La pubblicazione di oltre 2 milioni e mezzo di files dalle email di Epstein ha fatto irruzione nella sfera informativa e sociale italica. In queste settimane anche nel BelPaese che fu pagine e pagine si stanno dedicando alla rete di Epstein, alla pubblicazione di milioni di file del miliardario pedofilo statunitense.
Fiumi di parole con retroscena, analisi politiche, ognuno sta pescando quel che vuole. Ma nella quasi totalità l’abuso, sistemico, è stato rimosso. Si è preferito, come fosse la raccolta di un album di figurine, baloccarsi nel gioco del «quello c’è», «quell’altro pure», «quello no». Come fosse un moderno buskashì, il crudele gioco del contendersi pezzi di carcasse di animali di parte di quel mondo a cavallo tra Europa e Asia.
Dominano i retroscena politici, le strumentalizzazioni, le narrazioni di comodo. Le vittime, gli abusi, l’abominio pedocriminale sono rimasti sullo sfondo o quasi. Il sistema Epstein documenta che esistono le reti pedofile, che i traffici pedocriminali esistono e sono sempre più attivi. Nel cuore della società e delle élite, di coloro che determinano leggi e orientamento della società. Quelle comunicazioni narrano tanto del miliardario pedofilo statunitense e dei suoi innumerevoli sodali criminali ma narra, forse soprattutto, tanto del mondo e della società che ci circonda.
Una società in cui la pedofilia viene sempre più favorita, si comprende ora perché esistono – nel silenzio e nella persecuzione di chi denuncia – spinte sempre più forti a favore della pedofilia e anche in Europa ci sono stati provvedimenti e sentenze vergognose (notizie rintracciabili anche nei nostri archivi)? La pedofilia è mafiosa, le reti pedofile sono pedomafie. Favorite da lobby, gruppi di potere, circuiti e circoli di alto livello sociale, mediatico, politico, del mondo dello “spettacolo” e da tanti altri. Ci sono voci che denunciano, documentano, si calano negli abissi e combattono da decenni. Erano gli anni novanta quando don Fortunato Di Noto, nei primi anni pioneristici del moderno web, con Meter già dava voce al grido degli oppressi, dei piccoli. Fu attaccato, persino ministri e parlamentari si scagliarono con violenza e tracotanza contro di lui. Negare, negare, negare, era il mantra delle alte sfere e di tanti, troppi, ignavi della società. Pochi anni dopo emerse che il giro d’affari dei traffici pedocriminali era di miliardi, un giro vorticoso. Ad ogni livello.
Abbiamo documentato e denunciato tante volte, anche nel silenzio omertoso e squallido di larga parte della “politica” e del “giornalismo” locali, quel che accade in Abruzzo. Denunce, inchieste, operazioni delle forze dell’ordine, condanne, in un numero altissimo per un piccolo lembo di terra. L’estate scorsa don Fortunato e Meter per settimane sono tornati a denunciare quel che accade su determinati gruppi telegram, su cui sono stati inviati messaggi inequivocabili e che fanno tremare sull’Abruzzo: finte babysitter che si introducono nelle case per procacciarsi materiali pedopornografici, esseri che si vantano di stuprare la figlia di dieci anni e altri. Tutto caduto nel vuoto con moventi da far cadere le braccia. Quei silenzi e quei moventi oggi sono ancora più vergognosi, fanno ancora più rumore, di fronte circhi mediatici e sociali falsi come una banconota da 3 centesimi di euro.
Le reti pedofile esistono, esistono le pedomafie. E i traffici sono sempre più attivi. L’intelligenza artificiale, a cui Meter ha dedicato un rapporto specifico nel 2025, ha donato ai pedocriminali nuove infinite autostrade. I social e le piattaforme di messaggistica sono sempre i luoghi privilegiati. E gli abusi sono sempre più efferati e contro bambini sempre più piccoli, anche neonati. Mentre aumentano gli abusi anche tra minori. Don Fortunato e Meter lo denunciano e documentano da tanti anni, nei nostri archivi sono numerosi gli articoli in cui abbiamo raccolta queste denunce. Il Report 2025, presentato martedì 24 febbraio, è drammatica conferma di questa situazione.
Qui è disponibile il Report https://associazionemeter.org/chi-siamo/report-annuali/meter-report-2025-pedofilia-e-pedopornografia-bambini-vittime/ . Riportiamo integralmente il testo del comunicato diffuso dall’associazione, articolato e lungo e per questo da leggere dalla prima all’ultima parola. Da leggere per riflettere e agire, ognuno di noi nei nostri ambiti. Torneremo nelle prossime settimane, come è doveroso sia, ad approfondire e tornare a denunciare e documentare i vari aspetti della pedocriminalità e delle pedomafie che coraggiosamente don Fortunato e Meter documentano e denunciano.
L’ABUSO DIGITALE TRAVOLGE L’INFANZIA. OLTRE 8MILA VITTIME DI DEEPNUDE E 2,5 MILIONI DI CONTENUTI REALI TRA FOTO E VIDEO
TikTok, Telegram, Signal insieme ad aree meno accessibili della rete come il Dark Web rappresentano oggi alcuni dei principali canali di diffusione e scambio di materiale pedopornografico, in un contesto ulteriormente aggravato dall’intelligenza artificiale generativa, in grado di creare immagini e video manipolati e di produrre contenuti deepnude. Il Report 2025 dell’Associazione Meter, presentato a Roma presso la Sala del Parlamentino della sede INAIL, evidenzia una trasformazione profonda del fenomeno, sempre più caratterizzato dall’uso di tecnologie avanzate e strumenti difficili da intercettare.
Nel corso del 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di deepnude, ovvero immagini generate artificialmente in cui i minori vengono denudati o manipolati digitalmente. Questo dato si aggiunge alle 785.072 immagini e ai 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori, segnalati nello stesso periodo.
I RISCHI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE – Le immagini deepnude rappresentano una forma particolarmente grave di abuso, perché colpiscono sempre una vittima reale: il minore la cui immagine viene manipolata senza alcun consenso. L’IA trasforma materiale innocuo in contenuto sessuale, con una violazione profonda dell’identità, dignità e sicurezza del minore.
Queste pratiche alimentano il mercato pedopornografico e le richieste dei circuiti criminali, esponendo le vittime a conseguenze psicologiche serie, tra cui ansia, senso di colpa, isolamento, paura e ricatto.
Oltre al danno individuale, queste pratiche hanno un effetto destabilizzante sulla società, perché normalizzano comportamenti criminali e incoraggiano la diffusione di materiale pedopornografico reale, aumentando la pressione sui sistemi di protezione dell’infanzia.
OLTRE 8MILA VITTIME DEEPNUDE, IL 14% GENERATE CON GROK – Grazie all’attività dell’Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia, l’Associazione Meter ha individuato 115 gruppi e bot attivi tra Signal e Telegram, utilizzati per la diffusione di contenuti deepnude, per un totale di 8.213 minori vittime, denudati mediante l’impiego dell’IA.
Telegram si conferma la piattaforma maggiormente utilizzata; tra gli strumenti per creare deepnude e deepfake emerge anche Grok, il modello sviluppato da Elon Musk, responsabile della creazione di 1.121 contenuti rilevati, pari al 14% del totale.
DISTRIBUZIONE GLOCALE E GLOBALE – L’attività di monitoraggio ha consentito di individuare 505 domini nazionali coinvolti nella diffusione di materiale illecito. Tra i Paesi e territori maggiormente interessati figurano la Nuova Zelanda con 177 segnalazioni, il Territorio Britannico dell’Oceano Indiano con 110, il Montenegro e la Russia con 46 ciascuno e gli Stati Uniti con 44. Tra i domini nazionali monitorati da Meter rientra il dominio italiano .IT con 14 segnalazioni effettuate.
Sui domini generici sono stati segnalati 1.532 link. Tra questi, individuate 5 macro-cartelle compresse (.RAR) contenenti 4.964 ulteriori archivi, strumenti che permettono di accumulare e distribuire grandi quantità di materiale pedopornografico. L’accesso a questi archivi avviene generalmente previa registrazione e/o pagamento, e ciascun archivio può contenere singoli file o numerosi link che rimandano a ulteriori contenuti illeciti.
Il dominio generico più segnalato risulta essere il .COM con 964 casi rilevati, a conferma di come i circuiti di diffusione utilizzino piattaforme centralizzate per rendere più rapida e difficile da intercettare la circolazione di materiale illegale.
Parallelamente, si osserva una riduzione del numero di link totali (domini nazionali e generici) segnalati, passati da 8.034 nel 2024 a 2.037 nell’ultimo anno. Un numero in calo non perché il fenomeno sia diminuito, ma perché i pedocriminali utilizzano sempre più link effimeri che cambiano dopo ogni accesso e restano disponibili solo per brevi periodi.
L’uso sempre più sofisticato dell’intelligenza artificiale, di bot automatici e di strumenti digitali crittografati ha reso la diffusione di materiale pedopornografico più rapida e difficile da intercettare.
LE VITTIME? MINORI TRA 8 E 12 ANNI AL CENTRO DELLO SCAMBIO PEDOPORNOGRAFICO
L’analisi dei materiali rilevati evidenzia una maggiore concentrazione di contenuti che coinvolgono minori nella fascia d’età compresa tra gli 8 e i 12 anni, con 422.368 foto individuate. Seguono la fascia 3–7 anni, con 360.563 foto, e la fascia 0–2 anni, con 1.972 immagini.
Questo dato evidenzia una significativa esposizione dei minori in età scolare primaria.
Il medesimo andamento si riscontra anche nei contenuti video, con numeri complessivamente più elevati. Sono stati rilevati 1.337.792 video relativi alla fascia 8–12 anni, 394.417 relativi alla fascia 3–7 anni e 834 relativi alla fascia 0–2 anni. L’elevato numero di video conferma una crescente diffusione di contenuti dinamici, più complessi da individuare e rimuovere e spesso utilizzati per la condivisione e la circolazione in contesti chiusi o criptati.
GAMING E RISCHI ONLINE: SU ROBLOX IL 45% DEI MINORI RIFERISCE TENTATIVI DI ADESCAMENTO, MA SOLO IL 10% NE È CONSAPEVOLE – Una ricerca condotta dall’Associazione Meter su un campione di 467 minori tra i 9 e gli 11 anni evidenzia criticità significative legate all’utilizzo della piattaforma di gioco Roblox, frequentata quotidianamente da bambini e adolescenti. Il 70% dei minori coinvolti dichiara di essere stato esposto ad almeno una situazione di rischio durante l’esperienza di gioco.
Tra i dati più rilevanti, il 45% degli intervistati riferisce di aver ricevuto tentativi di adescamento da parte di sconosciuti attraverso chat private o profili virtuali, ma solo il 10% dimostra una piena consapevolezza del fenomeno e della sua gravità. Il 50% dei minori dichiara di aver bloccato utenti sconosciuti che richiedevano informazioni personali, spesso per timore di furti di identità o accessi non autorizzati ai propri account, senza tuttavia informare gli adulti di riferimento.
Il fenomeno del cyberbullismo risulta altrettanto diffuso: il 35% dei minori afferma di aver subito comportamenti offensivi, minacce o esclusione intenzionale dalle attività di gioco, con conseguenze che possono incidere sul benessere emotivo dei minori. Inoltre, il 30% dei minori riferisce che l’utilizzo dei dispositivi digitali è regolato dai genitori come forma di premio o punizione, elemento che può influenzare la loro propensione a segnalare episodi critici.
I dati raccolti evidenziano la necessità di rafforzare le attività di prevenzione, educazione digitale e
accompagnamento dei minori, promuovendo un utilizzo consapevole delle piattaforme online e una maggiore collaborazione tra famiglie, istituzioni educative e operatori, al fine di garantire una tutela più efficace dei minori negli ambienti digitali.
PEDOMAMA, ABUSI CON ANIMALI E VIOLENZA TRA MINORI: FENOMENI EMERGENTI
NELLA PEDOPORNOGRAFIA ONLINE – Le attività di monitoraggio evidenziano forme sempre più complesse e diversificate di abuso. Tra queste emerge il fenomeno delle “pedomame”, ovvero donne, madri, che producono materiale pedopornografico. Sono stati documentati 11.240 video e 320 immagini diffusi attraverso piattaforme di messaggistica come Signal, Telegram e Viber. I contenuti analizzati mostrano contesti domestici, elemento che suggerisce la presenza di relazioni dirette tra vittime e autrici degli abusi.
Sono stati individuati 24 gruppi attivi su Signal in cui minori, con un’età media di circa 11 anni, risultano essere vittime di abusi commessi mediante l’utilizzo di animali.
Un ulteriore elemento di crescente preoccupazione riguarda i casi di abuso tra minori. Il 32% dei contenuti analizzati riguarda la produzione e diffusione di materiale sessualmente esplicito tra coetanei. Il 23% è riconducibile alla diffusione non consensuale di immagini intime, il 18% a episodi di ricatto sessuale (sextortion), il 15% a forme di adescamento con richieste di nudità o contenuti espliciti, mentre il 12% riguarda abusi sessuali commessi da un minore ai danni di un altro minore.
Questi dati confermano un’evoluzione del fenomeno, sempre più diffuso anche tra i minori stessi e facilitato dall’uso delle tecnologie digitali.
L’APPELLO DI METER: I SOPRAVVISSUTI CHIEDONO ASCOLTO E INTERVENTO
L’Associazione Meter rinnova il proprio appello a istituzioni, organizzazioni, operatori della comunicazione e dell’informazione affinché contribuiscano a portare all’attenzione della collettività un fenomeno grave e diffuso: la pedofilia e lo sfruttamento dei minori. Ogni numero rappresenta una vittima, un bambino o adolescente sopravvissuto agli abusi, un minore che cerca voce e protezione.
È fondamentale che tutti, a vario titolo, diventino promotori del benessere dei bambini, diffondendo consapevolezza, strumenti di prevenzione e informazione corretta attraverso enti che realmente operano per la tutela dei minori. Solo attraverso un impegno condiviso tra società civile, giornalisti e istituzioni sarà possibile ridurre il silenzio attorno a questi crimini, offrire supporto alle vittime e contrastare efficacemente ogni forma di abuso.





