Diritti negati: i testimoni di giustizia durante le elezioni
Lo abbiamo già denunciato: ogni tornata elettorale si trasforma in una trappola per i testimoni di giustizia. Nonostante siano inseriti in uno speciale programma di protezione, non viene loro garantito neppure il più basilare dei diritti costituzionali: il diritto al voto.

Chi denuncia la mafia non solo rischia la vita, ma viene trasferito in località segrete, separato da affetti, identità, lavoro, comunità. Subisce un esilio coatto, ma invece di essere sostenuto dallo Stato, viene visto come un peso. Il Servizio Centrale di Protezione (SCP), organismo a più teste e sotto l’egida del Ministero dell’Interno, dovrebbe proteggere. Invece, da anni, è diventato un muro invalicabile fatto di dinieghi, indifferenza e rifiuti sistematici.
La situazione, col passare del tempo, non è migliorata. Anzi. Con l’attuale presidenza della Commissione Centrale ex art. 10 affidata al sottosegretario Nicola Molteni (Lega), siamo arrivati a un punto di non ritorno. Una gestione opaca, priva di umanità e visione, che tratta i testimoni di giustizia come un problema da nascondere sotto il tappeto.
Commissione Antimafia: il grande assente
Un silenzio assordante anche da parte della presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo (FdI), che ha scelto scientemente di non ricevere in audizione nessun testimone di giustizia. Una decisione gravissima, senza precedenti. Chi ha presieduto la Commissione in passato non si era mai spinto così lontano dall’obiettivo di garantire verità, giustizia e protezione.
La premier Meloni e l’indifferenza assoluta
E la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni? Totalmente indifferente. Nessun segnale, nessuna attenzione, nessuna iniziativa concreta. Il messaggio che arriva dai vertici dello Stato è devastante: “Chi denuncia verrà lasciato solo”. Un deterrente perfetto per chiunque, oggi, stia pensando di ribellarsi ai clan. Altro che legalità.
La retorica dell’antimafia di facciata si infrange davanti alla realtà dei fatti: nessun progetto reale di reinserimento sociale o lavorativo per chi ha denunciato. Promesse, annunci e tavoli tecnici che non approdano a nulla. Intanto, i testimoni vengono consumati lentamente, dimenticati nelle “località protette”, privati di tutto.
Il silenzio del Presidente della Repubblica
E il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella? Il custode della Costituzione, il garante morale della Repubblica, rimane in silenzio. Nessun pronunciamento, nessuna presa di posizione pubblica. Eppure i testimoni di giustizia sono equiparati alle vittime di mafia. Eppure suo fratello, Piersanti Mattarella, è stato ucciso da Cosa nostra.
Forse, in Italia, bisogna morire per essere riconosciuti. Da vivi, chi ha avuto il coraggio di denunciare deve solo scomparire, deve pentirsi di aver detto la verità. Questo è il paradosso inaccettabile di un Paese che si professa civile.
I testimoni di giustizia sono l’esempio più alto di resistenza civile. Hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte, di rompere il muro dell’omertà. Ma lo Stato, invece di proteggerli e valorizzarli, li tortura con l’abbandono istituzionale e la negazione dei diritti.
Il silenzio del Quirinale non è solo una dimenticanza. È una responsabilità. È l’altra faccia del tradimento.
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