boss di cosa nostra che mano a mano vengono scarcerati, e la conseguente assegnazione di una scorta permanente.
Il contesto giuridico è particolare in quanto
“Un certo grado di paralisi legislativa sta frenando l’adozione di diverse proposte di legge volte a preservare e persino migliorare la libertà giornalistica.
Questo spiega in parte le limitazioni che alcuni giornalisti incontrano nel loro lavoro. La criminalizzazione della diffamazione e le numerose procedure SLAPP limitano la libertà giornalistica.”
Anche il contesto economico è una delle cause della sempre meno libertà di stampa, perché
“i media dipendono sempre più dagli introiti pubblicitari e dai sussidi statali. Anche la carta stampata sta affrontando un graduale calo delle vendite. Inoltre, l’annunciata acquisizione di una delle principali agenzie di stampa italiane, l’Agenzia Giornalistica Italiana, da parte di Antonio Angelucci (in quota Lega, ndr.), deputato della maggioranza al potere e proprietario di diversi altri importanti quotidiani italiani, evidenzia la minaccia della concentrazione dei media e dei conflitti di interesse.
Il risultato è una crescente precarietà che mina pericolosamente il giornalismo, il suo dinamismo e la sua autonomia.”
Infine viene analizzato il contesto sociale, particolarmente colpito dalla pandemia:
“La polarizzazione della società durante la pandemia di Covid-19 ha colpito i giornalisti, vittime di aggressioni verbali e fisiche durante le proteste contro le misure sanitarie. Questa polarizzazione persiste, cristallizzandosi attorno a questioni politiche o ideologiche legate all’attualità.”
immagine copertina pixabay di ThomasWolter




