Il commissario ad Acta Marco Bonamico ha lasciato intendere che il Punto Nascita di Isernia potrebbe essere chiuso e trasferito altrove, nella logica di “riorganizzazione” che da anni viene raccontata come necessaria, moderna, inevitabile. In Molise, ormai da anni, si continua a vedere la stessa scena: il pubblico arretra, l’essenziale vacilla, il necessario diventa un problema di numeri.
A Isernia la prima reazione l’ha fatta registrare il sindaco del capoluogo pentro, barricato da fine dicembre in una tenda – posizionata nei pressi dell’Ospedale “Veneziale” – per tentare di tutelare la sanità pubblica.
Piero Castrataro aspettava risposte certe e, invece, si è ritrovato davanti a dichiarazioni che aprono uno scenario pesantissimo. La sua domanda è semplice: cosa è successo? Perché se fino a ieri si lasciava intendere una direzione, oggi si parla invece di chiusura come di un’ipotesi concreta?
Non si sta discutendo solo di un servizio. Si sta decidendo quale idea di sanità pubblica debba sopravvivere in Molise. Una sanità diffusa, vicina, presente anche nei territori più fragili oppure una sanità concentrata altrove, in cui chi vive nelle aree interne deve imparare a spostarsi, aspettare, adattarsi?
Come se il diritto alla cura, sancito nella Costituzione, dovesse inchinarsi davanti ad altri interessi.
Torno a parlarvi dalla tenda, simbolo di perseveranza nella battaglia comune in difesa della sanità pubblica, perché si stanno addensando nuove nuvole sull’ospedale di Isernia. Recenti dichiarazioni del Commissario ad acta lasciano presagire che sarà il Punto Nascita del Veneziale a chiudere.
Ma i tecnici romani, come si legge nei verbali dello scorso maggio, avevano dato indicazioni diverse. È cambiato qualcosa in questo lasso di tempo? Se si, i cittadini dovrebbero esserne informati! E se questa dovesse essere la strada, è ora che la politica molisana si faccia sentire sul serio, facendo valere la tanto decantata “filiera istituzionale” a tutela di reparti vitali in tutti i presìdi pubblici di questa Regione. Noi non ci arrenderemo. Nessun passo indietro!
Il sospetto aleggia nell’aria. Se davvero è stato potenziato maggiormente l’ospedale di Termoli rispetto a quello di Isernia il rischio è che si stia assistendo a un copione noto: prima si spostano risorse e baricentri poi si osservano i numeri e infine si usano quei numeri per giustificare nuovi tagli. Un meccanismo perfetto.
In questo quadro, la vicenda dell’Emodinamica di Termoli rende il quadro ancora più inquietante. Se da un lato si ipotizza di chiudere Isernia sostenendo che il Punto Nascita possa essere spostato, dall’altro si ragiona su Termoli in base alla vicinanza con l’Abruzzo. Una formula che somiglia a una resa.
In Molise la parola “riorganizzazione” è diventata pericolosa. Troppo spesso è stata usata come sinonimo elegante di ridimensionamento. Troppo spesso è servita a preparare il terreno a scelte che i cittadini avvertono sulla propria pelle come amputazioni. Ecco perchè le parole di Bonamico hanno acceso una miccia politica e civile. Toccano un nervo scoperto.
Il Veneziale è un presidio, un simbolo, un confine. Da difendere.
E per difendere la sanità pubblica serve l’impegno di ciascun cittadino molisano. Per le strade, nelle piazza. Casa per casa. Soprattutto per rompere questo “sistema”, per scegliere una classe dirigente diversa, nuova. Basta poco per difendere la sanità pubblica.
Bisogna necessariamente mandare a casa questi pericolosi dilettanti della cosa pubblica.





