“L’Iran non costituisce più una minaccia nucleare”, “negoziati in 5 punti in atto”: notizie contrastanti con quelle date fino all’ altro ieri, di attacchi e bombardamenti e toni delle dichiarazioni aggressivi e ultra apocalittici, da clima di terrore generale e odio totale.
Un conflitto non annunciato. Si potrebbe definire così la guerra attualmente in corso fra i tre avversari protagonisti, USA, Iran, Israele, che in questo speciale di “Prima Linea news”, affrontiamo in modo critico e analitico.
In questa prima parte del programma, partiamo da un interessante articolo del professor Franco Cardini, un nome storico del pensiero anticonformista italiano, sia per la destra che per la sinistra, oltre che insigne medievista.
Argomento primario? Il comportamento del governo italiano che dovrà tenere in questa situazione. Il concetto principale è che l’attuale leadership governativa italiana, guidata dal presidente Giorgia Meloni, continuerà su una linea solita, che hanno tenuto per anni i suoi predecessori. Un ombrello americano che ha favorito sempre le classi politiche e governative italiane a cui rimanere fedeli e, allo stesso tempo, la necessità di non interventismo semi-neutralista, giocato tutto in chiave diplomatica.
Con la consapevolezza di tenere saldo il loro elettorato di destra, che, al pari di quello avversario di sinistra, non sembra volere un intervento dell’ Italia in guerra.
Oltre una acuta considerazione: il presidente Trump non ha agito in qualche modo con un atto inconsulto, ma si è posto sulla linea di interventismo estero, non solo dei suoi predecessori, ma di tutto un pensiero filosofico e politico del paese che risale già al primo ottocento. Nel solco del predominio totale del gigante nordamericano nel mondo, dal suo modello socioeconomico fino alle risorse e materie prime dei paesi esteri.
“Quello che è mio è mio, e quello che non è mio, me lo prendo per diritto”.
A questo punto vanno aggiunte le considerazioni di tipo geopolitico che fa nel programma Marco Giuseppe Toma. Il governo italiano tende a comportarsi come una bilancia in equilibrio. Fedeltà all’alleato USA, tipica della destra post -Fiuggi, e allo stesso tempo la scelta di non interventismo, ma non necessariamente abbandono della relazione con Donald Trump.
Questo governo, nelle sue componenti maggioritarie, è più da considerare un nazionalismo cattolico, un franchismo o post-franchismo moderato, più che una destra classica, o statunitense.
Ma, in ogni caso, qualcosa si è incrinato. La presidente Kaillas, che in prima battuta, al parlamento europeo dichiara “non è la nostra guerra, non abbiamo intenzione di intervenire”, il rapporto teso e disturbato per la prima volta nella storia degli USA con la Gran Bretagna, e alla fine, la cosa più importante.
La strategia di attacco americana, considerata dalla gran parte degli esperti militari, confusionaria, piena di lacune e senza un piano strategico, due paesi, USA e Israele, che stanno operando indipendentemente uno dall’ altro, creando un caos totale.
In più, un misto continuo di fake e true news e propaganda in continua altalena, dalle strutture e mezzi militari iraniani completamente distrutti, ma che poi i missili balistici dell’ Iran continuano a colpire (ora con gittata medio alta anche a 300 km di distanza, come nel caso di pochi giorni fa della base inglese colpita), l’ aeronautica e marina militare sempre annientate (ma l’Iran la marina gli serve poco, perché nello stretto di Hormuz è difficilissimo effettuare manovre di tipo militare, per la sua struttura geologica e ambientale, i missili a gittata medio lunga si lanciano da navi che stazionano nell’ Oceano indiano, come nell’ attacco USA al Sudan del 1998), e in ultimo, le portaerei Ford e Lincoln gravemente danneggiate da “forze aeree del nemico” (! ma non esistevano più queste?).
Con le ultime dichiarazioni di chiedere aiuto alla NATO e addirittura a Cina e Russia, che non hanno minimamente risposto, e il piano di inviare squadre speciali per prendersi l’ uranio arricchito nascosto degli iraniani (fino a oggi, che appunto da 12 ore “l’ Iran non è più una minaccia atomica” (!?)).
Come detto poi acutamente da Danilo Gullotto, sembra che gli USA e Donald Trump vogliano togliersi dal pantano in cui si sono impelagati, con l’ attacco improvviso, e stiano poi cercando di lasciare la patata bollente agli altri, come nel caso Zelensky e Putin.
Nella concezione del pensiero americano che il professor Cardini ha espresso nell’ intervista, che il mondo anglo-americano di America e Gran Bretagna hanno tutti i diritti del mondo, gli altri un po’ meno, stavolta, come detto da Tocci a La7, “la guerra sta andando malino”.
In un mondo di atlantismi, in senso di struttura economica e sociale, multipli delle potenze multipolari, ci si sveglia dal cosiddetto sogno americano di Mark Twain della nuova frontiera e nuova società perfetta da esportare e che ha sempre ragione e diritto a fare tutto.
Una nota di diritto diplomatico: l’intervento della NATO richiesto da Trump deve fare i conti con il regolamento stesso della alleanza. Ogni attacco va comunicato agli alleati, va fatta una riunione dei membri per la decisione finale, in particolare se si deve applicare l’articolo 4 o il 5 di difesa da un assalto militare esterno che qui non c’è, sono gli USA che hanno attaccato.
Tanto altro e altri approfondimenti minimi in questo Speciale Guerra Iran/USA/Israele prima parte.
1^parte/continua




