La denuncia arriva da USB Lavoro Privato ed è pesante: nel servizio di pulizie affidato a Coopservice presso le strutture dell’ASP di Reggio Calabria, in particolare nel presidio ospedaliero di Polistena, mesi di turnazioni avrebbero inciso duramente sui riposi, sulla vita familiare e sul salario delle lavoratrici impiegate nei reparti h24.
Secondo quanto ricostruito nella nota sindacale, tutto sarebbe iniziato nel settembre 2025, con l’introduzione di una nuova organizzazione del lavoro nei reparti attivi ventiquattr’ore su ventiquattro, soprattutto pronto soccorso e sala operatoria. Un cambiamento che, con il passare delle settimane, avrebbe prodotto una compressione sempre più evidente dei riposi settimanali e un peggioramento concreto delle condizioni di vita e di lavoro del personale addetto alle pulizie.
USB parla di turnazioni che, in alcuni mesi, avrebbero garantito appena uno, al massimo due giorni di completa assenza dall’ospedale. Per il resto del mese, le lavoratrici sarebbero state richiamate quotidianamente nel presidio, anche solo per poche ore, con l’effetto di cancellare nei fatti il diritto a un vero recupero fisico, familiare e psicologico.
La nota insiste su un punto preciso: non si tratta soltanto di orari, ma di vita. Donne, madri, famiglie, figli da seguire, case da mandare avanti, salute psicofisica esposta ogni giorno a un’organizzazione del lavoro che, secondo il sindacato, avrebbe finito per azzerare il confine tra tempo di lavoro e tempo personale. Una condizione maturata, denuncia USB, “nel silenzio delle altre organizzazioni sindacali”.
Dopo aver raccolto le segnalazioni di alcune lavoratrici, USB afferma di essere intervenuta già nel mese di gennaio 2026, formalizzando una prima contestazione all’azienda e chiedendo un intervento urgente per correggere una situazione ritenuta non più sostenibile. Ma, secondo il sindacato, per mesi non sarebbero arrivate risposte concrete né alle denunce delle lavoratrici né alle richieste sindacali.
Di fronte a quello che USB definisce un “muro di silenzio”, nel mese di aprile l’organizzazione sindacale ha aperto formalmente lo stato di agitazione, attivando le procedure di raffreddamento previste dalla Legge 146/1990. Solo dopo questo passaggio, sostiene USB, Coopservice sarebbe intervenuta sulla turnazione contestata.
Ma per il sindacato la soluzione proposta non risolve il problema. Anzi, rischia di scaricare ancora una volta il peso della vertenza sulle lavoratrici. Il nuovo modello, secondo quanto riportato nella nota, prevede il passaggio da turni di 8 ore a turni di 6 ore, con un cambio turno fissato addirittura alla mezzanotte.
Una scelta che, secondo USB Lavoro Privato, colpirebbe in modo particolare proprio le lavoratrici che hanno denunciato la situazione. Entrare o uscire dall’ospedale nel cuore della notte, spesso da sole, viene indicato dal sindacato come un elemento critico anche sul piano della sicurezza, soprattutto in un presidio ospedaliero che, si legge nella nota, sarebbe già stato oggetto di pubbliche denunce per furti, atti vandalici e insufficienza dei controlli nelle fasce serali e notturne. Alla questione dei turni si aggiunge poi quella economica. Con il passaggio ai turni da 6 ore, denuncia USB, verrebbero meno quelle ore supplementari che per anni hanno integrato in maniera stabile il salario delle lavoratrici. Il rischio, per il sindacato, è una perdita economica concreta per persone che già vivono con stipendi ritenuti insufficienti.
Per questo USB Lavoro Privato ha chiesto formalmente la convocazione urgente presso la Prefettura di Reggio Calabria, attivando la seconda fase delle procedure previste dalla Legge 146/1990. In assenza di risposte concrete, il sindacato annuncia la possibile proclamazione di una prima giornata di sciopero nelle strutture dell’ASP di Reggio Calabria.
La vertenza, secondo USB, non riguarda soltanto il presidio ospedaliero di Polistena. È il simbolo di un sistema più ampio: quello degli appalti e delle esternalizzazioni, dove il massimo ribasso continua troppo spesso a tradursi in compressione dei diritti, disponibilità permanente e sacrificio del tempo di vita di chi lavora.
L’USB non accetterà che chi denuncia venga punito, isolato o colpito economicamente.
L’organizzazione annuncia di essere pronta a mettere in campo ogni iniziativa utile per difendere diritti, salario e dignità delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nei servizi in appalto.
Perché, scrive il sindacato, negli appalti “non si può continuare a fare margine sulla pelle di chi lavora”.






