La rete di Epstein (nella foto di copertina con Virginia Giuffé), su cui è calata l’omertà più totale, le tante reti pedocriminali attive nei decenni – da ciò che si nascondeva dietro il “mostro di Marcinelle” a tante altre scoperte e sgominate negli anni – non sono nate dal nulla, non sono una deviazione improvvisa da una normalità umana.
Nascono da consolidate realtà sociali e politiche, da “culture” che cercano di imporre la normalizzazione della pedofilia – in Europa sono nati partiti pedofili, spinte di lobby son giunte anche nel cuore delle istituzioni e vengono celebrate giornate dell’orgoglio pedofilo – e l’oggettificazione e lo sfruttamento del corpo femminile. È la «cultura dello stupro», l’oppressione patriarcale che considera la donna solo e soltanto come un corpo in mano ai più depravati e perversi appetiti maschili resta egemone. Violenta, abusa, perseguita le donne, uccide.
La pandemia, dal lockdown alle restrizioni ancora imposte alla socialità, l’essere sostanzialmente confinati dietro quattro mura, hanno aumentato in maniera esponenziale qualsiasi fragilità ed esposizione alle minacce. Un’inchiesta del Guardian ha denunciato quanto le donne disabili, esposte in quanto donne e in quanto disabili, nel Regno Unito hanno subito ancora più molestie, abusi, stupri e violenze. Quanto sia meschino, ripugnante, vigliacco, criminale tutto questo dovrebbe essere sotto gli occhi di tutte e tutti. Ma è necessario andare oltre, non smettere mai di denunciare e combattere alla radice l’oppressione e la subcultura stuprante da cui tutto parte.
L’articolo del Guardian è stato tradotto in italiano da Valentina De Vivo, attivista di «Femminismo e altre liberazioni». In questa videointervista a WordNews.it ha condiviso quattro anni fa denunce e riflessioni partendo dall’inchiesta del Guardian, sull’abuso di potere patriarcale degli stupri, sul ritorno in Europa decenni dopo la fine del regime hitleriano delle sterilizzazioni forzate di donne disabili. E sulla realtà italiana che, come dimostrano alcuni dati ISTAT, ovviamente tutto è tranne che un’isola felice.
ISTAT: il numero delle vittime e le forme della violenza
ISTAT: audizione Osservatorio Disabilità, 24 marzo 2021
https://www.istat.it/it/files/2021/03/Istat-Audizione-Osservatorio-Disabilit%C3%A0_24-marzo-2021.pdf
Porre fine alla sterilizzazione forzata di donne e ragazze con disabilità in Europa
http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/EDF-and-CERMI-Womens-Foundation-report-on-ending-forced-sterilisation-of-women-and-girls-with-disabilities.pdf (rapporto in inglese)
https://appuntidalleserateinsonni.wordpress.com/2022/01/09/porre-fine-alla-sterilizzazione-forzata-di-donne-e-ragazze-con-disabilita/(traduzione in italiano a cura di Valentina De Vivo)
Rapporto del Forum Europeo sulla disabilità sulla sterilizzazione forzata, su cui ha espresso forte preoccupazione anche il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità
https://www.fishonlus.it/files/2022/10/Forced-Sterilisation-IT-3.pdf
In un articolo pubblicato da Geo Violencia Sexual in Spagna nello stesso anno fu riportata un’articolata inchiesta in cui ampio spazio venne dato allo sfruttamento nello stupro a pagamento di donne disabili e delle fragilità personali.
Più la donna sfruttata è fragile, debole ed indifesa e più gli stupratori a pagamento si accaniscono, divertono e si eccitano. Questo è quanto dimostra l’inchiesta. Quanto sia aberrante, schifosamente ripugnante e un abuso di potere patriarcale tutto questo dovrebbe essere lampante e chiaro a qualsiasi essere umano.
I “DEVOTI”, PUTTANIERI CHE ABUSANO DI DONNE CON DISABILITÀ (ITA)
Testo: Nuria Coronado Sopeña
PROSTITUTE CON DISABILITÀ.
Una realtà sconosciuta e taciuta che, come spiega Beatriz Sagrado, consulente in materia di genere, salute e violenza, ha a che fare con il fatto che “l’industria del sesso è ancora legata al tempo libero a causa del diritto assunto da alcuni uomini di possedere il corpo di una donna e la cui mercificazione richiede una maggiore varietà, alla ricerca dell’esotico”. E qui entra in gioco la disabilità, perché rafforza anche il desiderio di possesso dei puttanieri”.
Questi tipi di puttanieri sono conosciuti come “devoti” e hanno la parafilia di preferire donne con disabilità visibili. Lo dimostra un documentario della BBC diretto dalla giornalista disabile Emily Yates. In “Meet the Devotees: The People Turned on by Disability” l’autrice ha intervistato donne disabili riprese nella pornografia e diversi “devoti”. Leah Caprice, una donna disabile che si prostituisce, racconta di come “si eccitano a vedermi cadere dalla sedia a rotelle (…) I devoti non vogliono sesso, vogliono vedere la disabilità nella sua forma più pura”.
(…) il contesto economico di molte donne disabili più vulnerabili le spinge a rivolgersi a Onlyfans. Secondo il suddetto rapporto, una giovane donna con una disabilità mista e un grado di invalidità del 33%, senza diritto ad alcun tipo di sostegno, ha subito violenze e abusi durante l’infanzia da parte del padre. Quando si è trovata senza lavoro, ha scelto di iscriversi a Onlyfans per “intrattenere gli uomini”. Come ha detto lei stessa, “ti sbavano addosso, ti dicono cose orribili, insistono fino alla nausea per avere i tuoi dati o hanno conversazioni violente”. Ti minacciano e dicono cose orribili che non voglio ripetere”. La brutalità che questa sopravvissuta ha incontrato è stata tale che ha persino conosciuto un “devoto” che era stato rilasciato dalla prigione per stupro. “Ho diverse colleghe con disabilità fisiche e sensoriali che, non avendo alternative, sono in Onlyfans”.
Un altro caso è quello di una donna sopravvissuta allo sfruttamento sessuale con una disabilità intellettiva del 40% e con lo status di rifugiata. “Mi hanno aggiunto a Facebook un migliaio di persone che non conoscevo, mi hanno mandato degli inviti e io ho accettato. È stato complicato per me capire che poteva essere pericoloso, che poteva essere una porta d’accesso per persone che potevano avere cattive intenzioni”.
Per Vicky Bendito, giornalista e attivista per i diritti dei disabili, queste intenzioni provocano “un disgusto totale per i puttanieri”. Senza di loro non ci sarebbe domanda e le donne non sarebbero schiavizzate sessualmente. Il fatto che le donne con disabilità si trovino tra il genere e il nulla, significa che siamo viste come non donne, come qualcosa di esotico, e anche come facili prede, soprattutto quelle con disabilità intellettiva”.
Ecco perché per Bendito, abolizionista con disabilità, i “devoti” e i puttanieri in generale “sono la prova di quanto poco contiamo noi donne in generale e le donne con disabilità in particolare”. Non bastava sentirsi dire che ci devono essere delle prostitute per aiutare gli uomini con disabilità, ora scopriamo che la domanda di donne sfruttate è in aumento. E cosa ci aspetta ancora se non si prendono provvedimenti seri! Per i puttanieri non è mai abbastanza”.





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