Silvia Pinelli, figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli. E’ stata premiata come Testimone del nostro Tempo alla IV edizione del premio nazionale Lea Garofalo. Quanto è importante oggi parlare di queste tematiche nelle scuole?
E’ fondamentale consentire alle nuove generazioni di prendere coscienza delle vicende che hanno fortemente segnato la storia del nostro Paese, al fine di poter sviluppare una conoscenza civile e un pensiero critico anche attraverso la testimonianza diretta.
La strage di Piazza Fontana, la morte in questura di un innocente, come riportano entrambe le lapidi che si trovano in piazza fontana e come ha ricordato la più alta carica dello Stato nel 2009 in occasione della giornata per le vittime delle stragi, sono e restano vicende che non trovano spazio nei libri di storia ma che vanno fatte conoscere, rappresentano l’eredità di una in-giustizia, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze, a dimostrazione che questo Paese non ha mai fatto realmente i conti con il proprio passato ledendo la stessa identità dello Stato e quindi tutta la collettività.
Se dovesse descriverlo oggi, chi era suo padre?
La vita di Pino è stata orribilmente strappata a 41 anni, ciò che è stato è e resta per sempre. Pace, equità e giustizia sociale lo portarono giovanissimo a diventare staffetta partigiana nella brigata anarchica “Franco-Bruzzi Malatesta”. Principi e ideali che Pino non abbandonerà mai (anche lo studio dell’esperanto con cui comunicava in tutto il mondo ne è un esempio) e che porterà avanti con il suo impegno politico e civile anche dopo la liberazione.
Andiamo al 12 dicembre 1969, a quella che è considerata la madre di tutte le stragi e comunque il periodo più incandescente della strategia della tensione. Scoppia la bomba all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano. Lei era piccola. Si ricorda quella giornata?
Una mattina che per noi bambine si svolge come al solito: sveglia, colazione, facendo attenzione a non fare troppo rumore perchè il papà è smontato dal turno di notte, Licia che ci accompagna a scuola . Poi il rientro a casa, la corsa consueta sulle scale con mia sorella Claudia per chi arriva prima e la sorpresa di non trovare nostro padre ma degli estranei che aprono armadi, cassetti, che buttano in terra tutto, aprono i nostri regali di Natale accuratamente confezionati dai nostri genitori, incuranti della nostra presenza…. Questo è stato il 12 dicembre.
La sera stessa suo padre venne fermato dal commissario Luigi Calabresi. Perché secondo lei?
La “pista anarchica” era già stata “preconfezionata” ben prima della strage del 12 dicembre 1969. Bisogna ricordare che per gli attentati alla Fiera Campionaria e sui treni erano stati già arrestati dei giovani anarchici che si faranno anni di carcere per poi venire completamente assolti.
Quella sera del 12 dicembre 1969 mentre si trovava al Circolo anarchico Scaldasole venne invitato a seguire la volante della polizia in questura con il suo motorino perchè era un anarchico, venne trattenuto illegalmente perchè era un anarchico, i suoi alibi vennero tenuti nascosti perchè era un anarchico, precipitò dal 4 piano della questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre perchè era un anarchico. La questura non si prese nemmeno la cura di avvisare la famiglia ma, bensì, di indire una conferenza stampa dicendo che si era suicidato, perchè era un anarchico.
E con lui si voleva criminalizzare tutto il movimento anarchico e anche la sinistra extraparlamentare per coprire mandanti ed esecutori materiali della strage.
Dopo tre giorni, e quindi in maniera illegale perché superate le 48 ore il fermo deve essere convalidato da un magistrato ma così non è stato, suo padre si trova ancora all’interno della questura. Stavano cercando un colpevole per quella strage?
Stavano cercando un “capro espiatorio” per la strage, lo trovarono in Valpreda che si farà 3 anni di carcere da innocente.
Cosa succede quel 15 dicembre 1969 all’interno di quella questura?
Molto è emerso nel corso degli anni quando ormai l’ultima istruttoria per la morte di Pino, a seguito della denuncia presentata dalla nostra famiglia per omicidio volontario, sequestro di persona, abuso di ufficio e autorità si era ormai conclusa escludendo omicidio e suicidio e attribuendo la morte a una “improvvisa alterazione del centro dell’equilibrio che lo aveva sospinto violentemente fuori dalla finestra” (sentenza istruttoria del giudice Gerardo D’Ambrosio del 1975).
Quindi tutti i presenti nella stanza quella notte avevano mentito, ma nessuno mai risponderà di questo e nemmeno del fermo illegale.
Interessante è la ricostruzione che ne fa l’ex generale Gianadelio Maletti (capo del reparto D del SID, rifugiato in Sudafrica, dove è morto nel 2021, dopo aver subito varie condanne legate alla strage di Piazza Fontana). Nel 2000 rilascerà un’intervista al quotidiano La Repubblica sul coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra, dichiarazione che confermerà nel 2001 durante il processo su Piazza Fontana e raccolta da Andrea Sceresini e Alberto Nerazzini nel podcast 121269 ascoltabile su Audible.it.Vi lascio alla canzone scritta nel 70 dal cantautore e cantastorie Franco Trincale
“E persiru la testa non sanno cosa dire. La corda gruppa gruppa è morto senza colpa. Lu piangunu li amici li scontenti e l’infelici lu piangi la muglieri li cumpagni ferrovieri. Che innocenti lo infamarunu l’inquirenti di Milano. Per tre giorni e per tre notti interrogatu a ferri corti tra fumati e cosi storti nella morsa lu stringeru. E chi fumo nta dda notti li pensieri s’annibbiarunu era chiusa la finestra poi aperta la lasciarono. Era quasi mezzanotti e ‘a finestra c’è la morti. E chi feci la morti che stava in agguato?
Aspettò a Giuseppe fuori la corti o attraverso la balconata, entrò dentro la stanza affumicata, e annebbiò li sentimenti a li sperti inquirenti?… Era quasi mezzanotti e cadiu ‘nda la corti e strisciò lu curnicioni ch’era sutta lu balconi. Era mortu n’allistanti stiso in terra malamenti ma pareva fossi morto un istante precedenti. Lu questore dissi poi non l’abbiamo ucciso noi.”





